Il Documento di Descrizione degli Scenari 2026, redatto congiuntamente dai due gestori di rete sotto la regia di ARERA, delinea un quadro nel quale gli obiettivi di generazione pulita saranno centrati, ma la domanda di elettricità crescerà meno del previsto
L’obiettivo del PNIEC sarà raggiunto, perché l’Italia arriverà a coprire con le fonti rinnovabili il 63% della domanda elettrica entro il 2030, ma la domanda di energia elettrica non crescerà come previsto e data center e accumuli rappresenteranno sempre più le nuove variabili strategiche. È quanto emerge dal Documento di Descrizione degli Scenari 2026 (DDS 2026), lo studio biennale redatto congiuntamente da Terna e Snam come base per i rispettivi Piani di Sviluppo delle reti elettrica e del gas.
Il vero motore della transizione sarà il solare fotovoltaico, la cui capacità installata passerà dagli 43,5 GW di fine 2025 a 82,3 GW nel 2030, con una produzione che salirà da 44 TWh a 110 TWh, pari a oltre il 52% della generazione rinnovabile totale. Il segmento utility-scale passerà da 24,5 a 54,1 GW, mentre il solare distribuito crescerà da 19 a 28,2 GW. Nel complesso, tra solare ed eolico sono attesi circa 103 GW al 2030, con un incremento di 45 GW rispetto al 2025, di cui circa 23 GW derivano da capacità già assegnata tramite i meccanismi FER 1, Agrivoltaico, Agrisolare, FER X Transitorio ed Energy Release 2.0, per oltre il 50% concentrata nelle regioni del Sud e in Sicilia.
La dinamica, però, non è lineare, perché il target verrà raggiunto nonostante una domanda elettrica complessiva in netta frenata rispetto alle stime del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima. I consumi si fermeranno a 338 TWh, ben al di sotto dei 362 TWh ipotizzati dal PNIEC e la causa principale è un’elettrificazione più lenta del previsto nei settori civile e dei trasporti, con i veicoli elettrici e le pompe di calore che si diffonderanno con un ritmo inferiore alle attese, lasciando maggiore spazio ai combustibili fossili.
Quindi, a sostenere la domanda elettrica non saranno le famiglie o le fabbriche, ma le nuove infrastrutture digitali. Su tutte, l’espansione dei data center, trainata dall’intelligenza artificiale, rappresenterà il vero volano dei consumi nei prossimi anni, con una richiesta stimata in circa 15 TWh nel 2030 e 48 TWh nel 2040.
Per integrare una quota così elevata di rinnovabili variabili, il documento stima la necessità di circa 50 GWh di nuovi sistemi di accumulo utility-scale entro il 2030 rispetto ai livelli del 2026, di cui 24 GWh oltre la capacità già pianificata. Senza questi investimenti, il rischio è un aumento strutturale del curtailment, ovvero la riduzione forzata della produzione solare ed eolica per evitare sovraccarichi di rete.
Guardando oltre il 2030, il DDS 2026 individua un bivio dieci anni dopo ancora, con due percorsi profondamente diversi per il sistema energetico italiano, lo scenario “Energy Integration”, dove solare ed eolico crescono di circa 4 GW l’anno, poco più della metà del ritmo registrato nel quadriennio 2023-2026 e le rinnovabili si fermano al 68% della domanda nel 2040 e lo scenario “Power Development”, con aste favorevoli, un quadro autorizzativo più snello e l’avvio dell’eolico offshore, il ritmo che sale a circa 8 GW l’anno e la quota rinnovabile che raggiunge il 77%, con una generazione a gas che scende a 53 Twh. Tutti gli scenari di Piano interiorizzano il completo phase-out della capacità a carbone, mentre nessuna ipotesi di dismissione anticipata è stata formulata per la capacità a gas, mantenuta convenzionalmente costante dopo il 2025 a meno delle dismissioni attese.
La vera sfida dei prossimi anni non sarà pertanto installare nuova capacità rinnovabile, quanto adattare le infrastrutture e i mercati a un mondo in cui l’elettricità arriverà sempre più dal sole e dal vento, ma sarà consumata in modi e luoghi diversi da quelli immaginati fino a ieri.

