Gli accordi della conferenza internazionale sull’ambiente ribadiscono gli impegni nei titoli dei documenti, ma ne svuotano la sostanza

Luci, poche. Ombre, troppe. La sintesi sulla Cop30 tenutasi a Belém vede risultati raggiunti in materia di finanza e giustizia, ma un accordo verticalmente al ribasso su combustibili fossili e riduzione del divario. La trentesima Conferenza delle Parti (COP30) di Belém, tenutasi dal 10 al 21 novembre, si è conclusa infatti con l’approvazione del Global Mutirão Decision, un documento che riafferma l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi e consolida il multilateralismo, ma la raodmap per arrivare a questo ed altri obiettivi risulta sostanzialmente assente.
Le economie avanzate hanno assunto un impegno generico a triplicare il sostegno finanziario destinato alle misure di adattamento nei Paesi a basso reddito, obiettivo certamente ambizioso, ma fissato per il 2035, in ritardo di cinque anni rispetto alle richieste dei Paesi in via di sviluppo, e che non include cifre vincolanti immediate. Nel Belém Action Mechanism (BAM), inoltre, per la prima volta, i temi dei diritti e dei lavoratori vengono inseriti nel documento finale di una COP, con l’obiettivo specifico di orientare i fondi e le politiche verso processi di transizione giusta ed equa dell’apparato produttivo ed energetico. Con il Global Implementation Accelerator sono invece state lanciate nuove iniziative globali per promuovere l’azione e l’implementazione in materia di mitigazione, adattamento e investimenti, anche se con un mandato generale e senza tappe concrete immediate.
Ma i fossili restano un’ombra importante, capace addirittura di oscurare gli obiettivi raggiunti (più nei titoli dei documenti che nella sostanza, in realtà): la Dichiarazione di Belém finale non include una roadmap chiara, vincolante e inequivocabile per l’eliminazione graduale (phase-out) di carbone, petrolio e gas, nonostante una coalizione di oltre 80 Paesi, inclusa l’Unione Europea (che pure aveva avuto i suoi problemi e ripensamenti al ribasso al recente Consiglio Ambiente), avesse spinto per un impegno più deciso, bloccato dal fronte dei “petro-Stati” per arrivare a un accordo limitato a un “dialogo continuo” sul commercio, coinvolgendo anche l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). Limitati anche gli accordi su Deforestazione e Riduzione del Divario, vista l’assenza di una roadmap vincolante per fermare la deforestazione e la mancanza di un appello forte e convincente a tutti i Paesi per aumentare in modo significativo l’ambizione dei loro attuali NDC, un passo necessario per colmare il “divario di riduzione” tra le promesse attuali e l’obiettivo di 1,5 gradi, con la sola prospettiva di nuovi negoziati nel 2026 per affrontare la questione.
La COP30 di Belém, a fronte di alcuni, limitati progressi sul fronte della giustizia e della finanza climatica per l’adattamento, sarà ricordata soprattutto per l’occasione mancata di dare un segnale forte e vincolante sulla fine dell’era dei combustibili fossili, rimandando decisioni in realtà non più procrastinabili in un futuro incerto.

