Intelligenza Artificiale: il crollo da 1000 miliardi della scorsa settimana rientra, il reality check lascia motivi di riflessione

Contenuto esclusivo StartupNewsItalia. Il mondo AI si scopre resiliente, ma diviso in tre asset con differenti prospettive di business e debole di fronte alla possibilità di un crollo dei costi di generazione di sistemi AI

Alla fine il crollo non c’è stato, l’Intelligenza Artificiale non è stata una “bolla speculativa” simile a quella delle dot-com del 2000 e l’ondata di volatilità della scorsa settimana capace di bruciare $1.000 miliardi sembra essere definitivamente rientrata con la seduta delle Borse mondiali della giornata di ieri. L’allarme di mercati, e giornali, della settimana scorsa era giustificato: la notizia del lancio da parte della cinese DeepSeek di un Large Language Model (LLM) con capacità al livello dei sistemi occidentali più avanzati, ma con un requisito di costo di addestramento e potenza di calcolo drasticamente inferiore, aveva portato alla bruciatura di circa $1.000 miliardi di capitalizzazione nel comparto tech in poche sedute, soprattutto tra quelle società che si occupano delle infrastrutture materiali legate all’AI come i produttori di semiconduttori (GPU), mentre società come OpenAI a Anthropic sono rimaste immuni. Nvidia, leader indiscusso delle GPU, essenziali per l’addestramento dei modelli LLM, con un crollo del 17% circa ha registrato un impatto sulla capitalizzazione di poco meno di $600 miliardi, il calo più grande di valore giornaliero nella storia di una società quotata in borsa, seguita dall’oltre -10% di Broadcom, produttrice di semiconduttori e infrastrutture di networking per data center AI e dall’oltre -10% di Micron, che produce memorie ad alte prestazioni (DRAM e NAND) cruciali per i data center AI. Male, ma non a simili livelli, anche i grandi possessori di data center e server Microsoft, Alphabet e Meta, che hanno registrato cali tra il -2% e il -4%, risentendo della loro esposizione ai costi operativi AI e del peso di Nvidia sull’indice Nasdaq 100. Tuttavia, proprio la quasi immunità dei giganti dell’AI e il relativo danno subito dai grandi hub di server che gestiscono i calcoli dell’AI, unitamente ai recentissimi investimenti monstre di colossi come OpenAI in contratti pluriennali di affitto di server per raggiungere la potenza necessaria a sviluppare nuove soluzioni della propria Intelligenza Artificiale, avrebbero potuto far intuire come, non crollando l’intero comparto, una certa resilienza sarebbe, prima o poi, riemersa.

Il recupero era iniziato già nella seduta successiva al sell-off, con i titoli dei chip che hanno messo in atto un significativo rimbalzo tecnico. Le azioni Nvidia sono balzate di quasi il 5%, mentre AMD (Advanced Micro Devices) ha registrato anch’essa solidi guadagni (circa +1,6%), recuperando parte delle perdite subite. Quindi il netto e deciso rimbalzo nella giornata di ieri, segnata da un forte segnale di “buy the dip” (comprare sul ribasso), con gli investitori che hanno riversato capitali sui giganti dei chip e del software AI. Nvidia è stata tra le più performanti del giorno, con un guadagno che ha sfiorato il 7,9%, ancora più impressionante la performance di Micron Technology, balzata di oltre il 9,3%. stesso discorso per i servizi cloud, marginalmente toccati dalla crisi, con Meta Platforms e Alphabet rispettivamente +4,51% e +3,76% e Microsoft +1,64%.

Tutto tornato al proprio posto? Certamente no. Perché il colpo ha rivelato l’estrema incidenza indiretta sul mercato dei colossi dell’AI, le cui valutazioni stratosferiche, non supportate da bilanci pubblici e con molte startup devono ancora dimostrare ritorni tangibili o flussi di cassa consolidati derivanti dall’AI, sono un fattore di rischio per l’intero settore, in cui molte azioni AI sono scambiate a multipli Prezzo/Utili (P/E) molto alti, generando certamente ottimismo nel settore, ma anche una sorta di “obbligo” di crescita esponenziale senza arresti per chi produce le strutture materiali per il loro funzionamento.

Una ridefinizione delle strategie a medio e lungo termine sembra necessaria, il “reality check” ha ridefinito la strategia d’investimento nel settore, focalizzandola su aziende che non offrono solo una “narrativa”, ma che garantiscono utili reali e vantaggi competitivi duraturi: il rimbalzo in positivo delle aziende che forniscono l’hardware si spiega così, insieme a uno sconto sui titoli di qualità post crisi, con la domanda sottostante di chip AI ancora robusta. Altro elemento di solidità del settore è rappresentato dalle grandi aziende tecnologiche che controllano le piattaforme cloud, le uniche a poter offrire l’infrastruttura su scala globale e a monetizzare l’AI attraverso servizi in abbonamento (SaaS): in aggiunta, il business di Microsoft (con Azure e Copilot), Alphabet (con Google Cloud e Gemini) e Amazon (con AWS) è diversificato, offrendo una protezione contro la volatilità specifica di un solo prodotto AI e beneficiando sia della vendita di servizi cloud AI che dell’integrazione dell’AI nei loro prodotti. Terzo elemento che consolida il mercato AI pur in presenza di fluttuazioni è l’estremo sviluppo di settori come l’Healthcare, la Cybersecurity e l’Automazione Industriale che utilizzano l’AI per potenziare i propri prodotti.

È probabilmente un lento movimento, evidenziato da bruschi colpi come quello della settimana scorsa, quello che sta interessando il mondo AI, in cui sembrano esserci tre asset ancora non in piena sintonia tra di loro, i cui sviluppi e vantaggi economici non sono totalmente interdipendenti e interconnessi, ma si sviluppano piuttosto lungo traiettorie convergenti che necessitano comunque di versatilità di business per non rischiare di essere consumati da una vera “bolla”. Settore hardware, Settore cloud e Settore di sviluppo dell’AI attengono a società differenti, che sfruttano l’una i vantaggi dell’altra, ma che proseguono secondo programmi di crescita diversi. Questa volta è stata coinvolta la produzione hardware a fronte del rischio di un ribasso sostanziale dei costi di sviluppo dell’AI, e il sistema ha rivelato una buona resilienza e compartimenti di crescita negli altri settori che non sono crollati automaticamente, ma certo è che dall’euforia cieca, sarà sempre più necessario un movimento verso una sostenibilità economica che permetta al mercato di premiare l’efficienza, i profitti reali e la capacità di adattamento in un contesto competitivo e in rapida evoluzione.