
Contenuto esclusivo StartupNewsItalia. Il nuovo logform di StartupNewsItalia. Disegniamo il panorama di un comparto dell’ecosistema startup italiano, individuando trend e asset. Con le Top5 e le Rising5
Lo SpaceTech (Space Technology), l’insieme di tecnologie, infrastrutture e servizi abilitati dall’accesso allo spazio, è sempre più un pilastro dell’ecosistema dell’innovazione nazionale. Satelliti, lanciatori, sensori, propulsione, comunicazioni, osservazione della Terra, navigazione e le applicazioni downstream che ne derivano rappresentano i tanti elementi di una catena del valore che il nostro Paese è tra i pochi al mondo a coprire per la sua interezza, dai grandi integratori come Leonardo e Thales Alenia Space fino alle PMI e startup della componentistica.
Secondo il rapporto del MIMIT “L’Economia dello Spazio” (giugno 2026), il fatturato della filiera spaziale italiana è cresciuto da 1,9 miliardi di euro nel 2021 a 3,1 miliardi nel 2024, con gli addetti passati da 5.900 a 8.900, mentre l’export dell’aerospazio ha registrato un incremento del 23,3% nel 2025 rispetto al 2022 e gli investimenti diretti esteri sono cresciuti del 37,1% nel 2024 rispetto al 2022. Il mercato dei servizi di Osservazione della Terra in Italia ha raggiunto i 340 milioni di euro nel 2025, con un’espansione del 73% rispetto al 2022, superiore alla crescita del mercato europeo nello stesso periodo (+65%).
I dati presentati da BEX – Beyond Exploration Expo alla vigilia della prima edizione degli Stati Generali della Space Economy a Rimini (23-25 settembre 2026), hanno ulteriormente definito le cifre del comparto, che produce 8 miliardi di euro, con 2 miliardi di valore aggiunto e oltre 23.000 addetti. L’Italia è il settimo Paese al mondo per satelliti attivi di proprietà e il sesto per satelliti lanciati dal 2019, con una spesa pubblica civile per lo spazio pari allo 0,089% del PIL, contro una media OCSE dello 0,065%.
La criticità principale sembra risiedere, come per l’intero ecosistema dell’innovazione nazionale, nel ritardo negli investimenti privati, penalizzati dai lunghi tempi di ritorno e dalla competizione internazionale, mentre il sistema pubblico resta il principale motore, con l’ASI e l’ESA che hanno canalizzato oltre 2 miliardi di fondi PNRR verso progetti spaziali.
Gli asset principali lungo i quali si struttura la catena del valore dello SpaceTech italiano partono necessariamente dal settore in più forte crescita, quello dell’energia e delle infrastrutture in orbita, nel contesto di una nuova space economy che richiede satelliti sempre più energivori. Le tecnologie chiave includono pannelli solari ultraleggeri e pieghevoli, trasmissione wireless di energia via laser e sistemi di accumulo miniaturizzati, prodotti che hanno reso le startup italiane che li hanno ideati e sviluppati protagoniste di programmi e progetti continentali e beneficiare di importanti investimenti. Al tempo stesso, il settore della propulsione per nano e microsatelliti si orienta verso soluzioni a basso costo e propellenti “green” come l’acqua, oltre a sistemi di controllo vettoriale della spinta in un settore in crescita ma ancora frammentato, che vede la presenza di numerosi attori in fase seed, indicativa di un comparto vivace ma non ancora consolidato. Altro asset in crescita è quello della robotica e e dei sistemi autonomi per lo spazio, in cui sistemi di presa elettro-adesiva per la manutenzione satellitare, robot manipolatori per ambienti estremi e droni autonomi per ispezione e logistica sono sempre più protagonisti in applicazioni diversificate.
I materiali rappresentano un correlato oggettivo delle infrastrutture, in un settore molto strategico che vede soluzioni basate su materiali compositi a matrice ceramica per temperature estreme (>2.000°C), sensori in fibra ottica integrati per il monitoraggio strutturale e coverglass per protezione radiante.
Passando dalla tecnologia all’osservazione e gestione dei dati, l’osservazione della Terra e data analytics rappresentano un asset estremamente vivace in cui l’AI gioca un ruolo fondamentale direttamente a bordo satellite (edge computing), con conseguente riduzione della latenza tra acquisizione e decisione e sensoristica integrata per il monitoraggio ambientale e marittimo. La crescita è molto forte, trainata dalla domanda di dati per il monitoraggio climatico, agricolo e infrastrutturale. Il mercato italiano dei servizi di osservazione della Terra ha raggiunto 340 milioni di euro nel 2025, con una crescita del 73% dal 2022.
