L’Italia si muove tra un numero di operazioni sceso ai minimi storici e round più corposi che garantiscono volumi complessivi stabili, con il rischio di un “collo di bottiglia” dal basso per i prossimi anni
Secondo l’ultimo report dell’Osservatorio Trimestrale, realizzato da Growth Capital in collaborazione con Italian Tech Alliance e presentato il 20 aprile a Milano, presso il Palazzo delle Stelline, il mercato del Venture Capital (VC) in Italia si muove tra un numero di operazioni sceso ai minimi storici e round più corposi che garantiscono volumi complessivi stabili. Nel primo trimestre del 2026, infatti, l’ammontare totale investito in startup e scaleup italiane ha raggiunto i 367 milioni di euro, una cifra sostanzialmente in linea con la media trimestrale degli ultimi tre anni, a fronte di una decisa contrazione del numero di round, con solo 53 operazioni, il valore più basso registrato negli ultimi cinque anni, indice di una maggiore selettività degli investitori, che preferiscono concentrare ingenti capitali su poche realtà consolidate piuttosto che frammentare le risorse in numerosi piccoli deal.
Non è un caso di conseguenza se, nonostantei round Early Stage (Pre-Seed e Seed) rappresentino ancora la maggioranza numerica (58% dei deal), questi raccolgano appena l’8% del capitale totale, mentre la crescita è trainata dai round di Serie A e successivi, che da soli assorbono quasi il 90% dei capitali investiti. In particolare, il Q1-2026 ha visto 12 round di Serie A, 3 round di Serie B e 1 round di Serie C+, con alcuni “mega-round” che hanno visto protagoniste realtà d’eccellenza nei settori Fintech e Deeptech: Rent2Cash, con il round più grande del trimestre (Serie A) ha raccolto €100M, seguita da Newcleo con €75M (Serie A), D-Orbit con €45M (Serie D, escludendo la componente secondaria), Subbyx con €30M (Serie A) e Dronus, che chiude i 5 maggiori deal con €15M (Serie A).
Come ormai consolidato a livello globale, il Software (incluse AI e Cybersecurity) si conferma il settore più dinamico per numero di operazioni, ma la massa monetaria è invece occupata da Fintech, Smart City e Software, che insieme rappresentano il 72% del valore totale investito nel trimestre. Le Exit del trimestre sono state 6, un numero contenuto che riflette un mercato delle acquisizioni ancora cauto, mentre mostra ottimismo il fundraising con il lancio di 2 nuovi fondi VC con una raccolta pubblica di circa 85 milioni di euro.
Davide Turco, Presidente di Italian Tech Alliance, ha lanciato un monito durante la presentazione: “L’ecosistema è solido, ma per un vero salto di qualità serve continuità normativa. Attendiamo ancora conferme definitive sulla proroga degli incentivi fiscali al 30% per chi investe in innovazione.”
Fabio Mondini de Focatiis, Founding Partner di Growth Capital, ha invece sottolineato l’importanza crescente di nuovi strumenti finanziari: “Prevediamo che il Venture Debt assumerà gradualmente un ruolo più rilevante anche in Italia, come già accade nei mercati europei più avanzati.”

L’analisi di StartupNewsItalia. I dati del primo trimestre indicano sicuramente un progredire (lento) del mercato italiano verso la maturità, all’insegna di un “meno, ma meglio” che riduce il numero di operazioni e ne aumenta la corposità, segno che si investe sempre più in realtà consolidate con buone prospettive di exit. Tuttavia, siamo ancora lontani dalle dimensioni e dal contesto europei. La distanza strutturale è importante. Per l’Europa, questo è stato nel suo complesso il miglior trimestre dal 2022, raggiungendo la cifra impressionante di 22 miliardi di euro raccolti, con assoluta protagonista l’Intelligenza Artificiale, un settore che in Francia e nel Regno Unito è ormai il pilastro su cui poggia oltre il 60% del valore complessivo dei deal europei. Il Regno Unito si conferma leader indiscusso, prendendosi circa il 30% degli investimenti totali del continente grazie a una rete di capitali che continua a sostenere con forza anche le fasi iniziali (Seed), che in Italia pesano invece solo per l’8% della raccolta totale. Cosa significa: in Italia i capitali vengono spostati da una fase all’altra della crescita delle startup, in UK i capitali ci sono per sostenere pesantemente tutto il percoso, da pre-seed ad exit. La Francia continua a raccogliere i frutti del piano “France 2030”, consolidandosi come l’hub di riferimento per la Greentech e l’AI generativa, mentre la Germania sta vivendo una transizione verso il Deeptech industriale, dove round pesanti in robotica e difesa hanno permesso di superare la crisi del settore consumer degli anni precedenti. La partita, che ancora non riusciamo a giocare pienamente, è quella sugli strumenti finanziari: in mercati come quello tedesco o britannico il Venture Debt è ormai uno strumento sistemico che copre l’80% del valore dei finanziamenti per le scaleup, mentre in Italia rimane ancora un’eccezione, con il rischio, opposto a quello di pochi anni fa, di inaridire un segmento Early Stage in favore delle fasi successive per ritrovarsi, tra pochissimi anni, con una base di nuove startup troppo esile per garantire la crescita futura del sistema.
il Direttore Responsabile Michele Di Schino

