Il circolo vizioso degli incendi e il ruolo delle startup: perché prevenire non è più un’opzione

Le misure di contenimento sul campo sono utili, ma da sole rischiano di crollare davanti a eventi meteorologici estremi. La vera svolta richiede politiche climatiche di mitigazione e interventi strutturali basati sull’innovazione tecnologica

Siamo di fronte a un vero e proprio circolo vizioso climatico: l’aumento globale delle temperature genera incendi sempre più devastanti e frequenti, i quali rilasciano enormi quantità di carbonio nell’atmosfera, accelerando ulteriormente il riscaldamento globale. Continuare a gestire questo fenomeno rincorrendo le emergenze con interventi a posteriori non è più sostenibile.

Un nuovo studio del Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK), pubblicato su Global Change Biology, lo dimostra con i numeri: anche contenendo il riscaldamento entro 1,8°C, entro fine secolo la superficie bruciata in Europa crescerà del 39%. Nello scenario ad alte emissioni (+3,6°C), l’area devastata dalle fiamme quasi triplicherà (+192%). Le misure di contenimento sul campo sono utili, ma da sole rischiano di crollare davanti a eventi meteorologici estremi. La vera svolta richiede politiche climatiche di mitigazione e interventi strutturali basati sull’innovazione tecnologica.

In questo contesto, la tecnologia e il mondo startup offrono strumenti avanzati in grado di passare dalla sola risposta “antincendio” a una reale prevenzione e rilevazione precoce come dimostrano alcune realtà italiane e mondiali.

Ad esempio, A2net (Italia) che sviluppa Silvanet, sistema di monitoraggio ambientale basato su sensori IoT e algoritmi proprietari per identificare precocemente focolai e variazioni microclimatiche nei boschi, consentendo interventi tempestivi prima che il fuoco diventi ingovernabile o Dryad Networks (Germania) che propone una rete di sensori “naso elettronico” (IoT) installati sugli alberi, capaci di rilevare i gas emessi nelle prime fasi di combustione (fase di smoldering) e inviare allerte tramite rete satellitare/LoRaWAN in pochissimi minuti.

BurnBot (USA), invece, combina robotica, droni e sistemi a combustione controllata per effettuare la gestione del combustibile vegetale e creare fasce tagliafuoco in modo rapido, sicuro ed economico rispetto alle tecniche tradizionali. Infine Overstory (Paesi Bassi), che utilizza l’intelligenza artificiale applicata alle immagini satellitari ad alta risoluzione per monitorare la salute della vegetazione e lo stress idrico delle foreste, consentendo alle utility e agli enti locali di prevedere le aree a più alto rischio d’innesco.

Questo dimostra che le soluzioni tecnologiche esistono e ci raccontano che prevenire è possibile, ma l’innovazione da sola non basta se resta isolata in progetti pilota o confinata nei laboratori. Spetta alla politica assumersi la responsabilità di guidare questa transizione, abbandonando la logica della gestione straordinaria per farsi regista e propulsore di una strategia di prevenzione a lungo termine.

Servono decisioni coraggiose e un’azione istituzionale coordinata per mobilitare anche i capitali privati e la finanza: senza una regia politica forte e lungimirante, rischiamo di lasciare sul campo risorse preziose. Investire oggi nella prevenzione strutturale e nel supporto alle startup non è soltanto una scelta ecologica: è l’unica strategia economica e politica razionale per evitare che il nostro continente continui a bruciare.