Contenuto esclusivo StartupNewsItalia. Il nuovo logform di StartupNewsItalia. Disegniamo il panorama di un comparto dell’ecosistema startup italiano, individuando trend e asset. Con le Top5 e le Rising5

Il FashionTech rappresenta oggi probabilmente il più evidente asset dell’ecosistema dell’innovazione italiano direttamente riconducibile al Made in Italy. Incentrato sull’intersezione tra l’industria della moda e le tecnologie più avanzate, comprendendo un ecosistema di soluzioni che spaziano dalla ricerca di nuovi materiali e processi sostenibili, alla digitalizzazione della filiera produttiva, fino all’integrazione di intelligenza artificiale e dispositivi indossabili nei capi e negli accessori, è oggi un comparto particolarmente vivace, ma in assestamento con alti e bassi e ancora di nicchia nel sistema moda italiano che ha raggiunto nel suo complesso un fatturato di 87,4 miliardi di euro nel 2025, trainato dal settore dell’abbigliamento che vale 40 miliardi con esportazioni pari a 27,3 miliardi.

Secondo i dati presentati da Assomac, infatti, nel 2025 la produzione del comparto tecnologico per calzatura, pelletteria e concia è diminuita dell’11%, attestandosi su un giro d’affari stimato di 512 milioni di euro, dopo il -12% del 2024. In particolare, il settore delle macchine per conceria ha registrato un crollo del -24,5%, mentre la pelletteria ha segnato un -9,8% e la calzatura un -4,1%. D’altro canto, la stima del Politecnico di Milano del mercato IoT nazionale a 10,9 miliardi di euro, rappresenta un segnale della crescente, conseguenziale digitalizzazione del comparto, testimoniata anche dal +6% dell’e-commerce nel 2026 registrato da Netcomm.

Il primo semestre del 2026 si presenta altrettanto complesso. Secondo le rilevazioni del Congresso Internazionale SAMAB 2026, il tessuto imprenditoriale conta quasi 37.100 aziende attive nella fabbricazione di articoli di abbigliamento, con oltre 196.700 addetti, ma i mercati stentano a ripartire. Basti pensare che l’Italia, pur mantenendo una quota rilevante del mercato globale, pari al 27% dell’interscambio mondiale del comparto, negli ultimi vent’anni ha perso 15 punti percentuali, a vantaggio soprattutto della Cina. Ecco allora che una possibile risposta risiede proprio nel comparto del FashionTech, per innovare la filiera e rendere competitivo il Made in Italy sui mercati internazionali anche grazie alle nuove tecnologia, una strategia che ci sembra incanalata lungo cinque direttive abbastanza chiare e delineate: tutela dell’ecosistema industriale, investimenti in innovazione e intelligenza artificiale, sostenibilità competitiva, politica (anche, e soprattutto, europea) per la reciprocità delle regole e ricostruzione del capitale umano.

Tra gli asset strategici del FashionTech italiano da tenere particolarmente d’occhio, ci sono innanzitutto i Tessuti e Nuovi Materiali da Riciclo, in crescita e sviluppo costante e duraturo, con infrastrutture d’avanguardia come il Textile Hub di Prato per il recupero delle fibre tessili, realizzato da Plures con un investimento di 31,3 milioni di euro. L’impianto utilizza intelligenza artificiale e tecnologia a infrarossi (NIR) per riconoscere con precisione ogni fibra, separandola in base alla composizione e al colore, con una capacità di trattamento di 33.000 tonnellate di rifiuti tessili all’anno. L’impatto economico di questo asset è in forte crescita, trainato anche dalla spinta normativa europea verso l’economia circolare e dalla crescente domanda di materiali sostenibili.

I tessuti sono protagonisti assoluti anche in un secondo asset, dove l’evoluzione tecnologica si incentra sulla produzione e sviluppo di Tessuti Tecnici e Wearable Intelligenti, tessuti funzionali e dispositivi indossabili (wearable) che integrano sensori, capacità di monitoraggio e interattività, come il progetto POWER FASHION, cofinanziato da Regione Lombardia e partito nell’aprile 2026 per la prototipazione di nuovi wearable efficienti e sostenibili, o il programma SIZE4MI, che mira a combinare tecnologie digitali, intelligenza artificiale, sensoristica e robotica per migliorare efficienza e sostenibilità dei processi tessili. Gli investimenti pubblici e privati sostengono la ricerca, mentre la commercializzazione su larga scala resta una sfida.

