A seguito del quadro emerso durante il VII Forum nazionale Acqua, Legambiente ha indirizzato al Governo Meloni 10 proposte, relative a governance, qualità ed efficienza idrica, investimenti e infrastrutture, chiedendo subito azioni concrete a partire da una Strategia Nazionale della risorsa idrica come chiesto dall’Europa con la Strategia Europea adottata lo scorso 3 giugno per affrontare in modo coordinato le crescenti crisi legate alla gestione delle risorse idriche. Alla base della nuova strategia, si richiede con forza una strategia nazionale che superi la logica dei compartimenti stagni attraverso una gestione integrata e una visione d’insieme capace di mettere a sistema quanto fatto fino ad oggi, dialogando anche con stakeholder, operatori del settore, esperti ed associazioni e tenendo conto delle buone pratiche già attuate, tra gli esempi il lago d’Orta, il depuratore di Fasano Forcatella e il progetto Spugna della Città Metropolitana di Milano. Tra le proposte indirizzate al Governo:
- Mettere al centro dell’agenda politica la resilienza idrica dando piena implementazione alla Direttiva Quadro Acque, Direttiva Alluvioni e a tutte le normative collegate alla gestione della risorsa e all’adattamento ai cambiamenti climatici, a partire dall’emanazione del Decreto Presidente della Repubblica (D.P.R.) che regolamenterà il riutilizzo per i molteplici usi irrigui, industriali civili e ambientali, armonizzando la normativa vigente e permettendo ai gestori un quadro normativo stabile e coerente;
- Uscire dalla logica emergenziale con Piani anti alluvione e Piani per la gestione della siccità che vanno condivisi tra istituzioni e comunità locali, integrando buone pratiche, competenze scientifiche ed eccellenze tecnologiche;
- Ridurre i consumi e migliorare l’efficienza idrica;
- Promuovere una strategia di mitigazione delle immissioni di inquinanti, ad esempio a livello agricolo utilizzando l’agricoltura biologica e integrata di alto livello, oppure relativamente all’inquinamento da FPAS proseguendo i lavori verso il bando universale.
- Rafforzare controllo e monitoraggio sull’uso e sugli scarichi nei settori agricolo, industriale ed edilizio;
- Rilanciare a livello nazionale e su scala locale la costruzione e l’adeguamento e/o messa in regola dei sistemi fognari e di depurazione migliorando l’intero sistema di gestione con piena attuazione della nuova Direttiva 2024/3019.
C’è infine la questione delle risorse europee stanziate in questi anni e dei risultati che ancora faticano ad arrivare: per la riduzione delle perdite di rete, gli investimenti in infrastrutture e sistemi digitali per l’efficienza irrigua, per rafforzare la sicurezza e l’affidabilità dell’approvvigionamento idrico e per l’ammodernamento degli impianti di trattamento delle acque reflue e dei sistemi fognari, il Piano di Ripresa e Resilienza dell’UE ha stanziato in tutto ben 5,3 miliardi di euro, che con cofinanziamenti pubblici e privati arrivano a circa 8 miliardi, ma che non hanno comunque garantito un’attuazione lineare: soltanto il 2% dei progetti, infatti, risulta concluso e solo la metà (51) è ancora in fase di collaudo.