Ma la vera forza dello SpaceTech italiano risiede in una rete di incubatori e acceleratori che rappresentano l’infrastruttura abilitante per la nascita e la crescita delle imprese, con Torino che emerge come il principale polo nazionale, grazie a un ecosistema integrato che combina il programma di incubazione ESA BIC Turin, l’acceleratore Takeoff di CDP Venture Capital e il supporto di attori industriali e istituzionali. ESA BIC Turin è il programma di incubazione gestito da I3P (l’Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino) in collaborazione con l’European Space Agency (ESA), l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), il Politecnico di Torino e la Fondazione LINKS. I risultati in quattro anni contano oltre 30 startup spaziali supportate, più di 24 milioni di euro di capitali privati raccolti, con un effetto moltiplicatore di 10 euro di investimenti privati per ogni euro di supporto pubblico. Le startup incubate hanno creato oltre 120 posti di lavoro altamente qualificati, e il 25% dei team imprenditoriali proviene da fuori regione o dall’estero, scegliendo Torino come base operativa. Le tecnologie coperte spaziano dai componenti satellitari all’in-orbit servicing, dalle telecomunicazioni sicure ai materiali aerospaziali, fino agli algoritmi di intelligenza artificiale per l’osservazione della Terra. L’accordo di cooperazione tra Regione Piemonte e I3P ha durata fino al 2031, con l’obiettivo di avviare e sostenere ulteriori 25 startup in tre anni.
Takeoff Accelerator è invece il programma della Rete Nazionale Acceleratori di CDP Venture Capital, gestito operativamente da Plug and Play presso le OGR Torino. Promosso insieme a UniCredit, Fondazione CRT, Leonardo, Avio e Unione Industriali Torino, con la partecipazione di ASI ed ESA nel comitato scientifico, Takeoff si è consolidato come uno dei principali strumenti italiani per trasformare ricerca deep-tech in applicazioni industriali concrete. Nelle tre edizioni precedenti ha accelerato 27 startup, realizzato quattro round di follow-on e generato circa 80 posti di lavoro qualificati. La quarta edizione ha selezionato nove startup per un percorso di quattro mesi.
Il polo romano è rappresentato da ESA BIC Lazio, gestito da Lazio Innova in collaborazione con ESA, ASI e Regione Lazio, secondo polo nazionale per l’incubazione spaziale giunto alla settima edizione, che offre un’incubazione fino a due anni presso lo Spazio Attivo Roma Tecnopolo. L’ecosistema laziale ha dimostrato di saper generare exit di successo e la community di ESA BIC Lazio è molto attiva e animata da eventi mensili come spaceCOFFEE, momenti di networking e condivisione per startup, mentor e attori dell’ecosistema spaziale.
Oltre ai programmi ESA BIC, l’Italia sta sviluppando acceleratori specializzati in partnership internazionali come l’International Space Accelerator Program, avviato nel 2026 dal Distretto Tecnologico Aerospaziale (DTA) di Brindisi e la statunitense Q Station. Si tratta del primo acceleratore spaziale Italia-USA dedicato a startup e PMI europee, con un programma che offre un bootcamp a Brindisi con mentor statunitensi, tre mesi di coaching remoto e una fase finale nel New Mexico, con accesso al procurement della difesa americana e a investitori internazionali. Sempre restando nel Sud Italia, a testimonianza di un comparto vivo e attivo lungo tutta la penisola, a Bari Deloitte ha inaugurato nel 2025 NextOrbit, hub dedicato alla new space economy che ha raccolto oltre 110 candidature per la sua prima Call4Startup.

Ma quali sono le startup di punta dell’ecosistema SpaceTech italiano? E su quali puntare nel futuro? Non siamo andati solamente a osservare metriche e round, ma abbiamo unito le storie e le professionalità dei founders, l’essersi distinte nei più interessanti premi e contest di settore e valutato l’impatto mediatico delle soluzioni proposte per elaborare la nostra, personalissima lista delle TopFive e delle RisingFive startup per questo 2026 (in rigoroso ordine alfabetico):
TopFive SpaceTech Italia:
AdapTronics: fondata nel 2022 e incubata presso I3P e ESA BIC Turin, presenta una tecnologia in fase di validazione per applicazioni di in-orbit servicing. I suoi sistemi di presa robotica elettro-adesiva, adattivi e con metamateriali intelligenti per la presa e l’assemblaggio di strutture nello spazio profondo e per la manutenzione autonoma di infrastrutture orbitali in assenza di gravità, rappresentano uno degli elementi più disruptivi nel campo della manutenzione di satelliti in orbita. Finanziata da ESA Spark Funding (2025) per lo sviluppo di soluzioni robotiche, è stata selezionata dall’EIC Accelerator 2026 e vincitrice del finanziamento ESA Spark Funding gestito da STAM.
