Agritech nel Mezzogiorno: il Sud Italia si candida a laboratorio europeo dell’innovazione agroalimentare

Il report delinea un ecosistema Agritech nel Mezzogiorno in forte evoluzione, caratterizzato da una base imprenditoriale giovane e dinamica e una forte concentrazione territoriale tra Sicilia, Puglia e Campania

Oltre 1,13 milioni di aziende agricole attive, 88,9 miliardi di euro di valore aggiunto nel 2025 e un peso che, considerando l’intera filiera estesa, raggiunge il 15% del PIL nazionale. L’agroalimentare italiano è un asset strategico per il Paese, sebbene in un contesto di innovazione tecnologica relativa, perché solamente il 12% delle aziende agricole italiane ha introdotto innovazioni tecniche o gestionali tra il 2019 e il 2024, e nel 2024 appena l’8% risulta digitalmente maturo.

E nel Mezzogiorno, il divario è ancora più marcato, ma è proprio da qui, dalla distanza tra un potenziale produttivo enorme e una capacità di innovazione ancora limitata, che nasce la prima mappatura completa dell’ecosistema Agritech del Sud Italia. A realizzarla è stato il report “AgriFoodTech nel Mezzogiorno: il Sud come laboratorio dell’innovazione agroalimentare”, realizzato da PwC Italia e StartupItalia e presentato al SIOS26 Summer di Cagliari. Il lavoro combina analisi quantitative e qualitative ed è basato sulla mappatura di 82 startup e PMI innovative attive nelle otto regioni del Sud e su 14 interviste a founder, CEO e figure apicali del comparto.

Ne emerge un territorio fortemente vocato a produzioni di qualità come olivicoltura, vitivinicolo, ortofrutta, lattiero-caseario, che conta 327 denominazioni DOP e IGP, pari al 38% del totale nazionale, con Puglia, Calabria, Sicilia e Campania che ospitano circa il 44% delle imprese agricole italiane e contribuiscono, con agroalimentare e agroindustria, per 17,3 miliardi di euro di valore aggiunto.

Il quadro è quello di un ecosistema in forte evoluzione, caratterizzato da una base imprenditoriale giovane e dinamica, con quasi la metà delle realtà mappate fondata negli ultimi cinque anni, una forte concentrazione territoriale tra Sicilia, Puglia e Campania che rappresentano il 72% delle startup e PMI innovative del settore e un approccio multi-tecnologico che vede il 77% delle startup integrare più di una tecnologia abilitante all’interno delle proprie soluzioni. Inoltre, accanto al consolidamento del cluster della Smart & Precision Agriculture (scelto dal 36% delle realtà), emergono nuovi ambiti legati alla circular economy, alla tutela della biodiversità e all’adattamento climatico.

Eppure, la propensione all’innovazione nel Sud si ferma al 6,2%, meno della metà della media nazionale. Un dato che racconta di un’occasione ancora in larga parte da cogliere, in un contesto in cui il cambiamento climatico riduce rese e risorse, la sostenibilità diventa condizione di competitività e le filiere devono essere sempre più tracciabili, efficienti e resilienti. Le prime linee d’azione individuate dal report puntano sul coinvolgimento strategico degli orchestratori di filiera per favorire un’adozione tecnologica su larga scala, supportata dal rafforzamento di cluster territoriali specializzati e dall’investimento in competenze interdisciplinari che uniscano agronomia, tecnologia e business.

Il report dipinge un Mezzogiorno che ha tutte le carte in regola per diventare protagonista della transizione tecnologica in agricoltura, ma che deve ancora compiere un deciso cambio di passo, assumendo un ruolo centrale e candidandosi a vero e proprio laboratorio europeo per l’adattamento climatico, ideale per sviluppare e validare soluzioni AgriFoodTech da esportare su scala internazionale. Parallelamente, diventa prioritario ampliare l’offerta di capitali per i progetti deep-tech e promuovere soluzioni digitali integrate e interoperabili.