Lo studio ha evidenziato una discrepanza tra consapevolezza e intervento sistemico

Lo studio “Le aziende italiane e la tutela del capitale naturale per contrastare il cambiamento climatico” promosso dal Global Compact Network Italia in collaborazione con The European House – Ambrosetti e l’Università Ca’ Foscari di Venezia, presentato in anteprima alla COP30 di Belém, si propone di offrire una fotografia dell’impegno delle grandi aziende italiane nel contrasto ai cambiamenti climatici, con particolare focus sulla tutela del capitale naturale e la conservazione della biodiversità. Sono stati esaminati gli strumenti, le metodologie e il livello di integrazione di queste tematiche nelle strategie aziendali in un campione di 169 grandi aziende italiane, di cui 115 aderenti al Network.
Il risultato è stata una decisa discrepanza tra la consapevolezza e l’intervento sistematico. Infatti, se il 78% delle aziende è consapevole che proteggere la natura rafforza la resilienza del proprio modello di business, solo il 42% monitora in modo sistematico gli impatti delle proprie attività su biodiversità ed ecosistemi. Steso discorso per quanto riguarda l’Integrazione Strategica, perché se il 57% tiene conto del capitale naturale nelle proprie valutazioni ambientali e il 70% riconosce i benefici di un approccio integrato tra clima e natura, solamente il 31% ha definito una policy aziendale specifica sul capitale naturale e sebbene circa la metà delle imprese abbia strumenti per gestire emissioni, acqua e rifiuti, l’adozione di politiche mirate alla biodiversità resta limitata a un piccolo 8% che ha già adottato un Piano di Transizione per la Biodiversità.
Differenze anche tra grandi e piccole aziende, con le sole big company ad attestarsi a circa il 50% tra quelle che hanno messo in atto misure concrete, percentuale che scende al 44% delle medie e addirittura al 29% delle piccole aziende. Tuttavia, la maggior parte dei settori mostra una dipendenza dai servizi ecosistemici superiore agli impatti positivi che genera, evidenziando la necessità di passare da un approccio di dipendenza a un approccio proattivo, capace di creare valore condiviso lungo tutta la filiera, con la forza di un ultimo dato: l’81% delle imprese prevede di intensificare il proprio impegno nei prossimi anni.

