Tra interpretazioni dei regolamenti, mancanze normative e lungaggini burocratiche, la spinta delle energie rinnovabili in Italia viene costantemente e pesantemente rallentata

Sono 108 le storie di blocchi in tutta Italia, di cui 18 censite solo nell’ultimo anno, che spiegano simbolicamente le pastoie in cui vengono ingabbiate le procedure per installare energie rinnovabili, ritardate o impedite da burocratismi, interpretazioni ondivaghe dei regolamenti e, addirittura, concetti estetici assurti a modalità di valutazione. La Puglia detiene il primato negativo (14 casi), seguita da Veneto, Umbria, Basilicata e Sardegna (10 ciascuna). Ad Ariano Irpino (AV), un progetto eolico da 23 MW su una ex cava e discarica è stato bocciato dalla Soprintendenza per un vincolo archeologico che, però, era stato ignorato durante l’emergenza rifiuti, mentre a Ravenna: manca un quadro regolatorio adeguato per permettere l’installazione di un hub integrato (eolico, solare, idrogeno) da 750 MW. A Terni (TR), ad alcuni cittadini è stata negata l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti perché considerati “esteticamente sgradevoli” o addirittura visibili da droni o satelliti. In Italia, la strada verso l’indipendenza energetica e la lotta alla crisi climatica continua a scontrarsi con un muro di burocrazia, veti ministeriali e ritardi autorizzativi.
È questo il quadro del nuovo report “Scacco Matto alle rinnovabili”, presentato da Legambiente alla Fiera di Rimini durante il KEY – The Energy Transition Expo, un’immagine ancor più drammatica se si amplia l’orizzonte all’effettivo completamento degli impianti: su un totale di 1.781 progetti a fonti rinnovabili attualmente in fase di valutazione (VIA PNRR-PNIEC), ben 1.234 (il 69,3%) sono ancora in attesa della conclusione dell’istruttoria tecnica, con anche in questo caso casi paradossali come i 17 progetti ancora in attesa di una risposta da prima del 2021, i due parchi eolici offshore in Puglia presentati nel 2008 e nel 2012 e ancora non realizzati e i 160 progetti bloccati in attesa di una determina della Presidenza del Consiglio dei Ministri (45 in più rispetto allo scorso anno). La conseguenza? Nel 2025, dopo il boom di istanze degli anni precedenti, il numero di nuovi progetti sottoposti a VIA è crollato del 75,3%, segnale di una crescente sfiducia delle imprese e dei singoli cittadini di fronte all’incertezza normativa.
“L’Italia per centrare l’obiettivo 2030”, commenta Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente,“dovrà installare oltre 11 GW l’anno di nuova potenza. Una meta che si può facilmente raggiungere e superare purché si dia certezza sui tempi autorizzativi, sulle aste per l’eolico offshore e si superino tutti gli ostacoli burocratici, coinvolgendo di più territori, cittadini e amministrazioni. Con il nostro report vogliamo lanciare questo messaggio, lo facciamo analizzando i numeri del settore, denunciando le storie di blocchi alle rinnovabili, ma anche portando in primo piano quelle buone pratiche che ben dimostrano come spesso il dialogo sia la soluzione per sviluppare impianti anche nelle situazioni più delicate. Non solo, ma alla luce dei continui conflitti, oggi parlare di rinnovabili, assume un valore sempre più importante e centrale per arrivare all’indipendenza dalle fossili ed essere portatori di pace”.