Astradyne: alumna di I3P e ESA BIC Turin, fondata nel 2021, ha oggi l’obiettivo dichiarato di portare il suo prodotto Solar-Z a TRL 9 con test in orbita. Solar-Z è un pannello solare ultraleggero e pieghevole per applicazioni spaziali, le cui strutture dispiegabili intelligenti sono basate su intelligenza artificiale e tessuti avanzati per lo spazio. Permette di realizzare componenti aerospaziali leggeri e flessibili che cambiano forma autonomamente in orbita (antenne e schermature adattive). Ha chiuso un seed da 2 milioni di euro a settembre 2025 guidato da Primo Space Fund, con Galaxia, Eureka! Fund I e altri investitori. Finanziata da ESA Spark Funding (2025) per il progetto SolarDrape, è stata elezionata per l’Open Innovation District di BEX 2025.
D-Orbit: è la scaleup con maggiore consolidamento e leadership sul mercato. Fondata nel 2011, ha chiuso nel 2024 un maxi-round di Serie C da 150 milioni di euro complessivi. A gennaio 2026 Azimut ha investito 53 milioni di dollari di nuovo capitale più un riacquisto da 75 milioni, prima tranche della Series D. Nel settore dell’in-Orbit Servicing e Logistica Spaziale ha come prodotto di punta l’ION Satellite Carrier, un veicolo di trasferimento orbitale per l’ultimo miglio ed è arrivata a consegnare 137 satelliti e ospitare 77 payload in 21 missioni. Startup dell’Anno a SIOS23, è prime contractor ESA per il progetto MORPH sul refurbishment dei satelliti e ha una collaborazione con Disney per una campagna promozionale in orbita.
Involve Space: fondata nel 2021, con 30 missioni commerciali completate e in espansione negli USA con base a Houston nel primo semestre 2026, è stata selezionata dall’EIC Accelerator 2026 (una delle 61 aziende europee su quasi 1.000 candidature) e ha completato il Cassini Business Accelerator della Commissione Europea. Le sue piattaforme Stratostats® e Stratorelay propongono palloni stratosferici avanzati dotati di intelligenza artificiale capaci di stazionare nella stratosfera (quasi-space) per fornire osservazione della Terra, telecomunicazioni e test di payload a una frazione del costo dei satelliti. Ha raggiunto negli ultimi 3 anni una raccolta complessiva di 16,5 milioni di euro, grazie a un importante finanziamento europeo da 12,5 milioni di euro e a bandi nazionali.
Leaf Space: fondata nel 2014 e riconosciuta tra le eccellenze europee nel settore delle infrastrutture di terra per lo spazio (Ground Segment-as-a-Service), è leader nazionale dell’infrastruttura di comunicazione satellitare per operatori di smallsat e costellazioni. Leaf Line è una rete globale di stazioni di terra (Ground Station as a Service – GSaaS) dedicata specificamente agli operatori di microsatelliti e costellazioni in orbita bassa (LEO). Negli ultimi 3 anni ha ottenuto complessivamente oltre 22 milioni di dollari in round di finanziamento avanzati (con il supporto di Primo Space e altri venture capital internazionali) per espandere la propria rete globale di antenne.
RisingFive SpaceTech Italia:
Capsule Space: fondata anch’essa nel 2024 opera nel campo della propulsione spaziale ecologica con WaterCube, un propulsore ad acqua per CubeSat e smallsat. Sviluppa unità di spinta modulari che sfruttano l’acqua per manovre orbitali precise, rimozione dei detriti e prevenzione delle collisioni in modo economico e sicuro, con dimostrazione in orbita pianificata entro fine 2026 e target di mercato nel 2027. Finanziamento in fase Seed da 800mila euro con CDP VC (tramite Takeoff), kopa ventures, Moonstone e business angel. Tra i riconoscimenti figurano l’ESA Sustainability Pioneer Award 2024 e la selezione nella coorte NATO DIANA 2026.
Ecosmic: fondata nel 2024 e considerata una delle rising star europee per la sostenibilità e la sicurezza in orbita, ha elaborato SAFE (Space Traffic Management), un software di stima del rischio di collisione e prevenzione automatica per satelliti basato su algoritmi ad altissima precisione che riduce drasticamente i falsi allarmi e gestisce il traffico orbitale congestionato. Il lancio ufficiale è avvenuto allo Space Tech Expo di Brema e riceve un supporto attivo da parte di ESA e ASI.
K3RX: produce compositi ceramici a ultra-alta temperatura (UHTCMC) in grado di resistere a temperature fino a 2.700 gradi, per protezioni termiche e veicoli ipersonici e di rientro, grazie a una tecnologia proprietaria derivata dalla ricerca CNR. Il prodotto sono componenti in compositi ceramici a ultra-alta temperatura (UHTCMC). Spin-off del CNR fondato nel 2024, è stato presente all’Open Innovation District di BEX 2025. A febbraio 2026 ha chiuso un round da 1,65 milioni guidato da Deep Ocean Capital e RoboIT (CDP VC).
