Pesano le incertezze normative e una politica non competitiva di incentivazioni, lontane Regno Unito, Francia e Germania. Ci supera anche la Bulgaria

L’Innovators Business Environment Index (IBEI) 2026, recentemente realizzato da StartupBlink, una delle principali piattaforme globali di mappatura degli ecosistemi startup, offre un nuovo modo di misurare la capacità di una nazione di favorire l’imprenditoria. A differenza degli indici tradizionali che si concentrano sui risultati (output), l’IBEI infatti analizza le condizioni strutturali (input): quanto è facile, sicuro e conveniente per un innovatore trasformare un’idea in un’impresa scalabile?
Realizzato in collaborazione con partner di rilievo e dati provenienti da oltre 100 governi, l’indice analizza 125 paesi attraverso oltre 30 parametri quantificabili, normalizzati su una scala da 0 a 100, strutturati su tre categorie principali: la Facilità Operativa (Ease of Operating a Business) che misura l’efficienza burocratica, la trasparenza normativa e la velocità dei processi amministrativi, gli Incentivi al Business (Business Incentives), incentrato sulla valutazione dell’attrattività finanziaria, includendo la tassazione sulle imprese e sul reddito, oltre alla disponibilità di credito e capitali e infine la Percezione del Mercato (Market Perception), un’analisi della credibilità delle istituzioni, la stabilità politica, la qualità del capitale umano e la libertà digitale (velocità e libertà di internet).
Leader assoluti del 2026, con un punteggio perfetto di 100.00, grazie a un mercato dei capitali impareggiabile, gli Stati Uniti, seguiti da Singapore, premiato per la facilità di fare business e la stabilità normativa e dal Regno Unito, che conferma la sua leadership come hub europeo. L’Italia si posiziona al 43° posto globale nell’IBEI 2026, con un punteggio di 61.699, capace di esprimere punte di diamante nell’innovazione tecnologica in settori specifici come l’Edtech (dove il Paese si posiziona al 5° posto mondiale per ecosistema startup) e con un’ottima percezione del marchio nazionale, ma frenata da una burocrazia che fatica a tenere il passo dei partner europei, in particolar modo i partner storici come Francia e Germania, stabilmente nella Top20 mondiale. Oltre alprimato del Regno Unito, infatti, garantito da un accesso ai capitali di rischio che non ha eguali in Europa e con una velocità con cui una startup può nascere e ricevere finanziamenti strutturati non paragonabile al resto del continente, la Germania si posiziona al 9° posto mondiale grazie proprio alla stabilità delle istituzioni capace di garantire un’infrastruttura digitale e fisica prevedibile, dove le regole del gioco cambiano raramente e la certezza del diritto è un pilastro fondamentale e la Francia raggiunge il 12° anch’essa grazie a stabilità politica e normativa, come ad esempio “La French Tech” e l’eccellenza negli incentivi per la Ricerca e Sviluppo.
Ed è evidentemente proprio sul campo della stabilità politica, burocratica e normativa, unitamente all’incentivazione fiscale, che si strutturerà sempre più il “mercato” europeo delle startup, capace di attirare idee e risorse, e soprattutto sedi, in Paesi emergenti come la Bulgaria (30ª), che pur avendo un mercato interno più piccolo, attira innovatori grazie a una tassazione societaria fissa al 10% e scala la classifica mondiale fino al 30° posto. Un sistema, quello dell’incentivazione con tassazioni bassissime, tanto per fare un esempio, che ha spinto gli Emirati Arabi Uniti all’11° proprio grazie a zone franche a tassazione zero.
In definitiva, a fronte di qualità ed eccellenze in settori specifici come la già citata Edtech cui vanno sicuramente aggiunti settori quali il Foodtech e l’Agritech capaci di sfruttare appieno il legame indissolubile con il “Made in Italy” per attrarre investimenti che superano le difficoltà strutturali del sistema Paese, il report individua le tre criticità principali che relegano il nostro Paese a una posizione che non gli compete da un punto di vista puramente di innovazione, competenza e qualità: la Frizione Normativa, una complessità amministrativa che incrementa il tempo medio perso in procedure burocratiche decisamente oltre la media dei primi 20 paesi in classifica, la Pressione Fiscale che rimane meno competitiva rispetto a hub emergenti, scoraggiando i nomadi digitali e i fondatori internazionali dallo scegliere l’Italia come base operativa e infine la Certezza del Diritto, dove la percezione di lentezza del sistema giudiziario costituisce un fattore che gli investitori globali monitorano attentamente prima di iniettare grandi capitali.

