Siamo seduti attorno a un tavolo verde dove i giocatori si chiamano Stati Uniti, Iran, Russia, Ucraina e Israele. Ognuno punta al rialzo, ma le fiches che stanno bruciando sono le nostre
Il prezzo della benzina non è mai solo un numero sul tabellone di un distributore. È, a tutti gli effetti, il termometro geopolitico del mondo. Oggi, quel termometro scotta: la benzina e il diesel hanno toccato cifre record, come i 5,85 dollari al gallone registrati negli Stati Uniti. Sebbene per molti possa sembrare un problema oltreoceano, questa cifra rappresenta il costo vivo di una partita a poker globale in cui, al momento, stanno perdendo tutti.
Siamo seduti attorno a un tavolo verde dove i giocatori si chiamano Stati Uniti, Iran, Russia, Ucraina e Israele. Ognuno punta al rialzo, ma le fiches che stanno bruciando sono le nostre. Gli Stati Uniti vedono i propri equilibri interni vacillare: con le elezioni di midterm alle porte, il consenso del presidente Donald Trump è crollato al 33%, affondato proprio dal malcontento popolare per il caro carburante, il Medio Oriente e l’Est Europa sono intrappolati in conflitti che distruggono vite e infrastrutture energetiche, I cittadini pagano il conto finale non solo alla pompa di benzina, ma anche al supermercato, a causa dell’effetto a catena dell’inflazione sui trasporti e sulla produzione.
In un post pubblicato sul suo Substack il 3 settembre e intitolato “Imperialist Delusions and the Price of Fuel”, il premio Nobel Paul Krugman critica duramente il segretario al Tesoro Scott Bessent per aver attribuito la colpa degli alti prezzi dei carburanti negli Stati Uniti all’Ucraina. Krugman riconosce che gli attacchi ucraini alle infrastrutture di raffinazione russe contribuiscono a ridurre la capacità globale, ma sottolinea che Kiev sta semplicemente rispondendo all’aggressione russa. Secondo l’economista, l’amministrazione Trump ha ripetutamente osteggiato l’Ucraina, tagliando gli aiuti e umiliando Zelensky, e ora si trova nell’impossibilità di esercitare qualsiasi leva per fermare la strategia bellica ucraina, poiché non ha più nulla da offrire né da minacciare
Chi c’è, quindi, a dare le carte? Chi è il mazziere di questo gioco al massacro? La risposta è la nostra dipendenza dal petrolio. Finché l’economia mondiale resterà legata a filo doppio ai combustibili fossili, saremo sempre ostaggi delle decisioni di pochi leader e delle tensioni internazionali. Uscire da questo tavolo da gioco è impossibile nel breve termine, ma cambiare le regole sì. La transizione ecologica non deve più essere vista solo come una nobile battaglia per il rispetto dell’ambiente. Oggi è una questione di pura sopravvivenza economica e geopolitica.
Il futuro e l’indipendenza energetica passano inevitabilmente da qui. Per smarcarci da questo circolo vizioso abbiamo bisogno di Smart Up e Startup innovative agili capaci di sviluppare soluzioni per l’efficienza energetica e la decentralizzazione delle reti e di Tecnologie emergenti come sistemi di accumulo (batterie di nuova generazione), lo sviluppo spinto delle rinnovabili e la creazione di smart cities meno energivore. Solo smettendo di comprare il “mazzo di carte” del petrolio potremo finalmente alzarci da una partita in cui siamo condannati a perdere.

