Ecomafia e Mare Monstrum 2026: il business illegale vale 11,5 miliardi

I due rapporti di Legambiente fotografano un Paese in cui l’illegalità ambientale si riversa sugli illeciti amministrativi. Mentre il Sud resta l’area più colpita, le startup della Blue Economy dimostrano che satelliti, intelligenza artificiale e blockchain possono diventare armi decisive

Centotredicimila violazioni ambientali in un anno significano trecentoundici illeciti al giorno, tredici ogni ora. I numeri che emergono incrociando i dati dei due rapporti presentati da Legambiente a un mese di distanza di distanza corrono. “Ecomafia 2026” (1° ottobre) e “Mare Monstrum 2026” (1° settembre, in occasione del sedicesimo anniversario dell’omicidio del sindaco pescatore di Pollica, Angelo Vassallo), delineano un mutamento di pelle degli ecoreati, più illeciti amministrativi e incendi, e un giro d’affari devastante di ben 11,5 miliardi.

Nel 2025, secondo Ecomafia 2026, i reati ambientali accertati scendono a 35.735, in calo del 12% rispetto al 2024, a fronte di 1.460.611 controlli (+0,4%), ma agli illeciti penali si affiancano 77.895 illeciti amministrativi, in aumento dell’11,4%: in totale 113.630 violazioni. Per la prima volta dal 2018, la gestione illecita dei rifiuti torna a guidare la classifica dei reati più commessi (10.914 illeciti), con un +24,7% di incendi agli impianti di gestione, mentre crescono a 3.586 casi (+10,7%) i reati degli incendi boschivi, con oltre 90mila ettari andati in fumo. In aumento l’illegalità nella filiera agroalimentare: 67.677 violazioni (+46%), per 968 milioni di euro di sequestri e sanzioni. Il dato più grave è quello economico: il business illegale delle ecomafie raggiunge 11,5 miliardi di euro, contro i 9,3 miliardi del 2024.

Mare Monstrum 2026 pone il focus sulla fascia costiera: nel 2025 sono stati 20.490 i reati accertati (-20,4%) e 36.322 gli illeciti amministrativi (-10,3%), per 56.812 violazioni totali, oltre 6 ogni ora. Ma è un calo solo apparente, dovuto anche alla contrazione dei controlli (-19,8%). A guidare la classifica è l’inquinamento (7.317 reati, 35,7%), che scavalca il ciclo illegale del cemento (6.189).

Dal maggio 2025 all’aprile 2026 Legambiente ha censito 75 inchieste di green corruption, con 1.066 denunciati, 307 arresti e 151 sequestri, di cui oltre la metà nel Sud. “Ci sono ancora molte norme che attendono di essere approvate e riviste”, commenta Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, “insieme al rafforzamento dei controlli e al contrasto all’abusivismo edilizio. Il cemento illegale si contrasta con gli abbattimenti”.

Tra le proposte di Legambiente: completare il recepimento dei delitti ambientali della Direttiva UE, estendere il delitto di commercio di prodotti inquinanti ai fitofarmaci, approvare un Piano nazionale di lotta all’abusivismo con il potere sostitutivo dei Prefetti, reintrodurre il delitto di abuso d’ufficio, rafforzare il SNPA, completare la rete di depurazione, attuare la Direttiva UE sui rifiuti navali e inasprire le sanzioni contro la pesca illegale.

Ma mentre le istituzioni chiedono più controlli, la tecnologia può moltiplicare la capacità di vigilanza. L’impatto, diretto e indiretto, delle startup della Blue Economy sul contrasto alle attività illegali è un tesoro da valutare e favorire. Alcuni esempi: Global Fishing Watch utilizza immagini radar satellitari e machine learning per identificare le imbarcazioni che disattivano i trasponditori AIS, rivelando la flotta “oscura” con appena 72 ore di ritardo. Nel Mediterraneo, dove l’82% della flotta è composta da piccole imbarcazioni spesso prive di tracciamento, questa tecnologia colma un vuoto drammatico, mentre Ogyre, startup genovese, con il modello “Fishing for Litter” coinvolge i pescatori nella raccolta dei rifiuti marini, tracciando ogni operazione su blockchain. L’obiettivo per il 2026 è raccogliere 2 milioni di kg di rifiuti, cinque volte il volume del 2025. J1ER, della startup JustonEarth, ha creato addirittura un gemello digitale della costa romagnola combinando dati Copernicus, intelligenza artificiale e blockchain.

Sarebbe ingenuo dipingere l’innovazione come soluzione definitiva, e senza un sistema sanzionatorio efficiente il rischio è produrre report sempre più accurati su illegalità impunite. La vera sfida è sistemica: integrare simili soluzioni in un quadro normativo che le renda strumenti permanenti di governance potrà fornire strumenti oggettivi all’inversa tendenza del business delle ecomafie, che vola a 11,5 miliardi di euro mentre il valore delle sanzioni irrogate lungo le coste crolla del 58,1%, ridotto ad appena 191 milioni.