Smart&Start Italia: cosa è cambiato dal 13 luglio 2026 con le nuove regole

Platea e tutoraggio estesi, valutazioni più snelle e l’bbligo di un’assicurazione contro le calamità naturali, così il MIMIT riscrive le regole dello storico incentivo

Dal 13 luglio 2026 il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha riscritto le regole di Smart&Start Italia, lo storico incentivo dedicato alla nascita e alla crescita delle startup innovative, gestito da Invitalia. Il provvedimento è stato pubblicato sul sito del MIMIT il 2 settembre 2026, e interviene per adeguare la misura alla nuova definizione di startup innovativa introdotta dalla Legge n. 193/2024, introducendo anche semplificazioni procedurali, nuovi requisiti e un ampliamento della platea dei beneficiari. La logica delle modifiche è quella di semplificare l’accesso per le startup e attrarre capitali privati, anche con l’inserimento di partner tecnologici e investitori extra-UE tra i soggetti rilevanti.

La maggiore novità è probabilmente quella di un deciso ampliamento della platea, estesa alle medie dimensioni: la nuova disciplina fa riferimento infatti alle startup innovative di micro, piccola o media dimensione, allargando il perimetro rispetto alla formulazione precedente, che si concentrava sulle imprese di piccola dimensione, e inserendo espressamente la regolarità rispetto all’obbligo di assicurazione contro i danni provocati da calamità naturali ed eventi catastrofali come condizione da verificare prima di presentare una futura domanda di agevolazione. Allo stesso modo, si registra un notevole ampliamento anche per i servizi di tutoraggio tecnico-gestionale, passato da 12 a 36 mesi dalla costituzione, uniformandone il valore a 10.000 euro per impresa beneficiaria.

Dal punto di vista economico, vengono innanzitutto snelliti e semplificati i criteri di valutazione per i piani d’impresa di importo non superiore a 250.000 euro e per le startup che hanno già beneficiato di Smart&Start completando regolarmente il precedente progetto senza incorrere in cause di revoca e sono chiarite le condizioni per qualificare un investitore come soggetto terzo nelle operazioni che consentono di convertire una parte del finanziamento agevolato in contributo a fondo perduto: l’investitore non dovrà essere già presente nella compagine sociale al momento dell’operazione e non dovranno esistere partecipazioni reciproche incompatibili. Tra i soggetti rilevanti entrano i partner tecnologici e gli investitori extra-UE titolari di Investor Visa for Italy. Infine, è prevista una valutazione premiale per i progetti presentati da imprese con certificazione della parità di genere e quelli finanziati per almeno il 30% attraverso apporti di capitale di un partner tecnologico qualificato.

L’impostazione di Smart&Start Italia resta comunque la stessa, in termini di impegno e di mission, continuando a finanziare piani d’impresa di importo compreso tra 100.000 e 1,5 milioni di euro con un finanziamento a tasso zero fino all’80% delle spese ammissibili, copertura che può salire al 90% per startup composte interamente da donne o giovani under 36, oppure in presenza di un dottore di ricerca impegnato all’estero. Per le imprese localizzate nel Centro-Sud è prevista anche una quota a fondo perduto, che può arrivare al 30% per il Mezzogiorno.