Industrial Accelerator Act: dall’UE misure per una manifattura “Made in Europe” e Green

L’Atto rappresenta il progetto-base del Clean Industrial Deal, il pacchetto di misure volto a ridefinire la sovranità industriale dell’Unione in un’ottica green e sostenibile

Con la presentazione dell’Industrial Accelerator Act (IAA), il 4 marzo la Commissione Europea ha ufficialmente lanciato il progetto-base del Clean Industrial Deal, il pacchetto di misure volto a ridefinire la sovranità industriale dell’Unione in un’ottica green e sostenibile che rappresenti al contempo un rilancio del comparto manifatturiero europeo. Si parte infatti dall’impatto in caduta che il settore ha avuto sul Pil europeo, sceso al 14,3% nel 2024, toccando i minimi storici rispetto agli anni ’90, con l’ambizione di riportare questa quota al 20% entro il 2035. Per farlo, si punta a ridurre le dipendenze strategiche dai paesi terzi e a proteggere le imprese dai costi energetici elevati e dalla concorrenza globale aggressiva.

Tre le direttrici principali lungo cui si articola il provvedimento: per quanto riguarda gli Appalti Pubblici e Criteri di Origine vengono introdotti requisiti mirati per favorire i prodotti realizzati all’interno dell’Unione. Settori chiave come acciaio, cemento e alluminio impiegati in infrastrutture e trasporti dovranno rispettare standard rigorosi di “basso contenuto di carbonio” e, in molti casi, di origine europea per accedere ai regimi di sostegno pubblico. Poiché uno dei freni principali all’industria europea è la burocrazia, l’IAA prevede la creazione di Aree di accelerazione della produzione industriale che gli Stati membri dovranno designare entro un anno. In queste zone, le procedure di autorizzazione saranno semplificate e digitalizzate, riducendo drasticamente i tempi di attuazione dei progetti. Infine, saranno vincolati a condizioni precise gli Investimenti esteri superiori a 100 milioni di euro per i settori emergenti come batterie, veicoli elettrici e materie prime critiche e si dovrà garantire un livello minimo di occupazione europea del 50%, favorendo il trasferimento di tecnologie e conoscenze nel territorio dell’Unione.

Inizialmente il nome dell’atto avrebbe dovuto essere quello di “Industrial Decarbonisation Accelerator Act”, ma l’ampliarsi della prospettiva di azione ha suggerito (forse anche in un’ottica più “politicamente” accettabile in alcuni contesti?) la rimozione del termine “decarbonizzazione”, puntando sul concetto acquisito che la transizione ecologica non è solo un obiettivo ambientale, ma lo strumento principe per la sicurezza economica e l’autonomia strategica.

Il percorso è ancora lungo: il testo dovrà ora essere negoziato con il Parlamento e il Consiglio UE e la sfida sarà bilanciare la protezione dell’industria locale con il mantenimento di un mercato aperto, senza trascurare le piccole e medie imprese che, grazie alla riduzione del carico amministrativo, potrebbero essere le vere beneficiarie di questa rivoluzione normativa.