Il valore delle operazioni sfiora il picco del 2021, ma il divario tra “prosperità sulla carta” e ritorno reale di liquidità si allarga
PitchBook ha pubblicato il Q3 2026 Global VC First Look, il rapporto trimestrale preliminare sull’attività di venture capital a livello globale, con focus su Stati Uniti, Europa e Asia-Pacifico, confermando il trend dei mesi precedenti, con il valore globale delle operazioni VC che dall’inizio dell’anno ha raggiunto i 726,9 miliardi di dollari, in crescita del 90,8% su base annua, ormai vicino al picco storico del 2021, ma parallelamente al crollo del 90,3% su base trimestrale nel valore delle exit, un rapporto tra distribuzioni e NAV fermo al 7,9% e una concentrazione sempre più estrema dei capitali nell’AI. Il mercato che si viene delineando evidenzia una disparità netta tra valore sulla carta dell’ecosistema globale, capace di battere ogni record, e il ritorno reale di liquidità agli investitori, che resta gravemente in ritardo.
Uno sguardo alle operazioni globali ci fornisce i dati che sostanziano questa lettura. Dall’inizio dell’anno il numero di operazioni VC è stimato in 35.143, in crescita dell’8,7% su base annua, quasi interamente trainata dal Nord America, mentre al di fuori di questa regione il numero di operazioni è previsto in calo in tutte le altre aree geografiche, tendenza che PitchBook attribuisce alla “mancanza di liquidità” del mercato globale del venture capital. Ancora più evidente il dato sul valore, con il volume delle operazioni dall’inizio dell’anno giunto ai 726,9 miliardi di dollari, con un incremento superiore al 90% su base annua, a un passo dal record storico del 2021, e con un intero trimestre ancora da contabilizzare. PitchBook sottolinea esplicitamente che, se Anthropic o OpenAI dovessero effettuare un nuovo round di finanziamento prima della loro IPO, il valore globale del VC 2026 si avvicinerebbe a 1.000 miliardi di dollari.
Contraltare all’accelerazione continua ormai da inizio anno del volume di operazioni, è il nodo delle exit, difficoltà specifica degli ecosistemi nazionali, specialmente europei, che rischia di divenire fenomeno globale. Nel Q3 il numero di exit globali è stimato infatti in 813 operazioni, in calo del 15,3% su base trimestrale, per un valore sceso a 185,2 miliardi di dollari e un vero e proprio crollo del 90,3% su base trimestrale. Si tratta di un calo estremo che va prioritariamente letto nel contesto del Q2, quando il valore trimestrale delle exit aveva raggiunto 1.900 miliardi di dollari, trainato da poche operazioni di dimensioni eccezionali, mentre i rispettivi calendari di IPO di OpenAI e Anthropic hanno subito un rinvio che ha privato il Q3 dei fuochi d’artificio inizialmente promessi per questo periodo. L’evento singolo più rilevante del trimestre è stato pertanto l’acquisizione di Cursor da parte di SpaceX per 60 miliardi di dollari, interamente in azioni, la seconda maggiore exit per M&A di un’azienda sostenuta da VC mai registrata dopo la fusione tra SpaceX e xAI completata nel Q1 2026.
Tuttavia, il dato e il trend generali rimangono, anche al netto delle mega-exit (quando si realizzeranno). Il valore delle exit del 2026 resta bloccato sui “livelli limitati” che hanno caratterizzato ogni anno recente.
In ripresa è invece l’attività di raccolta fondi globale, dopo la debolezza del 2025. I fondi sono 1.199, in calo del 21,9% su base annua, ma il capitale raccolto ha raggiunto 142,1 miliardi di dollari, in crescita del 26% su base annua e al ritmo attuale il totale 2026 supererà ampiamente i 200 miliardi di dollari. Si tratta di una crescita che risulta però geograficamente fortemente squilibrata, perché circa due terzi del capitale impegnato nel 2026 è affluito verso istituzioni nordamericane e la posizione dell’Europa vede da una parte il totale globale che ha già superato quello dell’intero 2025, ma nella prospettiva poco esaltante che questo sia l’anno con il totale di raccolta più basso dal 2019 escluso, appunto, il 2025. L’incremento rispetto all’anno precedente, nel vecchio continente, sembra essere quindi più episodico, che strutturale. Non a caso, anche la divergenza tra numero di fondi e capitale raccolto riflette una concentrazione sempre più marcata del settore. In un rapporto collegato, PitchBook rileva che i primi dieci fondi VC hanno assorbito il 57,6% di tutto il capitale raccolto nella prima metà del 2026, il livello di concentrazione più alto mai registrato, con i gestori più esperti che hanno catturato l’89% dei capitali. E i fondi VC più grandi, sono nord-americani. E in Nord America operano con maggiore e più continuativo impatto, spesso portando campioni europei a spostare il proprio focus imprenditoriale (e anche la sede), proprio al di là dell’Atlantico per accedere a un volume di finanziamenti impossibile da reperire in casa propria.
Il rapporto di PitchBook conferma infine quella che è divenuta la caratteristica strutturale “senza precedenti” nel dataset, perché nel Q3 2026 l’AI ha raggiunto la quota annua più alta mai registrata del valore delle operazioni di venture capital. I dati più dettagliati arrivano dall’analisi collegata: l’AI rappresenta quasi l’80% del valore delle operazioni degli ultimi 12 mesi, ma solo il 43,2% del numero. Si tratta del divario più ampio tra quota di valore e quota di volume mai osservato nei dati per qualsiasi verticale e questo scarto si riflette direttamente sulla diluizione dei fondatori. Al Series D e oltre, i fondatori, i dipendenti e gli altri azionisti delle aziende AI mantengono in mediana il 43,3% del capitale, contro il 37,3% delle aziende non-AI. La conseguenza di una simile concentrazione è quella di creare “un ambiente di negoziazione biforcato, in cui i fondatori non-AI affrontano termini più severi e una leva negoziale minore”.
Il valore delle exit sta superando la propria traiettoria di lungo periodo, l’IPO di SpaceX è “la più grande di sempre” e l’AI continua ad assorbire una quota sproporzionata di ogni dollaro investito eppure, allo stesso tempo, le distribuzioni dei fondi rispetto al NAV restano ferme al 7,9%, ben al di sotto della media di lungo periodo del 14,5%. L’immagine dell’ecosistema mondiale dell’innovazione restituita da PitchBook evidenzia luci e ombre, crescita esponenziale e frenate, anche geograficamente, preoccupanti. La lista aggiornata delle IPO in attesa pubblicata da PitchBook mostra che 110 aziende che nel 2023 sembravano pronte a quotarsi sono ancora in attesa, mentre il mercato secondario sta in parte colmando il vuoto: le transazioni secondarie dirette hanno raggiunto circa 107,1 miliardi di dollari su base rolling a 12 mesi, più che raddoppiate rispetto ai 50 miliardi di sette trimestri prima. Il messaggio del Q3 2026 è chiaro: i titoli delle exit e il denaro che effettivamente rientra sono, al momento, due cose diverse che proseguono su binari separati e il mercato secondario è una valvola di sfogo, ma concentrata su pochi nomi senza rappresentare una soluzione sistemica per l’intera coda in attesa.

