Il report presentato il ufficialmente il 10 febbraio 2026 presso Confindustria Verona delinea un sistema in costante crescita e specializzazione che attira investimenti sempre più importanti

Lo “Stato dell’AgriFoodTech in Italia 2025” indica con decisione l’ecosistema della catena agroalimentare made in Italy come uno deglia sset più in forma e vitali del nostro Paese. Elaborato da Eatable Adventures per il Verona Agrifood Innovation Hub, il report analizza i vari fattori di crescita che hanno portato l’intero settore ai 121,6 milioni di investimenti nel 2025, segnando un incremento del +18% rispetto ai 103 milioni del 2024, un risultato eccezionale se confrontato con la flessione del -12% a livello globale e del -3,7% su scala europea.
Merito, innanzitutto, di una popolazione di startup cresciuta a 501 unità, +23% in un anno, con un conseguente impatto occupazionale del +47%, raggiungendo quota 4.410 dipendenti. Un capitale umano di grande valore e altissima qualificazione dei founder: oltre il 90% dei fondatori è laureato e il 35,2% possiede un dottorato di ricerca (PhD). Inoltre, il 53,1% è un “serial founder”, a dimostrazione che l’esperienza imprenditoriale sta diventando un valore diffuso nel settore.
Conseguenza immediata, una evidente maturazione dei round di investimento, con i micro-investimenti (sotto i 350.000€) scesi dal 60% al 42%, mentre i round superiori al milione di euro sono passati dal 12,4% al 39,4%. Il segnale migliore per aspettarsi nei prossimi anni alcune realtà passare al ruolo di scale-up. Dal punto di vista geografico, il Nord Italia resta il principale polo dell’innovazione, ma il Nord-Est conferma una vitalità crescente, sostenuta da iniziative capaci di mettere in connessione imprese, ricerca e istituzioni.
Il trasferimento tecnologico, in misura maggiore di altri asset dell’ecosistema startup nazionale, è particolarmente attivo: il 17,6% delle innovazioni nasce in collaborazione diretta con le università (come gli atenei di Verona e Padova), superando la media europea e trasformando la ricerca accademica in asset competitivi, con l’Intelligenza Artificiale a dominare le scelte tecnologiche e utilizzata dal 43,8% delle startup, seguita dalle Biotecnologie (30,5%) e dal Machine Learning (29,7%).
Guardando all’Europa, sebbene i volumi complessivi siano ancora inferiori a quelli francesi, il tasso di crescita italiano e la qualità del trasferimento tecnologico suggeriscono che l’Italia, forte di un approccio orientato al B2B e al Deep Tech, stia diventando il nuovo benchmark europeo per l’agritech e l’innovazione degli ingredienti, ancora lontani dai volumi di capitale di Francia e Germania, che spesso però sono stati gonfiati da round nel settore delivery, ma immune dalla leggera contrazione che i mercati nord-europei stanno vivendo per la fuga degli investitori dai modelli ad alta intensità di capitale.

