Venture Capital e Gender Gap: l’Italia insegue l’Europa

Il Venture Capital femminile italiano ha visto crescere la presenza di donne nei team di investimento, ma la distribuzione del capitale reale non riesce ancora a seguire questo trend

Il mondo del Venture Capital continua a parlare prevalentemente al maschile: è quanto emerge dal nuovo Impact Report intitolato The Infrastructure of Change di Diversity VC, rilasciato ad aprile, che delinea un’Europa capace di mostrare segnali di maturazione e l’Italia che fatica ancora a scardinare vecchi bias strutturali. Il Venture Capital femminile italiano ha visto infatti da una parte crescere la presenza di donne nei team di investimento, arrivando a circa il 14-15% dei General Partner, ma la distribuzione del capitale reale non riesce ancora a seguire questo trend. Al contrario, le startup a guida femminile, in Italia, continuano a raccogliere percentuali minime degli investimenti (circa 367 milioni di euro nel primo trimestre 2026), addirittura una quota inferiore alla soglia del 3-5% per quanto riguarda team all-female, meglio nel caso di team “misti” con almeno una co-founder donna, confermando una visione degli investitori che percepisce la presenza femminile come un valore aggiunto certamente, ma non ancora come un motore autonomo.

L’Europa è, oggettivamente, più avanti, anche se le criticità ci sono: se a livello continentale il 2025 e l’inizio del 2026 hanno segnato un record per il venture capital europeo con oltre 22 miliardi di euro raccolti nel solo primo trimestre del 2026, il report evidenzia infatti come l’accesso ai capitali per le startup al femminile presenti comunque delle disparità, attestandosi a circa 5,7 miliardi di euro nell’ultimo anno monitorato, solo il 12% del capitale totale (che è comunque il doppio, se non il triplo abbondante della percentuale italiana). Alcuni dati manifestano però che il mondo del Venture inizia a tenere presente la specificità delle startup al femminile come un elemento di investimento, visto che nel Regno Unito e nei paesi nordici la percentuale di fondi con team di soli uomini si è dimezzata nell’ultimo decennio, ma soprattutto, ed è il dato più eclatante del report di Diversity VC, i team femminili tendono a generare ritorni finanziari superiori o uguali ai colleghi maschi, pur ricevendo, in media, 700.000 euro in meno per singolo round.

Perché allora continua questo ritardo? Il repor identifica nel “bias di affinità” il principale ostacolo: gli investitori (uomini) tendono a finanziare fondatori in cui si rispecchiano, in un circolo vizioso che esclude talenti femminili, specialmente nei settori ad alta intensità tecnologica come l’AI e il Deep Tech, che nel 2026 stanno drenando quasi la metà dei capitali disponibili. Una impostazione “mentale” prima ancora che culturale che rischi di far perdere un contributo all’economia globale importante e in crescita, per l’Italia in prospettiva duplice: aumentare la massa critica dei capitali investiti (ancora lontana dai volumi di Francia e Germania) e garantire che questi siano distribuiti con criteri di equità.