Contenuto esclusivo StartupNewsItalia. Il nuovo logform di StartupNewsItalia. Disegniamo il panorama di un comparto dell’ecosistema startup italiano, individuando trend e asset. Con le Top5 e le Rising5

L’AgrifoodTech è l’insieme di tecnologie applicate alla filiera agroalimentare, “dal campo alla tavola”, e rappresenta oggi uno dei comperti dell’innovazione nazionale in maggiore sviluppo, strettamente intrecciato con le eccellenze produttive dei territori e la promozione e valorizzazione del Made in Italy. L’AgrifoodTech in Italia sta vivendo una fase di espansione significativa, trainata da startup innovative, fondi specializzati e programmi di accelerazione, anche se il confronto con i principali benchmark europei evidenzia ancora un gap dimensionale e di accesso al capitale, soprattutto nelle fasi di crescita.

L’AgrifoodTech comprende soluzioni tecnologiche applicate all’agricoltura (AgriTech), alla trasformazione alimentare (FoodTech) e all’intera supply chain: robotica, intelligenza artificiale, sensori IoT, biotecnologie, nuovi materiali, economia circolare e piattaforme digitali per la sicurezza e la tracciabilità alimentare. Secondo il Rapporto 2026 di Federalimentare “La Trasformazione tecnologica dell’agroalimentare Made in Italy”, presentato a marzo 2026, nel 2025 gli investimenti in startup AgriFoodTech italiane hanno raggiunto 122 milioni di euro, con una crescita del 18% rispetto al 2024. Le startup attive mappate sono salite a 571 nel 2026 (erano 550 nel 2025), e l’ecosistema conta 20 centri di ricerca e 15 tra fondi specializzati, incubatori e acceleratori. Il valore dell’intera filiera agroalimentare italiana supera i 700 miliardi di euro, pari al 32% del PIL nazionale. Anche dal punto di vista occupazionale, il comparto è in una fase di crescita consolidata e secondo il report di Eatable Adventures per il Verona Agrifood Innovation Hub (marzo 2026) le startup attive nel 2025 hanno generato 4.410 posti di lavoro (+47% anno su anno).

Andando ad analizzare i dati disponibili del primo semestre 2026, seppur ancora parizali, l’aggiornamento di settembre 2026 offerto dal report “Agrifood Next 60” curato da beeco con ESCP e InnovUp e presentato l’8 ottobre 2026 a Torino, profila 60 startup selezionate su 14 regioni, con il 53% che ha depositato o ottenuto almeno un brevetto, il 70% che possiede tecnologie già sul mercato o in campo, e una raccolta collettiva di 82 milioni di euro (mediana di 400.000 euro per le startup finanziate), che indica il maggior problema dell’ecosistema: pur prima nell’UE per valore aggiunto agricolo (16,9% del totale), nel 2025 l’Italia è rimasta fuori dalla top 10 europea per capitale investito in startup agrifoodtech.

In Italia l’AgrifoodTech si conferma quindi un comparto in netta espansione, i cui asset principali sono concentrati in quattro ambiti: produzione e trasformazione alimentare (31,1%), agritech (27,7%), logistica e delivery (19,6%) e tecnologie per retail e HORECA (16,2%). Sul fronte tecnologico dominano intelligenza artificiale (43,8%), biotecnologie (30,5%) e machine learning (29,7%). A trainare la componente a monte è soprattutto l’agritech, che nel 2025 ha attirato circa 125,2 milioni di euro (oltre il 51% del totale degli investimenti AgriFoodTech censiti), con un incremento del 166%, sostenuto in particolare dalle bioenergie e dalle soluzioni di agricoltura 4.0, il cui giro d’affari ha superato 2,23 miliardi di euro. La maturità del sistema è confermata anche dalla struttura dei round, con quelli superiori al milione di euro passati dal 12,4% al 39,4% in un solo anno, mentre i micro-investimenti sotto i 350.000 euro scesi dal 60% al 42%.

