Burocrazia e ritardi sulla rete: l’Antitrust avverte l’Italia

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha presentato a Governo e Parlamento una serie di proposte di riforma per la Legge annuale per la concorrenza 2026, con un avvertimento chiaro: se non si superano i colli di bottiglia burocratici e i ritardi sulle infrastrutture di rete, il Paese potrebbe non centrare i target di crescita delle fonti rinnovabili fissati al 2030

Nonostante i “notevoli progressi conseguiti”, il sistema italiano delle energie rinnovabili è ancora frenato da criticità strutturali che rischiano di compromettere il raggiungimento degli obiettivi nazionali ed europei: è il monito lanciato dall’Antitrust nelle proposte di riforma in vista della legge per la concorrenza 2026.

Secondo l’Autorità, continuano a “emergere problematicità riconducibili al sistema di governance multilivello, alla persistente complessità dei procedimenti autorizzativi, ai ritardi nell’adeguamento delle infrastrutture di rete, nonché nelle procedure di allacciamento e nell’accesso alla capacità di connessione disponibile”, una situazione che, se non affrontata, potrebbe “compromettere il pieno raggiungimento degli obiettivi nazionali ed europei di sviluppo delle fonti rinnovabili al 2030”.

Al 2025, la potenza installata da fonti rinnovabili (FER) in Italia è di circa 83,5 GW e ne mancano, per centrare il target di 131 GW fissato dal PNIEC entro il 2030, 47,5 GW, un ritmo delle installazioni che dovrebbe, nei prossimi cinque anni, praticamente raddoppiare. L’Antitrust sottolinea che l’espansione delle FER è una priorità di sicurezza nazionale, necessaria per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati e proteggere l’economia dalla volatilità dei mercati internazionali.

Per superare questi ostacoli, l’Autorità ha dettagliato una serie di interventi volti a superare la “sovrapposizione di competenze e di livelli decisionali tra amministrazioni statali, regionali e locali”, quali il Rafforzamento del coordinamento normativo tra i diversi livelli di governo, “anche mediante l’istituzione di meccanismi permanenti di cooperazione interistituzionale”, Meccanismi di intervento automatico o poteri sostitutivi dello Stato in caso di inerzia delle amministrazioni locali nel raggiungere i target regionali, Premialità per le Regioni più virtuose, ovvero “benefici economici o altri tipi di incentivi per le comunità locali (es. priorità nell’assegnazione di fondi, risorse per compensazioni ambientali nelle zone interessate dalle installazioni o altri benefici che valgano a evitare un contrasto ai progetti di tipo ‘NIMBY’)” e una Applicazione più rigorosa del principio dell’interesse pubblico prevalente, derivante dalle direttive UE come la RED III: l’amministrazione che nega un’autorizzazione dovrebbe avere l’onere di dimostrare, con motivazione rafforzata, che il progetto arreca un danno ambientale grave e irreparabile non mitigabile.