India AI Impact Summit 2026: un nuovo modo di concepire l’AI

A Nuova Delhi si è concluso l’evento che ha sancito ufficialmente il ruolo dell’India come “ponte” tecnologico tra l’Occidente e il Global South

Oltre 300.000 partecipanti e i pesi massimi della tecnologia mondiale, un’area espositiva di 70.000 metri quadrati, la partecipazione di 20 Capi di Stato e, alla fine, impegni di investimento stimati in 100 miliardi di dollari. L’India AI Impact Summit 2026 ha davvero rappresentato un nuovo mondo negli asset geopolitici dell’Intelligenza Artificiale e dei rapporti tecnologici tra Occidente, Africa e Sud Asia. Un nuovo mondo testimoniato da una nuova, e differente, visione dell’AI formalizzata dalla firma della “New Delhi Declaration” da parte di 86 nazioni, un documento che promuove un’intelligenza artificiale equa e accessibile, distanziandosi dalle visioni più restrittive per concentrarsi su casi d’uso ad alto impatto sociale e sviluppandosi attorno al framework MANAV (che in sanscrito significa “Umano”), una filosofia in cinque punti per un’IA antropocentrica: Moral & Ethical Systems (Etica), Accountable Governance (Responsabilità), National Sovereignty (Sovranità dei dati), Accessibility & Inclusivity (Accesso per tutti) e Validity & Trustworthiness (Affidabilità). Importanti anche le risoluzioni pratiche annunciate, dai Global AI Impact Commons, una piattaforma per condividere dataset, modelli e “best practices” a livello internazionale, alla Pax Silica, un accordo guidato dagli USA per proteggere la catena di approvvigionamento dei semiconduttori.

All’interno dell’Expo, che ha ospitato oltre 600 startup globali, la presenza italiana ha visto realtà come Leonardo, Stellantis, ENI, Almaviva ed ENEA discutere l’integrazione dell’IA nelle filiere produttive, nella difesa cyber e nella transizione energetica e startup e startup che hanno riscosso particolare attenzione per la loro capacità di sposarsi perfettamente con il mood etico e sociale dell’intero evento, come Harmonic Innovation Group, protagonista nei progetti di trasformazione digitale e innovazione sostenibile attraverso ecosistemi di co-progettazione o il CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici), che ha presentato modelli predittivi avanzati per la resilienza climatica e la gestione del rischio ambientale.

Per l’Italia, tuttavia, il Summit ha rappresentato un momento importante non solo di visibilità per aziende e startup, ma soprattutto di posizionamento strategico nel campo globale della diffusione dell’AI e delle tecnologie ad essa collegate, in tutto il Global South, grazie alla firma dell’Accordo strategico trilaterale tra Italia, India e Kenya, definita una pietra miliare del Piano Mattei e dell’AI Hub for Sustainable Development (promosso dall’Italia con l’UNDP), e che mira a esportare soluzioni tecnologiche avanzate nel continente africano. L’obiettivo è quello di passare dai piccoli progetti pilota a una diffusione di massa dell’IA in Africa entro il 2030, con il Kenya come hub tecnologico regionale, concentrando l’alleanza su agricoltura di precisione, sanità digitale e servizi pubblici e utilizzando modelli linguistici locali (LLM) adatti a contesti con bassa connettività. L’accordo promuove inoltre un modello di “IA sovrana” che permette ai paesi africani di mantenere il controllo sui propri dati, sfruttando l’esperienza indiana nelle infrastrutture digitali pubbliche e l’expertise industriale italiana.