Per superare le riserve e assicurare il raggiungimento della maggioranza qualificata, il testo finale ha incluso importanti meccanismi di flessibilità e compromesso

Il Consiglio Ambiente dell’Unione Europea del 4 novembre mantiene il punto dell’obiettivo di riduzione delle emissioni nette di gas serra del 90% entro il 2040, rispetto ai livelli del 1990, ma con riserve importanti e con il voto contrario di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca e l’astensione di Belgio, Bulgaria, Austria e Lettonia.
Se da un lato, quindi, l’obiettivo stabilito consolida la leadership climatica dell’UE e fornisce anche la base per il Contributo Determinato a livello Nazionale (NDC) dell’Unione che verrà presentato alla prossima COP30 in Brasile, dall’altro, pur sottolineando che la transizione dovrà essere equa, giusta e pragmaticamente attuabile, con un’attenzione particolare alla competitività dell’industria europea e alla necessità di massicci investimenti (pubblici e privati) per lo sviluppo di un’Unione dell’Energia entro il 2030, proprio questo intendimento alla base dell’accordo ha lasciato aperta la possibilità di alcune correzioni per far rientrare un dissenso incentrato principalmente sui costi sociali della transizione, la competitività dell’industria pesante e l’esigenza di maggiore flessibilità per le nazioni.
Il compromesso parte dal riconoscimento che l’obiettivo del 90% è una riduzione netta a livello UE, per cui le traiettorie di decarbonizzazione nazionali potranno essere diverse, tenendo conto delle specifiche circostanze, della struttura industriale e della situazione socio-economica di ciascun Paese. Ciò concede più tempo e margine di manovra alle economie più dipendenti dal carbonio.
È stata introdotta inoltre maggiore flessibilità su come gli assorbimenti di carbonio naturali (derivanti dall’uso del suolo, dal cambiamento di uso del suolo e dalla silvicoltura – LULUCF) potranno contribuire al raggiungimento dell’obiettivo netto. I limiti imposti al contributo degli assorbimenti naturali sono stati ammorbiditi rispetto alla proposta iniziale della Commissione, avvantaggiando i Paesi con un grande potenziale forestale.
Infine, l’accordo sarà subordinato alla disponibilità di adeguati finanziamenti pubblici e privati, come strumenti già esistenti come il Fondo per la Transizione Giusta (JTF), per mitigare l’impatto della transizione nelle regioni più vulnerabili, garantendo che l’onere economico sia distribuito in modo equo.