OhmSpace: fondata nel 2024 e incubata presso ESA BIC Lazio, produce STAR-Water-nano, propulsione elettrica per nano e microsatelliti che utilizza acqua come propellente. La propulsione ad acqua elimina la necessità di propellenti tossici e costosi, abilitando operazioni spaziali più sostenibili ed economicamente scalabili per le costellazioni di nanosatelliti. Il seed da 2,5 milioni di novembre 2025 è stato guidato da Galaxia (950mila euro), con Takeoff, Scientifica Venture Capital e il nuovo investitore Deep Ocean Capital e i fondi serviranno a industrializzare i sistemi e a preparare le missioni IOD 2026. La startup è stata vincitrice dei CASSINI Challenges 2026 (una delle 12 aziende europee selezionate) e presente all’Open Innovation District di BEX 2025.
ORiS – Orbital Recharge in Space: una rising in crescita accelerata che potrebbe già essere annoverata tra le top per la carica disruptiva del suo progetto. Fondata nel 2024, ha elaborato un sistema di trasmissione wireless di energia via laser per ricaricare satelliti in orbita, applicazioni spaziali e dual-use. La tecnologia è stata validata a terra con LOONA, una piattaforma per la ricarica di droni sviluppata nel programma NATO DIANA. Il primo test nello spazio è previsto nel 2027. A luglio 2026 ha chiuso un pre-seed da 4,5 milioni guidato da Earlybird e co-guidato da Pitchdrive, più 500mila euro a fondo perduto dalla Regione Piemonte. Incubata presso I3P e ESA BIC Turin, è parte del programma NATO DIANA attraverso Loona e ha sviluppato uno studio di fattibilità per Thales Alenia Space per applicazioni lunari.
Cosa possiamo aspettarci per il futuro? Sicuramente un consolidamento dell’upstream con i segmenti energia, propulsione e componentistica che vedranno necessariamente una selezione pari all’evoluzione dell’intero comparto nei prossimi anni, con la crescita dell’in-orbit servicing e delle infrastrutture energetiche legate alla trasmissione wireless di energia e la manutenzione robotica destinate a diventare sempre più rilevanti man mano che le costellazioni satellitari si espanderanno e richiederanno longevità operativa. Sicuramente si espanderà il dual-use, con tecnologie nate per lo spazio che troveranno applicazioni terrestri in energia, sanità, sport e monitoraggio infrastrutturale, accelerando il ritorno sugli investimenti e attirando capitali da settori non spaziali. Strutturalmente, il modello Torino è vincente e diverrà un esempio replicabile capace di produrre un ancor più alto tasso di internazionalizzazione verso i mercati USA e i programmi NATO/EU per validare e commercializzare le tecnologie, pratica in cui le startup nate e cresciute nella realtà piemontese già eccellono a livello anche europeo.
Per crescere serve sicuramente più capitale privato (ma è così un po’ per tutti i comparti dell’innovazione italiana). Il gap con Francia e Germania negli investimenti privati resta il principale freno e servono fondi VC specializzati più grandi e un mercato dei capitali più liquido per le exit. Il polo Galaxia di CDP Venture Capital, con una dotazione target di 30 milioni di euro per oltre 30 imprese, è un segnale positivo ma non completamente sufficiente. Il modello ESA BIC (Torino, Lazio, Brindisi) e i programmi di accelerazione come Cassini e NATO DIANA rappresentano invece un’ottima integrazione pubblico/privato e servirebbero più programmi di questo tipo, con co-finanziamento pubblico che de-rischi l’investimento privato. Infine, la formazione e il talento ci sono e sono richiesti con competenze ibride (spazio + AI + materiali) e i distretti aerospaziali regionali (15 in Italia) e i programmi di spin-off universitari stanno producendo talenti, ma la domanda ha ancora un ritmo di crescita che supera l’offerta. Ancora una volta, la capacità di ESA BIC Turin di attrarre il 25% dei team da fuori regione o dall’estero dimostra che l’ecosistema torinese ha raggiunto una massa critica in grado di competere a livello europeo.
Lo SpaceTech italiano ha fondamenta molto solide, una filiera completa, competenze riconosciute in microsatelliti e lanciatori, un ecosistema di startup vivace, incubatori e acceleratori specializzati di livello europeo e un impegno pubblico crescente. Trasformare questa base in scala industriale e attrarre il capitale privato necessario per competere con i leader europei e globali è una sfida dell’immediato futuro che la forza del comparto può sicuramente affrontare.

