Lumilens raccoglie 900 milioni di dollari: la fibra ottica è la soluzione per i data center dell’AI?

Una delle partite più interessanti dell’infrastruttura AI si gioca sulla quantità di potenza di calcolo che si riesce a connettere e non solo su quanta se ne può acquistare

Mentre i giganti del cloud continuano ad accumulare GPU a ritmo frenetico, un problema sempre più urgente minaccia di rallentare la corsa all’intelligenza artificiale: non è più quanto calcolo si riesce ad acquistare, ma quanto se ne riesce a connettere. Una delle partite più interessanti dell’infrastruttura AI si gioca sulla quantità di potenza di calcolo che si riesce a connettere e non solo su quanta se ne può acquistare. Oltre all’acquisto frenetico di GPU da parte dei giganti del cloud, il collo di bottiglia dei data center e della potenza energetica da essi impiegata rimane un vincolo e un limite alla capacità di calcolo dell’Intelligenza Artificiale.

Ecco allora che soluzioni innovative, diverse, divergenti, diventano spesso fonte di grandi interessi e speranze, con supervalutazioni ormai alla soglia standard del miliardo di dollari. È così che la startup californiana Lumilens, attiva da soli due anni, è emersa dal regime di stealth il 6 agosto 2026 annunciando un round di Serie C da oltre 700 milioni di dollari in un’operazione, co-guidata da Atreides Management, Bain Capital Ventures, Meritech, Seligman Ventures e Spark Capital che ha portato il finanziamento complessivo della società a superare i 900 milioni di dollari, assegnandogli una valutazione di 5,51 miliardi di dollari. Addirittura, Lumilens sta già consegnando i suoi primi prodotti a un hyperscaler non identificato (ma molto probabilmente uno tra Amazon, Alphabet, Microsoft e Meta) nell’ambito di un accordo commerciale plurimiliardario della durata di diversi anni.

Cosa ha reso Lumilens, così all’improvviso, talmente appetibile lo si comprende partendo dalla base dei data center, e cioè da quei cavi di rame che connettono tra di loro, nei cluster di addestramento dei grandi modelli linguistici, decine di migliaia di GPU che devono comunicare tra loro a velocità sempre più elevate. Si tratta della soluzione economica e affidabile, ma che mostra i suoi limiti quando le velocità di trasmissione raggiungono l’ordine di 1,6 Tb/s, quando il segnale elettrico semplicemente non riesce più a percorrere distanze significative senza degradarsi e il rame non è più così performante.

La soluzione di Lumilens è stata quella di sviluppare componenti e sistemi di interconnessione ottica progettati specificamente per i cluster di calcolo IA, operando su entrambe le tipologie di rete presenti nei data center, dalle reti scale-up, che collegano direttamente gli acceleratori all’interno di uno stesso sistema di calcolo, alle reti scale-out, che collegano i server tra loro all’interno del data center. Tutti i prodotti sono costruiti sulla piattaforma proprietaria LumiCore, che integra fotonica al silicio, circuiti integrati mixed-signal, interposer elettro-ottici e sistemi ottici.

L’analisi di StartupNewsItalia. La scommessa di Lumilens non è priva di ostacoli, in primo luogo economici, perché l’attrezzatura ottica può costare diverse volte più del rame, da cinque a due volte tanto. Per questo motivo, forte dei 900 milioni di dollari in cassa, di un accordo plurimiliardario già in consegna e una valutazione da 5,5 miliardi, l’azienda sta ponendo un’enfasi particolare sulla capacità di produrre in volume i propri componenti, tanto quanto sulla loro progettazione, inserendosi in un contesto di investimenti senza precedenti nel settore dell’ottica per data center. Secondo Cignal AI, i ricavi dei componenti ottici hanno raggiunto un record di 7,7 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2026, più che raddoppiando rispetto all’anno precedente e LightCounting stima che il mercato dei transceiver ottici Ethernet e CPO utilizzati nei cluster IA abbia raggiunto i 18 miliardi di dollari nel 2025 e sia destinato a salire del 44% a 26 miliardi nel 2026. Non a caso, anche Nvidia sta scommettendo pesantemente su questa direzione: il colosso dei chip ha investito almeno 6,5 miliardi di dollari in società di fotonica da marzo 2026, e ha appena annunciato la produzione in volume dei suoi switch Ethernet Spectrum-X con tecnologia CPO.

il Direttore Responsabile Michele Di Schino