Il colosso di Sam Altman, forte di una valutazione di mercato che ha superato la soglia inimmaginabile di 150 miliardi di dollari, sta investendo decine di milioni nell’acquisto dei verticali più redditizi

Anche se le cifre non sono state ufficialmente divulgate, possiamo ragionare su decine di milioni di dollari: la seconda, grande operazione nel settore FinTech di OpenAI, dopo l’acquisizione di Roi (app per la gestione degli investimenti) avvenuta pochi mesi fa, è l’acquisizione di Hiro, startup specializzata in finanza personale basata sull’intelligenza artificiale che ha chiuso il 20 aprile il proprio prodotto per essere completamente assorbita (10 dipendenti di Hiro, tra cui il fondatore Ethan Bloch, già noto per aver venduto la startup Digit per oltre 211 milioni di dollari nel 2021) nel pool di talenti del colosso di Sam Altman. Hiro era stata progettata per modellare scenari finanziari complessi (salari, debiti, spese) con un focus estremo sull’accuratezza matematica, un’area dove i modelli linguistici (LLM) hanno storicamente mostrato debolezze.
Il problema principale dell’IA nella finanza è infatti l’affidabilità, dove un errore dello 0,1% in una previsione di budget può essere disastroso. Gli algoritmi di verifica di Hiro permettono agli utenti di controllare la correttezza dei calcoli prodotti dall’IA, riducendo il rischio di “allucinazioni” numeriche. L’interesse di OpenAI (e, probabilmente, di tutti i giganti AI statunitensi) è chiaro: acquisire competenze in settori verticali ad alta redditività significa non essere più unicamente il motore dell’Intelligenza Artificiale, ma andare con la propria potenza di calcolo verso Agenti AI proprietari con capacità di forecasting e budgeting avanzate integrati direttamente in ChatGPT Enterprise, rendendo la piattaforma indispensabile per i direttori finanziari e sfidando software tradizionali come SAP o Oracle.

