Focus: Analisi ENEA del sistema energetico italiano

L’Analisi ENEA del sistema energetico nazionale relativa al I semestre 2025 presenta un nuovo quadro dei consumi e della produzione di energia elettrica a livello nazionale. Emerge con grande evidenza, innanzitutto, la frenata della produzione di energia da fonti rinnovabili, con un -20% dell’idroelettrica e un -12% dell’eolica. Solamente il fotovoltaico risulta in crescita, ma di un +23% che non riesce a compensare il calo delle altre due fonti. Il risultato: la crescita, dopo due anni di calo, delle emissioni di CO2 (+1,3%) a fronte di consumi energetici complessivi praticamente stazionari (gas +6%, petrolio -2%, generazione elettrica da rinnovabili -3%). In conclusione: il trend per la transizione energetica misurato dall’indice ENEA ISPRED (Indice Sicurezza energetica, Prezzi energia, Decarbonizzazione) è assolutamente negativo: -25%.

La situazione rispecchia il quadro nell’Eurozona, dove il quadro macroeconomico resta condizionato da incertezza, debolezza della produzione industriale, dove il consumo di gas sale del 5%, mentre le rinnovabili diminuiscono del 3%, con il solo fotovoltaico in crescita (+20%). Il nucleare registra un +2% legato all’aumento della produzione francese.

Punto dolente sono invece i prezzi di elettricità e gas, tra i più elevati d’Europa. Il prezzo dell’energia alla Borsa italiana (120 €/MWh media semestrale) è risultato doppio rispetto a quello di Spagna (62 €/MWh) e Francia (67 €/MWh). “Di fatto, ne risente la produzione industriale dei settori energy intensive, che resta inferiore di oltre il 10% rispetto a quella dell’intera industria manufatturiera, già sui minimi di lungo periodo”, spiega Francesco Gracceva, il ricercatore ENEA che cura l’aggiornamento trimestrale.

In Italia i consumi di energia primaria – stimati secondo la metodologia Eurostat – sono in aumento marginale, in coerenza con la dinamica dei principali driver della domanda. Sono aumentati i consumi di gas naturale (+6%), sostenuti dalla maggiore domanda della termoelettrica (+19%) e dal clima più rigido del primo trimestre. In flessione invece i consumi di petrolio e prodotti petroliferi (-2%).

In termini di settori i consumi si sono contratti nei trasporti (-1%), sono aumentati nel civile (+3%), per la domanda di gas per riscaldamento e la domanda elettrica del terziario. Il modesto aumento della domanda elettrica (+0,3%) conferma la stazionarietà del grado di elettrificazione dei consumi. L’aumento delle fonti fossili (+1,5% nel semestre) si è riflesso nella dinamica delle emissioni di CO₂ (+1,3%), che sono rimaste sul trend di ripresa iniziato nell’ultimo trimestre 2024. Dopo due anni e mezzo di cali consecutivi sono tornate ad aumentare anche le emissioni calcolate sull’anno scorrevole (+1,2%).

La dimensione più problematica si conferma la decarbonizzazione: nei prossimi cinque anni il tasso medio annuo di riduzione delle emissioni di CO2 dovrebbe attestarsi a circa il 6%, più del doppio del calo medio annuo registrato nell’ultimo quinquennio. Il peggioramento dell’indice della transizione ENEA ISPRED è da attribuirsi soprattutto alla componente decarbonizzazione: “Nei prossimi cinque anni le emissioni di CO2 dovranno scendere del 6%, quasi il doppio di quanto fatto negli ultimi 3 anni. Se la traiettoria delle emissioni seguisse il trend degli ultimi 3 anni, il target 2030 sarebbe raggiunto non prima del 2035”, conclude Gracceva.