Il mercato matura: round più grandi, meno operazioni, l’AI avanza ma resta sotto la media continentale. Presentato a Wave by Vento l’Osservatorio trimestrale di Growth Capital e Italian Tech Alliance
Il venture capital italiano ha vissuto quella che potremmo definire un’estate calda nel terzo trimestre 2026, ma dietro cifre assolutamente in rialzo sembra celarsi ancora qualche elemento di gelo. I primi nove mesi del 2026 segnano sicuramente un cambio di passo rispetto al recente passato, ma al tempo stesso emerge un ritardo strutturale ancora profondo rispetto ai principali ecosistemi europei. È quanto emerge dall’Osservatorio trimestrale sul Venture Capital in Italia realizzato da Growth Capital in collaborazione con Italian Tech Alliance (ITA), i cui dati sono stati presentati l’8 ottobre 2026 a Torino durante Wave by Vento, nell’incontro “Where the money is going – The state of European VC – and why Italy matters now”, che ha visto dialogare Francesco Cerruti, direttore generale di Italian Tech Alliance, e Fabio Mondini de Focatiis, socio fondatore di Growth Capital. Gli investimenti nelle startup hanno raggiunto 1,465 miliardi di euro, contro gli 855 milioni dello stesso periodo del 2025, con un incremento del 71%, ma il numero delle operazioni, tuttavia, è sceso da 306 a 210, quasi un terzo in meno. Il mercato, in estrema sintesi, seleziona di più e punta più in alto.
Nel solo Q3 2026 sono stati chiusi 56 round per 641 milioni di euro complessivi, divisi in due mega round, nove operazioni di Serie A, una di Serie B e tre di Serie C o successive. Dieci le exit registrate nel periodo. A dominare la scena è stato il Serie D di Exein da 234 milioni di euro, mentre sul fronte della raccolta, il trimestre ha visto nascere quattro nuovi fondi di venture capital, che hanno messo insieme 128 milioni. Dopo Exein, un round riservato da 108 milioni nelle scienze della vita (Serie C), seguito da Rent2Cash con 100 milioni (Serie A), Newcleo con i 75 milioni della terza tranche del suo Serie A e WeRoad, con un Serie C da 49 milioni. È la dimensione delle operazioni, però, a dare il polso di una sofferenza sommersa, perché se il round medio dei primi nove mesi vale 7 milioni di euro, contro i 4,1 milioni dell’intero 2025, e quello mediano sale a 2 milioni, da 1,1, i livelli più alti della serie storica avviata nel 2021, a soffrire sono soprattutto le aziende nelle fasi iniziali, con i finanziamenti Pre-seed e Seed diminuiti del 37% rispetto allo stesso periodo del 2025, passando da 183 a 116 operazioni. Al contrario, i round dalla Serie B in avanti sono raddoppiati, arrivando a 18 e raccogliendo da soli 648 milioni di euro, il 44% del capitale complessivamente investito. La crescita delle imprese oltre le prime fasi sembra iniziare a farsi largo, ma ponendo a rischio le opportunità disponibili per le nuove iniziative imprenditoriali.
Il problema è sostanzialmente che gli investimenti, per virare verso il finanziamento tardivo, da qualche parte tagliano. E lo fanno verso il basso. Il punto è quello di riuscire a trasformare i casi di eccellenza in un percorso più diffuso di crescita, in un sistema più maturo dalla base alla vetta senza stringimenti intermedi che rischiano, a un certo punto, di far mancare la base per i piani più alti. Serve più capitale privato, più investitori istituzionali, maggiore coinvolgimento delle corporate e una pipeline più robusta di exit. Il 2026 non segna ancora il ritorno alla stagione espansiva del 2021-2022, ma segna qualcosa di potenzialmente più importante: il passaggio da un ecosistema che cresceva soprattutto per numero di iniziative a un mercato che inizia a misurarsi sulla qualità, sulla scala e sulla capacità di generare campioni internazionali. Si tratta ora di mettere a sistema la crescita senza lasciare in ritado nessuno dei momenti di crescita e di sviluppo di una startup.
Il margine c’è, così come c’è ancora molto da fare, visto che l’Italia resta distante per scala e intensità di investimento dai principali ecosistemi europei. Nel primo semestre 2026, il mercato italiano si è attestato a 673 milioni di euro, contro circa 13,2 miliardi nel Regno Unito, 5,3 miliardi in Germania, 4,1 miliardi in Francia e 1,9 miliardi in Spagna. Il divario è ancora più evidente se osservato su base pro-capite, dove l’Italia registra circa 11 euro per abitante, rispetto a 190 euro nel Regno Unito, 64 in Germania, 62 in Francia e 40 in Spagna. Il gap non è quindi solo dimensionale, ma riflette una minore densità dell’ecosistema, una minore profondità del capitale disponibile e un mercato delle exit ancora meno sviluppato.
In Europa il numero di round è in linea con il 2025, mentre il capitale investito in nove mesi è già comparabile a quello dell’intero anno scorso, spinto soprattutto dall’AI. Ed è proprio sul fronte dell’intelligenza artificiale che il ritardo italiano si fa più marcato, visto che in Italia il mercato si è fermato a circa 800 milioni di euro complessivi, dei quali appena il 25% è andato a imprese legate all’intelligenza artificiale, mentre a livello europeo il dato schizza al 60%.
Guardando ai settori, nei primi nove mesi un’operazione su quattro ha coinvolto aziende Software, di gran lunga il comparto più attivo. Insieme a Life Sciences e Smart City, i tre principali settori rappresentano il 53% di tutte le operazioni e il Software guida anche per capitale investito, con 512 milioni di euro pari al 35% del totale, mentre Life Sciences (246 milioni), Smart City (209 milioni) e FinTech (195 milioni) seguono a distanza. Nel complesso i primi quattro settori rappresentano il 79% del capitale investito. Secondo Growth Capital e Italian Tech Alliance cresce anche il deep tech, con gli investimenti in imprese nate da risultati scientifici e ingegneristici passati da 59 milioni di euro nel 2021 a 244 milioni nel 2025, con altri 97 milioni nei primi sei mesi del 2026.
Il quadro che emerge è quello di un ecosistema in lenta transizione dalla fine del 2025. Da un lato, la crescita degli investimenti e l’aumento delle dimensioni dei round segnalano una maggiore capacità delle startup italiane di attrarre capitali consistenti, ma dall’altro la contrazione dei round early stage e il divario con l’Europa indicano che il percorso verso un mercato maturo è ancora lungo. Ci vuole l’impegno di tutti, investitori, istituzioni e innovatori, per crescere insieme: è questo il messaggio che viene dall’incontro di Wave by Vento.

