Cleantech in Italia: il 2026 apre con round più grandi e nuovi strumenti strutturali

Mentre il Venture Capital accelera verso round di taglia industriale, l’Italia vara strumenti chiave per idrogeno e net-zero, ma c’è il rischio di trascurare le industrie emergenti

Secondo l’ultimo Briefing Q1 2026 di Cleantech for Italy in collaborazione con MITO Technology, il primo trimestre dell’anno ha visto investimenti nel settore per 62,4 milioni di euro distribuiti su 11 operazioni, con una crescita sensibile della qualità dei deal (come rilevato generalmente per l’ecosistema italiano dal Venture Capital Report Q1) e una decisa virata verso la fase di scale-up, vista una dimensione media dei round nel Q1 2026 salita a 5,7 milioni di euro, segnando un netto incremento rispetto ai 4,5 milioni registrati nel 2025.

L’analisi dei finanziamenti su scala pluriennale, dal 2019 a oggi, vede così il totale raggiungere quota 1,35 miliardi di euro, con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 69,2%, con comparti centrali come Energy & Power arrivati a €350,7 milioni, Agriculture & Food a €347,3 milioni e Materials & Chemicals attestatisi a €288,1 milioni.

Il primo trimestre 2026 ha visto investimenti in tecnologie abilitanti e soluzioni per l’accumulo energetico, come droni per operazioni remote e sicurezza industriale, che hanno totalizzato €15 milioni, batterie a flusso per storage a lunga durata con €7 milioni di finanziamenti raccolti, legante minerale privo di clinker per €7 milioni e ingredienti alimentari climate-resilient per €6 milioni.

Tuttavia, il report evidenzia il paradosso di un Paese in cui manca una visione strategica a lungo termine perché troppo ancorata ai settori tradizionali, seppur in presenza di strumenti strutturali importanti, ma la visione strategica a lungo termine appare ancora legata ai settori tradizionali. Per l’Idrogeno Verde è stato infatti approvato un piano da 6 miliardi di euro per produrre 200.000 tonnellate annue, uno degli impegni più significativi a livello UE, e il CISAF (Clean Industrial Deal) prevede 1,75 miliardi di euro per sostenere la capacità manifatturiera net-zero fino al 2030, così come il recepimento della direttiva RED III introduce “zone di accelerazione” e una quota del 5% di capacità rinnovabile riservata a tecnologie innovative (eolico offshore flottante, geotermia avanzata). Nonostante questo, però, viene notato come il Libro Bianco “Made in Italy 2030” risulti ancora troppo focalizzato sugli “incumbent” (i grandi attori già affermati) e debole sulle proposte per scalare l’eccellenza dell’innovazione domestica nel cleantech.