Dal 30 luglio l’umanità vivrà ufficialmente “a debito” con la Terra, consumando risorse che il Pianeta non ha ancora rigenerato
Oggi cade l’Earth Overshoot Day, la data in cui l’umanità ha consumato tutte le risorse naturali che la Terra è in grado di rigenerare in un intero anno. Da domani, il mondo entrerà ufficialmente in debito ecologico, utilizzando capitale naturale che il Pianeta non ha ancora prodotto. Il conto (salatissimo) è stato stilato dal Global Footprint Network, l’organizzazione internazionale che dal 2003 calcola l’impronta ecologica dell’umanità dividendo la biocapacità del Pianeta, la quantità di risorse che la Terra può rigenerare in un anno, per la domanda umana di quelle risorse. Il risultato è che oggi servirebbe l’equivalente di 1,73 pianeti Terra per sostenere il nostro stile di vita.
Rispetto al 2025, l’Earth Overshoot Day di quest’anno cade con sei giorni di ritardo, ma è un miglioramento solo apparente. Secondo quanto spiegato dal Global Footprint Network, lo spostamento è dovuto principalmente a una revisione al rialzo della capacità degli oceani di assorbire carbonio, che ha fatto slittare la data di otto giorni, compensata solo in parte da un reale peggioramento del sovrasfruttamento che l’ha anticipata di due giorni.
A conti fatti, il 2026 segna comunque il livello più alto di sovrasfruttamento ecologico mai registrato nella storia umana, con un divario tra domanda e offerta di risorse dura ormai da oltre cinquant’anni. Dal 1973, quando il primo Earth Overshoot Day fu raggiunto il 16 dicembre, il sovrasfruttamento è cresciuto in modo costante fino a coprire oggi oltre cinque mesi dell’anno. Il deficit ecologico accumulato dall’umanità ammonta ormai all’equivalente di 20,6 anni di capacità rigenerativa del Pianeta.
E l’Italia? Se possibile, la situazione è ancora più critica, perché in soli 123 giorni, gli italiani hanno consumato ciò che la Terra può rigenerare in un anno e il nostro budget ecologico lo abbiano esaurito già lo scorso 3 maggio, tre giorni prima rispetto al 2025. La classifica (poco invidiabile) dei Paesi che consumano molto più di quanto la Terra possa dare, vede in testa il Qatar, capace di esaurire le proprie risorse già il 4 febbraio, seguito da Lussemburgo il 17 e Singapore il 23. All’estremo opposto, Honduras (27 novembre), Cambogia (25 novembre) ed Ecuador (12 novembre) sono tra i Paesi che riescono a far durare più a lungo le proprie risorse. Che comunque finiscono sempre prima dell’anno.

Prima causa del consumo, le città. Oltre metà della popolazione mondiale vive già in aree urbane e entro il 2050 la quota salirà a quasi il 70%. I centri urbani, tuttavia, occupano appena il 3% della superficie terrestre, ma sono responsabili di circa il 75% dei consumi energetici e del 70% delle emissioni globali di gas serra legate alle attività umane. Allo stesso tempo, generano oltre l’80% del PIL mondiale. L’impronta ecologica delle città si estende a tutto il territorio mondiale, ed è proprio da qui che devono essere messe in atto le politiche necessarie alla transizione ecologica.
Perché le soluzioni per spostare la data esistono già e sono tecnicamente disponibili. Secondo il Global Footprint Network la Transizione energetica, attraverso l’adozione rapida e su scala globale di tecnologie per l’efficienza, le fonti rinnovabili e l’eliminazione della dipendenza dai combustibili fossili, potrebbe posticipare l’Earth Overshoot Day di 29 giorni, mentre Sistemi alimentari sostenibili che portino alla riduzione dello spreco alimentare, una maggiore diffusione di diete a prevalenza vegetale e pratiche agricole più sostenibili potrebbero spostare la data di circa un mese. La Mobilità urbana estesa su larga scala con soluzioni per una mobilità più sostenibile potrebbe aggiungere 5 giorni e perfino la Moda circolare, raddoppiando la vita utile dei capi di abbigliamento attraverso riparazione, riuso e second hand consentirebbe di guadagnare altri 5 giorni.


