Il 2026 si annuncia come l’anno decisivo per capire se la spinta all’innovazione degli ultimi anni potrà consolidarsi in modo autonomo e duraturo, superando i divari e trasformando le sperimentazioni in valore reale per imprese, pubbliche amministrazioni e cittadini
Il report dei primi sei mesi del 2026 degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano traccia un quadro articolato dell’innovazione italiana attraverso cinque direttrici principali: innovazione tecnologica, di settore, di processo, modelli di innovazione e future making, e innovazione nella società.
Il dato più evidente è la pervasività dell’Intelligenza Artificiale, che attraversa trasversalmente tutti i settori analizzati, in un mercato italiano dell’AI che vale ormai 1,8 miliardi di euro, segnando un balzo del 50%, mentre addirittura il 71% delle grandi imprese ha avviato almeno un progetto in questo campo. Di conseguenza, la domanda di competenze specifiche è schizzata del 93% negli annunci di lavoro. Tuttavia, nella messa a sistema di competenze e opportunità rappresentate dall’AI, la sfida rimane culturale e di governance. Due dati su tutti: il 44% dei lavoratori dichiara di utilizzarla quotidianamente (con un risparmio medio di mezz’ora al giorno), ma solo il 9% delle aziende riesce a valorizzare strategicamente questo tempo guadagnato.
La dinamica viene ancor più evidenziata dal contrasto tra diversi mercati che crescono a doppia cifra, come l’IoT (10,9 miliardi di euro, +12%) o la pubblicità online (6,2 miliardi, +11%), e un’adozione che resta spesso sperimentale, soprattutto tra le PMI: ben il 76% delle piccole e medie imprese non investe né prevede di investire in AI, e quasi la metà non ha svolto attività di ricerca e sviluppo negli ultimi tre anni, anche in settori avanzati come la robotica industriale (mercato da 3,5 miliardi) o l’automazione dei processi, dove solo l’8% delle grandi aziende ha adottato l’automazione su larga scala con una visione chiara.
Il 2026 ha visto inoltre la fine del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, e l’Italia si trova a dover garantire continuità alla trasformazione digitale con risorse più contenute. I 49 miliardi di euro ricevuti in finanziamento in cinque anni, un investimento senza precedenti, non devono certo essere dispersi, ma la prospettiva di una stasi negli investimenti e di una involuzione delle risorse e quindi dell’innovazione, resta alta in un terzo delle strutture pubbliche sanitarie, che temono un ridimensionamento dei progetti avviati, e per il 22% dei Comuni, che ancora non ha una strategia definita per le Smart City dopo la scadenza dei fondi.

Tuttavia, le tecnologie che stanno ridisegnando il panorama italiano sono ben chiare, nelle dimensioni economiche come nelle prospettive. A partire dal colosso rappresentato dall’eCommerce B2c, che ha raggiunto i 62,3 miliardi di euro (+7%) e pesa ormai il 13% dei consumi (mentre in dieci anni l’Italia ha perso oltre 85.000 negozi fisici) e dai numeri del transato dei Pagamenti elettronici, che tocca il record di 518 miliardi di euro (+7%), con il 45% dei consumi che passa ormai da strumenti digitali. Cybersecurity, con un mercato che tocca 2,8 miliardi di euro e la Sanità Digitale, che presenta una spesa salita a 2,7 miliardi (+9%) e un ruolo dell’AI generativa come strumento quotidiano per molti medici, rappresentano la fase di consolidamento di asset incentivati fortemente con gli investimenti del PNRR, ma forse il dato più importante è quello che proviene dal discorso infrastrutturale legato all’AI: i Data Center, nel triennio 2023-2025, hanno visto investiti 7,1 miliardi, con 83 nuovi progetti infrastrutturali previsti entro il 2028 per un valore potenziale di oltre 25 miliardi.
Poi c’è il tema del vero valore del digitale e delle dinamiche sociali innescate da questa evoluzione. Certamente, non si misura più la semplice disponibilità della tecnologia, ma la capacità di integrarla nei processi e nelle strategie, ancora difficoltosa nel nostro Paese, mentre il 50% dei senior che teme di restare escluso dall’innovazione digitale e i giovani che invece vivono il digitale in modo radicato, ma con l’AI che rappresenta sia un’opportunità che un rischio, sono indizi e campanelli d’allarme che impongono una nuova riflessione sul tema della progettazione responsabile.