Con l’imminente obbligatorietà del Digital Product Passport (DPP) nel settore tessile, la tracciabilità sta diventando un asset cruciale e il Digital Product Passport e Tracciabilità di Filiera rappresenteranno sempre di più una linea di sviluppo del FashionTech, tra prodotti fisici e il loro “alter ego digitale” (Digital Twin) e tracciamento completo della filiera, anche secondaria. L’accelerazione, anche per motivi di adeguamento normativo, è qui evidente per la necessità dei brand di garantire autenticità e trasparenza. Il mercato è destinato a crescere esponenzialmente nei prossimi anni, con un impatto significativo su tutta la filiera.

Infine, non potrà mancare, in maniera trasversale, l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale per Progettazione e Produzione, una rivoluzione attestata anche dall’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale nell’Industria (AI4I), che ha dichiarato la moda e il tessile “filiera strategica nazionale”. Confindustria Moda ha annunciato un progetto strategico dedicato all’AI sviluppato con AI4I, Politecnico di Torino e Fondirigenti, l’espansione del settore è rapida, soprattutto con significativi investimenti in fase pre-seed e seed, pur con criticità aperte legate a costi iniziali elevati, carenza di competenze specializzate e resistenze culturali, soprattutto per le PMI.

Ma quali sono le startup di punta dell’ecosistema FashionTech italiano? E su quali puntare nel futuro? Non siamo andati solamente a osservare metriche e round, ma abbiamo unito le storie e le professionalità dei founders, l’essersi distinte nei più interessanti premi e contest di settore e valutato l’impatto mediatico delle soluzioni proposte per elaborare la nostra, personalissima lista delle TopFive e delle RisingFive startup per questo 2026 (in rigoroso ordine alfabetico):

TopFive FashionTech Italia

  • ACBC – Anything Can Be Changed (Milano): una delle startup FashionTech italiane più affermate a livello internazionale. Fondata nel 2018, è una piattaforma specializzata in eco-design e nello sviluppo di materiali sostenibili (pelli vegetali ricavate da vinacce, suole in alghe, tessuti riciclati) per brand del lusso e del fashion. Collabora con oltre 100 brand internazionali, tra cui Chloé, Missoni, Diadora e Benetton. Negli ultimi tre anni ha ottenuto oltre 3,2 milioni di euro raccolti tra round azionari (guidati da Doorway) e finanziamenti strategici e nel 2025 ha vinto il Premio Giovani Imprese Altagamma per l’innovazione e l’ISPO Award.
  • Vegea (Milano): fondata nel 2016, diventata un punto di riferimento globale nella moda sostenibile grazie al suo brevetto che trasforma la vinaccia in un’alternativa vegetale e cruelty-free alla pelle tradizionale. Forte di oltre 2,5 milioni di euro raccolti tra fondi europei Horizon 2020 e investimenti privati, ha ricevuto prestigiosi premi internazionali come l’H&M Global Change Award e il Green Carpet Fashion Award e ha stretto collaborazioni di rilievo con brand del calibro di Bentley, Calvin Klein e Ganni.
  • Lab-go (Brianza): utilizza tecnologia brevettata di QR “one-shot” code dinamici e cromatici che connettono in modo univoco il capo al suo Digital Twin per autenticazione anti-contraffazione e Digital Product Passport. Con un bridge round da 1,4 milioni di euro (valutazione post-money 18 milioni) e collaborazioni con la Serie A (Milan, Roma, Atalanta) e artisti musicali quali Metallica e Iron Maiden, Lab-go è oggi tra i leader europei nella brand protection applicata al fashion. Selezionata nel programma Arieli Capital “Start FashionTech Scale Up”.
  • Make it REAL (Milano): specializzata nella generazione di shooting fotografici virtuali iperrealistici tramite intelligenza artificiale capace di produrre campagne pubblicitarie complete su modelli digitali, riducendo costi e tempi di produzione. Ha raccolto un pre-seed da 500.000 euro con una valutazione post-money di 3 milioni e viene utilizzata da diversi brand del lusso. La sua leadership si basa su un prodotto già maturo.
  • Rifò (Prato): fondata nel 2017, trasforma attraverso un processo a basso impatto idrico ed energetico tessuti usati (lana, cashmere, cotone, denim, seta) in filati rigenerati “km 0”, capi d’abbigliamento e accessori circular-by-design. B Corp dal 2020 con oltre 400 punti vendita nel mondo. Supportata con 1,5 milioni di euro da CDP Venture Capital, è stata finalista Premio Cambiamenti CNA 2018, Premio Innovazione Legambiente, al Green Alley Award e vincitrice del Premio Sviluppo Sostenibile.

