Venture Capital Scanner 2026: l’Italia avvicina il VC europeo

Valutati rispetto al biennio 2023-2024 e con proiezioni sugli ultimi 8 anni, gli investimenti in VC a livello nazionale crescono avvicinando la media europea

L’ultima edizione del report 2025 Venture Capital Scanner di Bain & Company Italia fotografa un 2025 da record per il Venture Capital italiano, segnato dal superamento di soglie storiche nonostante le complessità geopolitiche globali. Pubblicato il 16 marzo 2026, lo studio offre un focus specifico sul VC nazionale nel lungo periodo di otto anni (2017-2025) e un’ulteriore certificazione dell’avvenuto assestamento del mercato dopo il 2023-2024, con il 2025 dove il Venture Capital in Italia ha raggiunto quota 1,5 miliardi di euro. Il dato rappresenta un incremento del +40% a valore rispetto al 2024, grazie al contributo di round di dimensione significativa, con una dinamica di crescita nettamente superiore alla media europea, che nello stesso periodo si attesta a +3,8%. Nel 2025 si sono registrate 262 operazioni, in lieve contrazione (-5%) rispetto al 2024. Parallelamente, la dimensione media dei round è aumentata in modo significativo (+48%), raggiungendo 5,8 milioni di euro e il trend italiano tra il 2017 e il 2025 mostra una crescita solida con un tasso annuo composto (CAGR) del +22%.

“Il 2025 si è rivelato un anno molto positivo per il Venture Capital italiano. L’ecosistema nazionale è in ottima salute, ma l’Italia resta ancora marginale in termini di scala: questo è il momento giusto per consolidare i progressi e recuperare terreno. Il risultato non è solo quantitativo, ma riflette anche una maggiore qualità delle aziende finanziate e la loro capacità di attrarre capitali lungo percorsi di crescita più strutturati”, commenta Emanuele Veratti, Senior Partner e Digital Practice Leader Italia di Bain & Company.

Il punto di analisi più interessante è quello che individua, per la prima volta, nel mix dimensionale italiano delle operazione, una somiglianza con quello dei partner europei, grazie ai Mega e Large Deal che arrivano a rappresentare il 46% del valore investito (contro il 52% della media europea), seppur con un legame ancora forte dell’ecosistema degli investimenti con gli Small Deal, al 29% del valore contro il 16% in Europa. In termini di tipologia, il Seed pesa per il 22% del valore (vs. 11% in Europa), riducendo l’incidenza complessiva di Early e Late Stage (75% vs. 85% in Europa).

Il report evidenzia una polarizzazione settoriale e geografica molto netta, con la Lombardia leader indiscussa che concentra oltre il 60% degli investimenti cumulati raccolti tra il 2016 e il 2025, e il comparto Tech che assomma il 50% del totale nazionale (superando il 42% della media europea) con circa 760 milioni di euro investiti, seguito da un Healthcare in forte espansione, trainato dalle biotecnologie e dalle soluzioni digitali per la salute e dalla Generative AI, che pesa soprattutto come driver trasversale in quasi tutti i deal tecnologici.

Per il 2026 l’Outlook è sicuramente positivo, pur nella prospettiva di una necessaria normalizzazione dopo il boom del 2025. “Nel 2026 il mercato del Venture Capital italiano potrebbe evolvere verso una fase di progressiva normalizzazione dopo il picco registrato nel 2025. Le prospettive restano positive, sostenute dall’interesse per Tech e Healthcare, dall’accelerazione dell’intelligenza artificiale e dalla crescente attenzione verso deep tech e innovazione industriale. Allo stesso tempo, il contesto macroeconomico e geopolitico continuerà a influenzare la selettività degli investitori, che resteranno focalizzati sulla qualità delle soluzioni tecnologiche e sulle prospettive di profittabilità di medio periodo. In questo scenario, la crescita del mercato dipenderà sempre più dalla capacità di attrarre capitali internazionali e di sostenere round di dimensioni maggiori. Infine, percorsi di exit chiari ed efficienti restano una componente essenziale di un ecosistema maturo e rafforzarli, anche attraverso il coinvolgimento delle corporate e lo sviluppo del mercato secondario, significa aumentare la liquidità e creare le condizioni per nuovi cicli di investimento nei prossimi anni”, conclude Veratti.