L’Italia sta compiendo significativi passi avanti verso alcuni obiettivi del digital decade europeo fissati per il 2030

L’Italia perde tre posizioni nell’I-Com Ultrabroadband Index (IBI) 2025, posizionandosi al 14° posto, una discesa dovuta principalmente alla domanda digitale debole e al deficit di competenze, che impediscono al Paese di sfruttare appieno la connettività disponibile. Stesso discorso per quanto riguarda la Digitalizzazione della Pubblica Amministrazione (PA), al 69,4%, quandola media UE è del 74,5%. a rilevarlo è il Rapporto I-Com “Sui bit della competitività. Competenze e infrastrutture digitali per un’Italia che guarda al futuro”, la ricerca condotta da I-Com e ByTek, che prende in considerazione per il terzo anno consecutivo cinque paesi (Italia, Stati Uniti, Francia, Germania e Spagna). Il nostro Paese è tecnologicamente avanzato nelle infrastrutture, ma in netto ritardo sul capitale umano e sull’adozione strategica delle tecnologie emergenti, un divario che minaccia la sua competitività futura.
Tra i dati positivi del report, l’impatto del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) nel potenziamento della rete, con l’Italia leader nella connettività, addirittura in anticipo sugli obiettivi europei per Copertura 5G, che raggiunge il 99,8% delle aree geografiche e la Copertura FTTH (fibra ottica) per il 64,6% delle famiglie, anche se i dati riguardanti gli investimenti attratti dai Data Center (stimati in 5 miliardi di Euro) evidenziano un netto gap territoriale tra nord e sud.
Ma è quando si affronta il capitolo capitale umano e utilizzo delle tecnologie, che il nostro Paese manifesta il suo ritardo, perché soltanto il 46% della popolazione possiede competenze digitali di base o superiori (la media UE è al 54%) e la formazione è ancor più insufficiente, con solo il 16% dei cittadini che segue una formazione digitale strutturata. Gli Specialisti ICT, di conseguenza,rappresentano solo il 4,3% degli occupati, leggermente al di sotto della media UE del 4,6%.
Sono poi le PMI a mostrare una scarsa propensione all’utilizzo di tecnologie complesse e strategiche: il 52% delle PMI acquista servizi cloud, un dato in linea con l’UE, ma il divario riguarda l’utilizzo di servizi Cloud avanzati, con un tasso estremamente basso, appena il 5,3%, delle imprese che adotta soluzioni IA. E arranca perfino l’E-Commerce: solo il 56% della popolazione ha effettuato acquisti online negli ultimi tre mesi valutati dal report, contro il 69% della media UE.
Il ritardo si calcola in anni, anzi in decenni rispetto al raggiungimento di obiettivi strategici, con l’attuale tasso di crescita. Precisamente, agli attuali ritmi l’Italia dovrà attendere l’anno 2152 per la digitalizzazione delle PMI e il 2481 per le skills digitali. E questo nonostante un interesse forte nei confronti del digitale e dell’AI, dove si registra una crescita dell’interesse collettivo per l’intelligenza artificiale con nuovi picchi fino ad arrivare alla testa dell’Unione Europea nel secondo trimestre del 2025 per ricerche su vantaggi e rischi dell’IA. Un dato confermato indirettamente anche dall’offerta formativa universitaria dedicata all’IA per l’anno accademico 2025/2026 che presenta un totale di 1.143 tra insegnamenti singoli, corsi di laurea, master e progetti di ricerca in dottorato.
“La digitalizzazione rappresenta il motore della trasformazione economica e sociale: l’Italia sta (lentamente) colmando il divario con l’Europa, ma serve rafforzare decisamente il livello di competenze digitali e investire di più nella diffusione delle tecnologie avanzate tra la popolazione e tra le imprese, sostenendo in particolare le PMI” – commenta Stefano da Empoli, il Presidente di I-Com – “Inoltre, è necessario rendere la Pubblica Amministrazione davvero digitale, efficiente e vicina ai cittadini e allo stesso tempo fornitrice di dati che possano abilitare l’innovazione di startup e aziende. Alle PA, in particolare a quelle locali, spetta anche respingere le opposizioni minoritarie ma spesso vocali che riguardano infrastrutture strategiche per il Paese, dal 5G e dalla banda ultralarga ai data center, naturalmente nella massima garanzia della trasparenza amministrativa e delle leggi a tutela di ambiente e salute. Solo così potremo costruire un ecosistema digitale capace di coniugare tutela delle persone, sostenibilità e competitività nel nuovo scenario europeo e internazionale”.

