La rivincita verso il “gigantismo” statunitense, fatto di database sterminati e di consumi energetici spaventosi per far girare i modelli AI parte dall’Italia: con Ipazia l’integrazione e il controllo del workflow contano più della dimensione del database

WorkArena è una sorta di palestra di sopravvivenza per “agenti web” dove, a differenza dei test tradizionali che misurano la capacità di un’IA di rispondere a domande teoriche o scrivere codice, viene simulato l’ambiente operativo di un ufficio moderno in cui i modelli non devono solo “parlare”, ma agire all’interno della piattaforma ServiceNow per completare task complessi come creare e gestire ticket di assistenza, navigare in menu intricati e compilare moduli dinamici o estrarre dati da dashboard e report per prendere decisioni amministrative. La competizione si svolge all’interno di BrowserGym, un ecosistema di test dove ogni agente viene valutato su tre livelli di difficoltà (L1, L2, L3) e gli agenti AI vengono classificati secondo la Success Rate (SR), ovvero la percentuale di compiti portati a termine correttamente senza errori umani o tecnici. E si tratta di una sfida dove persino i modelli più avanzati come GPT-4 spesso faticano, poiché l’ambiente aziendale reale è pieno di variabili e ostacoli tecnici (come gli iFrame o i componenti Shadow DOM).
Ed ecco la sorpresa: Ipazia, startup innovativa con sede a Milano, ha conquistato il primo posto in WorkArena nel recente aggiornamento della classifica WorkArena++ (la versione più avanzata del test), superando le prestazioni di modelli di riferimento prodotti da OpenAI (GPT-4o), Google (Gemini) e Anthropic (Claude) e posizionandosi come leader globale per l’automazione dei processi aziendali. La forza della startup è proprio questa, non essere un produttore di “Large Language Models” nel senso tradizionale, ma creatrice di Agenti Intelligenti Operativi grazie a un approccio che trasforma l’Ai da semplice interlocutore a “collega digitale”. Invece di limitarsi a interrogare un modello standard, Ipazia ha sviluppato un’architettura capace di comprendere il contesto aziendale e di interagire fisicamente con le interfacce software come farebbe un essere umano esperto, utilizzando tecniche di ragionamento multi-step che permettono all’agente di correggersi in tempo reale se un’azione non va a buon fine.

