Stati Generali della Green Economy: l’Italia tra positività e ritardi

La Relazione sullo Stato della Green Economy in Italia delinea un quadro altalenante, tra l’eccellenza dell’economia circolare e i ritardi su emissioni e trasporti green

Gli Stati Generali della Green Economy, il summit verde promosso dal Consiglio Nazionale della Green Economy e dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, tenutisi a Ecomondo il 4 e 5 novembre, descrivono un’Italia in bilico, con le emissioni che diminuiscono troppo poco e uno stato di leadership europea per quanto riguarda l’economia circolare.

La Relazione sullo Stato della Green Economy 2025, curata dal Presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile Edo Ronchi e presentata in apertura dei lavori, punta il dito innanzitutto sulla ridotta diminuzione delle emissioni: dal 1990 al 2024 sono state ridotte complessivamente del 28%, ma nel solo 2024 il taglio delle emissioni di gas serra è stato di poco più di 7 milioni di tonnellate, neanche un meno 2% su base annua. Per raggiungere l’obiettivo assegnato all’Italia nell’ambito del burden sharing europeo del 43% al 2030, occorre tagliarle di un altro 15% nei rimanenti 6 anni. Parallelamente, dal 2005 al 2024 i consumi di energia per unità di ricchezza prodotta si sono ridotti del 28% (meno della media europea del 35%), con un nuovo aumento di circa l’1,5%, da ricondursi interamente ai settori degli edifici e dei trasporti, con un fabbisogno ancora troppo dipendente dall’importazione estera nonostante la produzione di elettricità da rinnovabili abbia superato i 130 miliardi di kWh, al 49% della generazione di elettricità, in traiettoria col target del PNIEC, del 70% al 2030, pur pagando, probabilmente, la fine del superbonus del 110% nel rallentamento del 17% del primo semestre del 2025.

Le buone notizie arrivano dall’economia circolare, con le migliori performance di circolarità fra i grandi Paesi europei per la produttività delle risorse, cresciuta dal 2020 al 2024 del 32%, da 3,6 a 4,7 €/kg; per il tasso di utilizzo circolare dei materiali, che nel 2023 ha raggiunto il 20,8; per il tasso di riciclo dell’86% del totale dei rifiuti e per il 75,6% di riciclo degli imballaggi. Elemento di criticità è la crisi in cui sembra essere entrato il mercato delle MPS, in particolare quello della plastica riciclata. Bene anche i dati sull’agricoltura, nonostante i 135 miliardi di euro di danni causati tra il 1980 e il 2023 da eventi atmosferici estremi, il dato più elevato in Europa. L’Italia è il Paese europeo con il più elevato numero di prodotti DOP, IGP, STG: nel 2023 sono stati 856. La crescita dell’agricoltura biologica è costante, con un 2024 in cui la somma delle aree certificate e in conversione è stata di 2.514.596 con un incremento del 2,4% rispetto all’anno precedente e dell’81,2% in confronto al 2014. La Sicilia continua a essere la regione con la maggiore estensione in valore assoluto (402.779), seguita da Puglia e Toscana. Queste tre regioni concentrano il 38% di tutta la superficie biologica nazionale. Di contro, non si arresta neanche il consumo di suolo, che marcia a una media di 17,6 ettari al giorno tra 2022 e 2023 per un totale di 64,4 kmq.

Critico, infine, il fronte mobilità, con un record europeo nel 2024 di 701 auto ogni 1000 abitanti (571 la media UE) e una produzione è scesa ai minimi storici, a 310 mila unità, con una quota, ormai marginale, del 2,1%, della produzione di auto in Europa. Ritardi che si stanno accumulando anche nell’industria delle auto elettriche, calate del 13% nel 2024, con una quota di mercato in diminuzione dall’8,6% al 7,6%, un terzo della media UE che è al 22,7%. Benzina e diesel alimentano ancora l’82,5% del parco e il parco auto invecchia ogni anno di più, è arrivato a una media di 12,8 anni.

“Abbiamo messo al centro di questa edizione un tema cruciale per il nostro paese: conviene o meno all’Italia tornare indietro nella transizione ad una green economy decarbonizzata, circolare e che tutela il capitale naturale? – ha affermato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile – Noi riteniamo di no, anche alla luce dell’impatto positivo sull’economia italiana avuto con i progetti del PNRR, nei quali è stato rilevante l’aspetto della sostenibilità ambientale. Senza il PNRR, il PIL italiano sarebbe stato in stagnazione o, addirittura, in recessione e sarebbe stato molto difficile contenere il deficit al 3%. Per l’Italia, al centro dell’hot-spot climatico del Mediterraneo, con un aumento delle temperature che corre il doppio della media mondiale, la transizione energetica e climatica è di vitale importanza”.