Il panorama italiano dell’AgrifoodTech si regge inoltre su un ecosistema di acceleratori verticali, programmi corporate e hub territoriali che stanno consolidando il trasferimento tecnologico dalla ricerca al mercato. Tra i protagonisti spicca FoodSeed, l’acceleratore di Verona promosso da CDP Venture Capital con Fondazione Cariverona, UniCredit ed Eatable Adventures: in tre anni ha accelerato 21 startup con una dotazione complessiva di 15 milioni di euro e, per la Call4Startups 2026, ha innalzato l’investimento iniziale a 250mila euro per ciascuna realtà selezionata. Sul fronte degli incubatori early-stage, è recentemente nato a Siena X Combinator, promosso da Fondazione Monte dei Paschi, beeco e Università di Siena, che ha proposto un percorso ibrido di cinque mesi (luglio-novembre 2026) rivolto a startup agritech e agrifoodtech che vogliono validare soluzioni dal campo alla trasformazione, con uno sguardo all’area mediterranea. A livello nazionale, Italia Agrifood Innovation Hub (ITAIH) gestisce il Foodtech Incubator. Giunto alla seconda edizione con il supporto di Eatable Adventuresm selezionerà fino a 10 progetti su agricoltura innovativa, ingredienti next-gen, economia circolare, biotech e deep tech, accompagnandoli in un percorso di 10 settimane tra Verona e il Demo Day di febbraio 2027. Sul versante della parità di genere, EWA Grow Italia 2026, programma europeo di EIT Food implementato dal Future Food Institute, ha avviato dieci startup fondate da donne, spaziando dai biomateriali a base di micelio all’agricoltura rigenerativa, dall’enoturismo accessibile all’AI per la conformità agricola. Non mancano gli hub territoriali, come Le Village by CA di Crédit Agricole, con presidi a Milano, Parma, Padova, Sondrio e Catania, che ha superato le 200 startup nel proprio ecosistema così come, tra i grandi player industriali, realtà come Cereal Docks, che opera attraverso il proprio braccio di corporate venture capital Grey Silo Ventures investendo in fermentazione, proteine green, ag-tech e agricoltura cellulare, affiancando le startup con sinergie industriali dirette.

Ma quali sono le startup di punta dell’ecosistema AgrifoodTech italiano? E su quali puntare nel futuro? Non siamo andati solamente a osservare metriche e round, ma abbiamo unito le storie e le professionalità dei founders, l’essersi distinte nei più interessanti premi e contest di settore e valutato l’impatto mediatico delle soluzioni proposte per elaborare la nostra, personalissima lista delle TopFive e delle RisingFive startup per questo 2026 (in rigoroso ordine alfabetico):

TopFive AgrifoodTech Italia:

3Bee: fondata nel 2017 presenta come prodotto di punta HiveTech & Elementa, piattaforme basate su biometria, bioacustica e sensori IoT per il monitoraggio della biodiversità e dello stato della vegetazione e delle api e ha raccolto negli ultimi 3 anni oltre 9 milioni di euro guidati da fondi ad impatto ESG. La startup è stata selezionata dall’EIC con un bando da 2,3 milioni a fine 2023.

Agricolus: fondata nel 2017 elabora Agricolus Cloud, piattaforma SaaS di Smart Farming per l’agricoltura di precisione dotata di sistemi di supporto alle decisioni (DSS), modelli previsionali per attacchi parassitari e gestione dell’irrigazione. Ha vinto il titolo di migliore startup italiana Agtech agli South Europe Startup Awards 2020 e ottenuto il Seal of Excellence della Commissione europea e il premio come miglior team al Global Agripreneurs Summit 2019. Negli ultimi 3 anni ha ricevuto oltre 3 milioni di euro tra aumenti di capitale, bandi PNRR e progetti Horizon Europe.

Evja: fondata nel 2015, opera nel segmento della precision farmin con una piattaforma di sensori microclimatici e modelli predittivi per il monitoraggio e la gestione intelligente delle colture per serra e pieno campo per supportare le decisioni dell’agricoltore trasformando i dati ambientali in indicazioni operative. La startup ha ricevuto 4,2 milioni di euro nel round seed 2023 guidato da CDP Venture Capital ed è l’unica startup italiana selezionata per Next Heroes in Food & Agtech (2026).

Planet Farms: fondata nel 2018, opera nel segmento del Controlled Environment Agriculture, producendo insalate e prodotti freschi coltivati in sistemi di Vertical Farming industriale idroponica a ciclo chiuso ad altissima automazione senza pesticidi. È oggi una delle realtà italiane più visibili nell’agricoltura in ambiente controllato, grazie a un modello che combina automazione e coltivazione indoor, dichiarando un risparmio del 95% di acqua e del 90% di suolo. Nel novembre 2023 ha chiuso un round da 40 milioni di dollari (circa 36,6 milioni di euro), portando la raccolta totale a 140 milioni di dollari.

xFarm Technologies: fondata nel 2017 si occupa di digitalizzazione agricola con xFarm Platform, ecosistema di gestione integrata che combina sensoristica IoT, dati satellitari, algoritmi di AI e telemetria per grandi filiere e aziende agricole, dalla pianificazione delle colture alla gestione delle risorse e alla tracciabilità. Ha chiuso un Series C da 36 milioni guidato da Partech, dopo il Series B da 17 milioni del 2022, per un totale di 56 milioni raccolti ed è stata premiata come “Italian Startup of the Year” a SIOS24, oltre a figurare al 12° posto della FoodTech 500 nel 2026. Nel 2026 è anche tra le quattro startup italiane della Top 100 Rising European Startups di VivaTech.

