Venture Capital 2026, numeri da record ma solo per pochi eletti: le prospettive del primo semestre tra AI, mega-round e allarmi

Contenuto esclusivo StartupNewsItalia. L’ammontare complessivo degli investimenti ha toccato vette storiche, ma la fotografia scattata da KPMG e CB Insights racconta una realtà ben più complessa: pochi colossi dell’intelligenza artificiale assorbono fiumi di capitali, il numero di operazioni crolla ai minimi da un decennio e il mercato delle uscite resta in apnea

Il primo semestre del 2026 resterà nella memoria del venture capital per i numeri stratosferici fatti registrare nei primi tre mesi dell’anno, quando i capitali investiti hanno superato qualsiasi precedente record trimestrale. Eppure, a una lettura più attenta dei rapporti diffusi da KPMG Private Enterprise e CB Insights, il quadro che emerge è quello di un mercato spaccato in due. Da una parte troviamo una manciata di giganti tecnologici che si aggiudicano cifre fuori dall’immaginazione, mentre dall’altra spicca un’assenza di liquidità per la stragrande maggioranza delle startup, alle prese con un numero di operazioni in caduta libera e prospettive di exit sempre più scure.

Partiamo dal report Venture Pulse di KPMG, che certifica come nel solo primo trimestre del 2026 gli investimenti hanno raggiunto i 330,9 miliardi di dollari, più del doppio rispetto agli 128,6 miliardi dell’ultimo trimestre del 2025. Una crescita impetuosa, ma trainata da un pugno di operazioni gigantesche, con dieci tornate di finanziamento superiori ai due miliardi di dollari, che da sole hanno fruttato oltre 206 miliardi di dollari. Come era facile prevedere, è ormai consolidato come asset principale in cui si investe il settore dell’intelligenza artificiale, con le aziende statunitensi a prendersi (quasi) tutto con i round faraonici di OpenAI (122 miliardi), Anthropic (30,6 miliardi), xAI (20 miliardi) e Waymo (16 miliardi), che hanno letteralmente riscritto la classifica storica degli investimenti. Sul piano geografico, l’America ha attratto da sola più dell’80% del totale mondiale, mentre l’Europa è riuscita a toccare il massimo degli ultimi quattordici trimestri (25,7 miliardi) e l’Asia ha raggiunto il suo picco da dodici trimestri (31,8 miliardi).

Anche il report State of Venture di CB Insights ha confermato la portata storica del trimestre, anche se con una stima leggermente più contenuta degli investimenti totali, pari a 285,5 miliardi di dollari, ma il dato più interessante riguarda il numero di operazioni, crollato del 15% su base trimestrale, scendendo al di sotto delle settemila transazioni. Per ritrovare un numero simile di transazioni si deve tornare indietro di un decennio, al 2016. Il picco di capitali coincide con il minimo storico del numero di startup finanziate, con una contrazione del 61% rispetto all’apice toccato nel primo trimestre del 2022.

Proseguendo nel secondo trimestre, i dati di CB Insights mostrano un leggero rallentamento ma la tendenza di fondo non cambia: gli investimenti si sono attestati a 212,9 miliardi di dollari, mantenendo il semestre su livelli comunque elevati. Prosegue anche il trend dimensionale delle operazioni, con il numero di transazioni sceso ai minimi decennali e ben 263 mega-round che hanno prosciugato l’81% delle risorse disponibili. Anche il ritmo di nascita di nuovi unicorni è crollato di oltre due terzi rispetto al trimestre precedente.

Provando a incrociare le rilevazioni delle due società, emerge un’interessante divergenza metodologica che spiega i diversi numeri assoluti: mentre KPMG conta poco più di ottomilaquattrocento operazioni nel primo trimestre, CB Insights ne rileva meno di settemila, probabilmente a causa di differenti perimetri di inclusione dei round più piccoli o di alcune aree geografiche. Ma le conclusioni strategiche dei due osservatori sono sostanzialmente sovrapponibili e delineano quattro grandi tendenze comuni.

La prima, e forse la più scontata, è il predominio assoluto dell’intelligenza artificiale, che non solo guida i volumi ma definisce le traiettorie dell’intero ecosistema. Nel secondo trimestre, CB Insights ha addirittura coniato il termine “Physical AI” per descrivere l’ascesa dei modelli fondamentali per la robotica, che in sole quindici operazioni hanno raccolto 9,2 miliardi di dollari. La seconda tendenza, strettamente legata alla prima, è l’inarrestabile concentrazione del capitale in poche mani: non si tratta di una ripresa diffusa, come sottolineano entrambi i rapporti, ma di una bolla ristretta in cui si fanno meno scommesse, in stadi più avanzati, con assegni sempre più sovradimensionati. La terza novità riguarda l’emergere di nuovi settori caldi, come la difesa autonoma, le infrastrutture spaziali e le tecnologie dual-use, che stanno attirando l’interesse degli investitori sospinti dalle crescenti tensioni geopolitiche. La quarta, e forse più preoccupante, è il collo di bottiglia delle uscite: le quotazioni in Borsa restano episodiche e incerte, mentre le acquisizioni stanno diventando la via di fuga privilegiata per gli investitori, con il mercato secondario delle società private che cerca di sopperire alla mancanza di liquidità.

Il primo semestre del 2026 passerà alla storia per i numeri da capogiro, ma che riguardano una ristretta élite di aziende: l’inverno dei finanziamenti per chi prova a emergere non è affatto finito, e il crescente divario tra chi riesce a strappare round multimiliardari e chi fatica a chiudere un seed financing rischia di ridisegnare in modo permanente la geografia dell’innovazione.