RisingFive FashionTech Italia

  • Cloov (Milano): offre la piattaforma Uplyst, soluzione e-commerce multicanale basata su AI che semplifica la gestione delle vendite online per le PMI del fashion e permette ai brand di lanciare in poche settimane piattaforme white-label di rental, resale e riparazione. Selezionata per VivaTech 2025, è stata supportata con un round da 1 milione di euro guidato da StyleIT (il programma di accelerazione di CDP Venture Capital) e partecipa a UniCredit Start Lab (2024). Le sue fondatrici sono state nominate tra le Forbes Under 30.
  • Estyl (Milano): sta sviluppando un’applicazione AI di virtual try-on e styling generativo (“Like Magic”) che trasforma il modo in cui gli utenti interagiscono con la moda, consentendo di virtualizzare capi, provare outfit e ricevere consulenze di stile personalizzate (virtual try-on e consigli outfit contestuali a meteo/occasioni). Ha chiuso un pre-seed da 600.000 euro (tra equity e debito) con investitori quali Oblivion e Unicredit, uno dei round più alti in Europa nel settore fashion AI.
  • Musthad (Milano): è una piattaforma SaaS data-driven che connette i brand con oltre 300 operatori circolari globali per gestione tracciabile di eccedenze ed scarti tessili, mettendo in relazione aziende produttrici, brand e riciclatori e ottimizzando il riuso e il recupero degli scarti. Ha appena chiuso un round da 1 milione di euro con lead investor Alante Capital (fondo statunitense specializzato in sostenibilità) e StyleIT di CDP Venture Capital.
  • Zerow (Scandicci): propone un Marketplace B2B dedicato ai deadstock di lusso, ovvero tessuti e accessori di alta qualità rimasti invenduti, che vengono messi in contatto con brand e designer per una seconda vita. Dopo aver vinto l’e-P Summit Innovation Award e il premio speciale di Encubator a Pitti Immagine, ha raccolto un pre-seed di 400.000 euro.
  • 03studio (Rimini): “Atelier di Visioni Sostenibili” che opera tra design, moda e ricerca sensoriale nella produzione di oggetti d’arredamento, profumi e tessuti con una grande attenzione al recupero e al riutilizzo dei materiali di pregio. Con Trama.IA intreccia l’esperienza nel mondo della moda dei founders con le potenzialità dell’intelligenza artificiale per creare nuove estetiche, materiali e narrazioni. Pur essendo in fase seed, la sua proposta ibrida e la visione trasversale la rendono un osservatorio privilegiato sulle future evoluzioni del settore.

In conclusione, il FashionTech italiano è in fase di assestamento, con accelerazione e frenate a volte brusche che sembrano essere comunque funzionali all’uscita dell’intero comparto da una posizione ancora marginale in uno dei mercati più iconici e produttivi del Made in Italy, quello della moda, verso un protagonismo nuovo che vede della tracciabilità e recupero dei materiali e nei sistemi di promozione e vendita le categorie in cui può non solo ritagliarsi la propria, importante fetta di mercato, ma soprattutto affiancare le grandi produzioni come le medie e piccole con strumenti in grado di ampliare il mercato stesso a livello globali ancora mai raggiunti. L’integrazione massiva dell’AI sarà sempre più evidente in ogni fase della filiera, dalla progettazione alla produzione, dal marketing alla tracciabilità, così come l’obbligo del Digital Product Passport sta già creando (e aumenterà esponenzialmente nel giro di pochi anni) un mercato enorme per soluzioni di tracciabilità, autenticazione e gestione del ciclo di vita. La Circolarità come modello di business, il recupero e il riciclo dei tessuti non sono già più un’opzione ma una necessità, con infrastrutture come il Textile Hub di Prato che diventeranno modelli da replicare, così come ci si può aspettare nell’immediato futuro una fase di consolidamento e M&A, con un processo di selezione dei top player, che andranno ad acquisire nuove tecnologie e modelli con acquisizioni e fusioni tra startup e grandi brand, che dovrà essere normato e gestito per non perdere la ricchezza delle piccole e medie imprese che operano nel campo e che, grazie all’innovazione tecnologica, potrebbero al contrario creare un nuovo mercato mantenendosi indipendenti.

Il FashionTech italiano è specchio del Paese, tra difficoltà e potenzialità, come forse nessun’altra realtà produttiva nazionale, ha tutte le carte in regola per trasformare la crisi in opportunità, ma deve investire in innovazione, competenze e collaborazione di sistema, tutelando insieme la filiera della produzione e la rete di piccole realtà manifatturiere che possono rappresentare, grazie all’innovazione e grazie soprattutto alla storia e alla tradizione, il vero elemento disruptive del Made in Italy.