Secondo quanto riportato da Bloomberg, SpaceX aveva avvicinato Cognition AI, startup specializzata in programmazione assistita dall’IA, per esplorare una potenziale acquisizione che, se conclusa, avrebbe rappresentato il secondo grande colpo di Musk nel giro di pochi mesi nella corsa all’AI. Invece, l’affare non si farà
SpaceX ci aveva provato a pochi giorni dal closing dell’acquisizione da 60 miliardi di dollari di Cursor, startup di AI coding, in una mega-operazione che avrebbe dovuto proiettare Elon Musk e la sua galassia di startup e aziende ai vertici della ricerca e sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, dopo l’ingresso di xAI nel perimetro del gruppo e la successiva IPO da record che aveva portato la capitalizzazione di SpaceX a quasi 2.300 miliardi di dollari. Prendersi anche Cognition AI, startup fondata nel 2023 e nota per Devin, un agente AI in grado di automatizzare flussi di lavoro complessi per ingegneri del software, avrebbe creato forse un solco con le dirette concorrenti.
Perché Cognition vanta un parterre di clienti enterprise di primissimo piano, tra cui Mercedes-Benz, Citi, Goldman Sachs e GE Aerospace e a maggio 2026 aveva chiuso un round di finanziamento a una valutazione di 26 miliardi di dollari e stava già trattando una nuova tornata che la porterebbe ad almeno 40 miliardi. Ma Cognition, alla fine, ha detto no. All’acquisizione, non a un accordo di collaborazione secondo cui sarebbe proprio Cognition a poter utilizzare la capacità di calcolo di SpaceX, quella che comunque rappresenterebbe un’alleanza strategica di rilievo in un momento in cui l’accesso a potenza computazionale è un fattore critico per le aziende di IA.
Ma un no allo strapotere di acquisto di Musk, seppur edulcorato dalle voci di collaborazione, c’è stato eccome. E anche con toni quasi stizziti da parte del CEO di Cognition, Scott Wu, che poche ore dopo la pubblicazione della notizia di un possibile accordo, ha scritto (ironia della sorte) su X che il report era inesatto, che Cognition “non è in vendita” e che le due società non hanno mai condotto trattative.
Le ragioni del fallimento dell’operazione sembrano molteplici, a partire da una posizione di forza di Cognition che continua a raccogliere capitali a valutazioni crescenti e può permettersi di restare indipendente, per finire a una SpaceX che ha appena finalizzato l’operazione Cursor e potrebbe non avere urgenza di accumulare altre acquisizioni nel breve termine, sicuramente non con trattative estenuanti e più costose di quanto preventivato, e potrebbe alla fine preferire partnership più leggere.
Resta il fatto però che la mancata acquisizione tiene al freno Musk e la sua voglia di staccare le avversarie, rimanendo in quel ristrettissimo limbo di Big Tech che, all’incirca sullo stesso piano, iniziano a investire sempre di più su data center, modelli di addestramento e prospettive di IPO multimiliardarie. Prospettive che proprio Musk ha già esplorato per primo, dimostrando sia l’appeal per le Borse mondiali di simili colossi, sia la possibilità di tonfi clamorosi a pochi giorni dalle supervalutazioni di esordio.