RisingFive AgrifoodTech Italia:

Aflabox: fondata nel 2024, ha chiuso nel 2026 un seed da 1,35 milioni guidato da CDP Venture Capital. Il prodotto è una piattaforma portatile che combina imaging UV, IA e dati geolocalizzati per rilevare micotossine e valutare la qualità commerciale dei cereali. L’analisi è progettata per essere eseguita direttamente nei luoghi di produzione, stoccaggio e commercializzazione. Risulta essere una delle candidate più interessanti per la convergenza tra AI, hardware e food safety.

Agrisky: fondata nel 2023 e accelerata nell’ultimo anno da FoodSeed con un finanziamento pre-seed da 250.000 €, è incubata da ITAIH (Italia Agrifood Innovation Hub). AGRI-EYE, il prodotto di punta, è uno scanner robotico autonomo su binario integrato con visione computazionale e AI, progettato per rilevare precocemente infezioni e patogeni all’interno delle serre indoor. Il monitoraggio è automatizzato e continuo. Nel 2023 ha vinto il premio LVenture Group alla finale di Start Cup Lazio.

Altered Materials: spin-off accademico congiunto del 2024 del Politecnico e dell’Università di Torino, produce materiali bio-funzionali ricavati dagli scarti delle lavorazioni agricole per creare imballaggi e rivestimenti attivi capaci di estendere la shelf-life degli alimenti in modo naturale. La startup lavora su materiali che consentono di migliorare il rilascio dei principi attivi biologici, riducendone la dispersione nell’ambiente. Ha chiuso un finanziamento pre-seed da 250.000€ nell’ambito FoodSeed 2026 di CDP.

Capio Robotics: attiva dal 2024 nel campo della Robotica soft, elabora soluzioni di Soft-Gripping robotico dotate di sensori di tatto e visione 3D, studiate per la movimentazione e il confezionamento di frutta delicata senza causare micro-ammaccature. Ha chiuso la fase pre-seed con un finanziamento da 150.000 euro nell’aprile 2026. È stata vincitrice del RoboPitch alla conferenza I-RIM (Roma), premiata ad Agrifood Next ed è arrivata seconda all’EELISA European University Innovation – CoCreate Workshop.

NewOil Technologies: spin-off del 2024 del Politecnico di Torino e selezionata dal programma nazionale FoodSeed, ha vinto con il suo prodotto di punta Oleogel Clean-Label, tecnologia che trasforma oli vegetali liquidi in oleogel capaci di sostituire i grassi saturi nei cibi processati fino all’80%, un grant ERC Proof of Concept nel 2024. Nell’ultimo anno ha ricevuto un finanziamento pre-seed da 250.000€ guidato da FoodSeed/CDP Venture Capital, il Premio Speciale Invitalia “Imprenditoria Femminile” e il premio YEP al Premio Nazionale per l’Innovazione.

Il futuro dell’intero comparto sembra virare in definitiva verso una AI pervasiva e la “physical AI” sempre più integrata nei macchinari e nei processi come componente embedded, mentre la convergenza deep tech – industria sarà sempre più incentrata su tecnologie sviluppate in laboratorio che hanno però necessità di tradursi velocemente in capacità industriale scalabile, mentre molte startup superano la fase di validazione ma non trovano capitali per la scala produttiva. La pressione normativa e la domanda di sostenibilità spinge invece sempre più l’economia circolare e l’upcycling verso soluzioni di recupero di scarti e sottoprodotti, con modelli di business basati su biofertilizzanti, biostimolanti e ingredienti funzionali.

Superare il gap di scalabilità diventa il punto essenziale della crescita, perché il 58% delle startup oggi resta in fase seed e il 28% in post-seed. Servono fondi di crescita e strumenti di debito/equity per l’industrializzazione, ma anche infrastrutture abilitanti e dati standardizzati, banda rurale, piattaforme condivise per l’IA e l’IoT. La crescita passerà sempre più in futuro da un trasferimento tecnologico più efficace, politiche industriali e appalti innovativi e, in conclusione, da visibilità internazionale: l’Italia è prima in Europa per valore aggiunto agricolo ma fuori dalla top 10 per investimenti e programmi di internazionalizzazione e attrazione di fondi esteri possono e devono riportarci nelle posizioni di testa che le competono per ricchezza e qualità dei prodotti dei nostri territori.