La torinese ORiS nella missione spaziale internazionale ARAQYS-D3

La missione, il cui lancio è previsto nel febbraio 2027, punta a creare un ecosistema energetico interconnesso lungo l’orbita terrestre, mirando a dimostrare che l’energia può essere distribuita come un servizio on-demand

Ci sarà anche la startup torinese ORiS (Orbital Recharge in Space), startup torinese nata come spin-off del Politecnico di Torino, nella missione spaziale ARAQYS-D3, guidata dalla scale-up tedesca Dcubed, incentrata sulla validazione del concetto di Power-as-a-Service (PaaS), che testerà per la prima volta tecnologie di ricarica wireless nello spazio profondo e ospiterà un array solare da 2 kW stampato in 3D nello spazio.

La missione, il cui lancio è previsto nel febbraio 2027, punta a creare un ecosistema energetico interconnesso lungo l’orbita terrestre, mirando a dimostrare che l’energia può essere distribuita come un servizio on-demand, eliminando la necessità per ogni singolo asset di trasportare pannelli solari ingombranti o batterie sovradimensionate. Il ruolo tecnico di ORiS è in questo contesto fondamentale grazie al suo sistema proprietario di Power Beaming ottico, che consiste nella trasmissione End-to-End con la generazione di un fascio laser, la sua propagazione nel vuoto e la riconversione in energia elettrica, una tecnologia per il trasferimento dell’energia che verrà sperimentata in condizioni termiche e radiattive reali, puntando a dimostrarne la capacità di ricaricare i satelliti utilizzando pannelli fotovoltaici standard, senza la necessità di hardware ricevente specifico o modifiche strutturali costose.

L’analisi di StartupNewsItalia.La partecipazione di ORiS, sostenuta dal fondo Piemonte Next (CDP Venture Capital e Finpiemonte) e incubata presso I3P nell’ambito del programma ESA BIC Turin. non è un caso isolato, ma la dimostrazione di un settore in fortissima espansione, con l’Italia che si conferma terzo contributore, con circa 3 miliardi di euro, dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e hub primario per le startup “deep tech”, con uno spostamento sempre più deciso delle realtà nazionali verso la”servitizzazione”. Nel 2025, infatti, benil 62% degli asset spaziali italiani è stato gestito secondo questo modello di servizio, rispetto al 39% dell’anno precedente, integrando massicciamente l’intelligenza artificiale nei processi di progettazione e gestione orbitale. Le startup italiane sono inserite sempre più attivamente in programmi internazionali di altissimo profilo, spesso guidati dall’ESA o dalla NASA, come il Programma Artemis (NASA/ESA), dove startup come Argotec (che punta a 100 milioni di ricavi nel 2026) forniscono microsatelliti e tecnologie di supporto, mentre Involve Space ha recentemente ottenuto 12,5 milioni di euro per lo sviluppo di tecnologie di lancio e monitoraggio, o la Missione Moonlight (ESA), progetto ambizioso per creare un’infrastruttura di comunicazione e navigazione lunare stabile cui prendono parte aziende come Telespazio e diverse startup innovative per rendere il sistema interoperabile con la rete Lunanet della NASA. Uno dei più grandi programmi spaziali europei per l’osservazione della Terra, Costellazione IRIDE, èfinanziato con fondi PNRR e vede il coinvolgimento diretto di campioni nazionali e startup come D-Orbit e AIKO, quest’ultima specializzata in software di automazione basati su IA. È infine recente l’affermazione delle tre startup Involve Space, Adaptronics e Fluid Wire Robotics nellEIC Accelerator 2026, il prestigioso acceleratore del Consiglio Europeo dell’Innovazione.

il Direttore Responsabile Michele Di Schino