Oltre la metà degli “unicorni” dell’intelligenza artificiale non ha mai pubblicato un articolo scientifico: un paradosso che solleva interrogativi sulla trasparenza e la riproducibilità di un settore che promette di rivoluzionare la scienza
È divenuta in pochissimi anni l’Alfa e l’Omega delle startup, ne determina l’esistenza per almeno il 75%, promette di rivoluzionare ogni aspetto della società umana, di scoprire nuovi farmaci, nuove tecnologie spaziali, nuovi modi di pensare, interpretare, conoscere. Eppure, l’Intelligenza Artificiale non pubblica ricerche scientifiche.
A rivelarlo è un’analisi pubblicata (appunto) sulla rivista Science, che racconta come le stesse aziende che guidano la rivoluzione dell’AI sembrano aver abbandonato una delle pratiche fondamentali della scienza, la pubblicazione aperta dei risultati. Lo studio è stato condotto da un team della Stanford University e pubblicato il 16 luglio sulla piattaforma bioRxiv, prendendo in esame 317 aziende di IA considerate “unicorni” (valutate oltre 1 miliardo di dollari) nel periodo 1998-2025. La ricerca ha cercato tra articoli scientifici, paper da conferenze e preprint, selezionando solo quelli in cui un ricercatore dell’azienda ricopriva un ruolo da primo o ultimo autore, segno di un contributo sostanziale.
E il quadro che ne è uscito attesta che più della metà delle aziende (52,4%) non ha mai avuto un ruolo di primo piano nella pubblicazione di un articolo o preprint scientifico e che l’influenza scientifica è nelle mani di pochissimi: il 5% delle aziende raccoglie oltre il 90% di tutte le citazioni. OpenAI da sola è responsabile di quasi il 40% delle citazioni totali, seguita dalla cinese Megvii (26,6%) e da Hugging Face (6,9%). Paradosso dei paradossi, nel 2025, su oltre 90.000 articoli di IA pubblicati a livello globale, solo 950 (lo 0,1%) vedevano il coinvolgimento di queste startup. Non solo, ma la produzione di contributi è opera di pochissimi addetti, rispetto alla totalità degli impiegati in aziende AI, anche nelle aziende più prolifiche, dove la produzione è concentrata in un ridottissimo gruppo di ricercatori. Basti pensare che tra i circa 4.500 impiegati di OpenAI, solo un piccolo numero di autori produce la maggior parte dei paper.
A guidare lo studio è quel John Ioannidis, celebre metascienziato di Stanford, noto per aver messo in guardia per primo sulla mancanza di studi peer-reviewed di Theranos, la startup del sangue poi rivelatasi una frode. Ioannidis considera la scarsità di documentazione scientifica nel campo dell’IA un problema profondo, la domanda da porsi di fronte all’assenza di ricerca scientifica semplice (e inquietante): Come si può giudicare se ciò che dicono le big dell’AI sia reale, validato e riproducibile?
Il punto è, però, la prospettiva secondo cui operano le big dell’AI, e cioè quello del profitto e del business piuttosto che quello della ricerca scientifica (e della condivisione dei risultati, che anzi divengono inevitabilmente elemento da secretare nei confronti dei concorrenti). Tanto è vero che la geografia della produzione di articoli scientifici rispecchia una duplicità evidente: quasi i due terzi (2/3) delle aziende cinesi hanno una produzione scientifica, mentre più della metà di quelle statunitensi non ha mai pubblicato un paper, riflettendo la chiara preferenza americana per modelli “closed source” (a codice chiuso) contro l’approccio più aperto (“open source”) delle controparti cinesi.
La ricerca, le pubblicazioni scientifiche, la comunità di esperti, tecnici e analisti di un qualsiasi campo della scienza significa crescita e progresso, così come sicurezza e, in alcuni casi soprattutto, etica. Cosa succede se ci si rifiuta di essere comunità scientifica e di informare e influenzare la scienza da una prospettiva unicamente di business? E se l’idea è quella di sviluppare senza comunicare, di implementare senza condividere risultati e procedure, cosa succederà quando qualche sistema si rivelerà differente (e peggiore) rispetto a quanto ci si aspettava dal battage di marketing che lo proponeva piuttosto che dalle evidenze scientifiche che lo sostentavano (che sono sconosciute)? Spoiler: qualcosa di simile è già successo, e se ne sono accorti in ritardo perfino gli stessi proprietari dell’AI…

