Azimut Agrifood Mezzogiorno: primo closing a 70 milioni

Il Fondo dedicato all’Agrifood “made in South” mira a colmare il gap storico nei finanziamenti alla filiera agroalimentare del Mezzogiorno nei confronti del Nord del Paese

Il Gruppo Azimut ha ufficializzato il primo closing da 70 milioni di euro per il suo nuovo fondo Azimut Agrifood Mezzogiorno (costituito come SCA SICAV RAIF), il veicolo d’investimento dedicato alla filiera dell’agroalimentare nel sud Italia, forte anche della partecipazione istituzionale di Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e Mediocredito Centrale (MCC) in qualità di anchor investor con la sottoscrizione di quote significative. La partecipazione istituzionale rappresenterà un’ulteriore garanzia per attrarre ulteriori capitali privati, con l’obiettivo finale di superare una raccolta complessiva tra i 100 e i 120 milioni di euro nelle fasi successive. Innovativo anche lo strumento del direct lending, una forma di erogazione diretta di credito alle imprese, che permette alle società di ottenere capitale di debito senza passare necessariamente per gli sportelli bancari classici, puntando su una maggiore flessibilità e tempi di risposta rapidi, più in linea con gli investimenti stagionali o legati a cicli produttivi agricoli tipici dell’asset agroalimentare.

Il punto centrale è però costituito dal raggio in cui opererà il Fondo, che andrà a sostenere la filiera italiana proprio nelle realtà e nei luoghi dove maggiore è la richiesta di innovazione e più ampio gap creditizio che storicamente penalizza le imprese meridionali rispetto a quelle del Nord. Realtà che rappresentano già eccellenze locali con un solido modello di business, ma che necessitano di una spinta finanziaria per compiere il salto di qualità come Piccole e Medie Imprese (PMI) e Mid-Cap situate nelle otto regioni del Mezzogiorno, ovvero Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia beneficeranno di importanti investimenti per investire in agricoltura 4.0, migliorando la tracciabilità e l’efficienza produttiva e in sostenibilità ambientale, con un occhio all’internazionalizzazione per trasformare le realtà locali in attori capaci di competere stabilmente sui mercati esteri, portando il valore del “Made in South” oltre i confini nazionali.

Le ricadute si prospettano notevoli, perché grazie alla valorizzazione del patrimonio agricolo e agroindustriale del Sud attraverso strumenti finanziari evoluti, si punta a generare un impatto positivo non solo sui bilanci delle aziende, ma anche sui livelli occupazionali e sull’intero ecosistema sociale dei territori coinvolti.