L’altra faccia dell’intelligenza artificiale: data center tra corsa globale, record energetici e scommessa italiana

Il mercato globale dei data center ha raggiunto dimensioni colossali, attirando l’attenzione dei più grandi investitori istituzionali, ma producendo anche preoccupazioni in merito a richieste energivore incredibili e sostenibilità nella produzione di elettricità

Mentre l’intelligenza artificiale si afferma sempre di più come motore quasi unico degli investimenti in VC globali, c’è un altro fattore, direttamente collegato all’AI, che rischia di rappresentare nei prossimi anni insieme un asset di grandi investimenti e un problema di approvvigionamento energetico e tutela ambientale: è la corsa silenziosa per costruire i data center che alimentano i nuovi modelli il rovescio della medaglia del boom dell’IA con il suo insaziabile appetito elettrico.

Secondo i dati di S&P Global Energy citati nella Statistical Review of World Energy, il consumo globale di energia dei data center ha raggiunto quasi 800 terawattora nel 2025, quasi il doppio rispetto ai 400 terawattora del 2020. Per dare un’idea, si tratta di una cifra superiore al consumo annuo di elettricità della Germania, la terza economia mondiale. E il trend è destinato ad accelerare: le proiezioni indicano che entro il 2030 il consumo di elettricità dei data center raddoppierà nuovamente, superando i 1.500 terawattora, un valore equivalente al consumo residenziale totale degli Stati Uniti nel 2025. Stati Uniti che rappresentano il mercato più grande, con una domanda che supererà i 300 terawattora nel 2025, seguiti dalla Cina e, a distanza, dall’Europa.

Conseguenzialmente, il mercato globale dei data center ha raggiunto dimensioni colossali, attirando l’attenzione dei più grandi investitori istituzionali. L’operazione più eclatante degli ultimi giorni è l’accordo tra Meta e BlackRock per il nuovo campus di data center AI a El Paso, in Texas. Il progetto, da 14 miliardi di dollari e un gigawatt di potenza, vedrà BlackRock rilevare l’80% dell’infrastruttura, mentre Meta conferirà il terreno e le opere già realizzate per circa 2,3 miliardi di dollari. L’operazione introduce una nuova strategia finanziaria, in cui il capitale privato sostiene i sogni tecnologici delle Big Tech, in un contesto dove le previsioni di spesa per aziende come Meta, Alphabet e altre continuano ad aumentare, spinte dall’aumento dei prezzi dei chip di memoria e dai costi aggiuntivi dei data center, preoccupando gli investitori.

Se il dato economico inventa nuove soluzioni di finanziamento per scongiurare tonfi improvvisi in Borsa (vedi Meta all’annuncio di un incremento dei costi), la dimensione infrastrutturale rischia di essere ancora più complessa, seppur di maggiori prospettive di innovazione e crescita. Creare data center sempre più mastodontici ed energivori utilizzando reti e fonti odierne infatti non è più possibile e la risposta non può che essere duplice: efficienza e fonti rinnovabili. L’espansione delle energie rinnovabili e della capacità di accumulo giocherà un ruolo chiave nel soddisfare il crescente fabbisogno e un esempio lo abbiamo proprio in casa nostra, con il Green Data Center di Eni, operativo dal 2013, infrastruttura all’avanguardia che ospita i supercomputer HPC6 e HPC7 che, combinati, consentono al gruppo di superare la soglia dell’Exascale, confermandosi tra le realtà industriali con la maggiore capacità di supercalcolo al mondo. Se l’ambientalismo non trova sponda nelle politiche degli stadi, rischiamo che alla fine lo imporranno data center e intelligenza artificiale.

Una soluzione green che l’Italia potrebbe percorrere in una corsa che ci vede non al primissimo posto, sicuramente, ma che annovera progetti e programmi di sicuro impatto nell’immediato futuro, come ad esempio il nuovo fondo promosso da Polis che punta a raccogliere 200 milioni di euro, estendibili fino a 250, per sviluppare siti pronti per la costruzione di data center e l’apertura, da parte di Eni, delle proprie infrastrutture di calcolo avanzato a aziende, startup e centri di ricerca, offrendo capacità computazionali e servizi per lo sviluppo di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale, secondo una strategia più ampia che include anche una partnership con Catzna Data Center per realizzare un AI Data Campus di nuova generazione.

L’obiettivo è contribuire a colmare il ritardo italiano in un settore destinato a crescere, in un momento in cui la capacità di calcolo sta diventando un elemento chiave per la competitività industriale e per la sovranità tecnologica. La sfida, per l’Italia, è trasformare questa opportunità in un motore di sviluppo, magari creando energia sempre più pulita…