EcoForum 2025. Per un Clean Industrial Deel made in Italy

“Produzioni circolari, fonti rinnovabili, transizione ecologica sono un motore per la nuova occupazione verde e per abbassare la bolletta. Puntiamo su cicli produttivi puliti, senza perdere tempo con soluzioni irrealizzabili, messe fuori mercato per gli elevati costi. Solo così rafforzeremo le basi del Clean Industrial Deal made in Italy”: questa la premessa di Legambiente alla XII edizione (2025) di EcoForum organizzata da Legambiente, Nuova Ecologia e Kyoto Club, al cui centro vengono poste le filiere industriali dell’economia circolare e le proposte per un Clean Industrial Deal italiano che metta al centro l’economia circolare.

Tre le proposte fatte al Governo Meloni per un Clean Industrial Deal made in Italy davvero competitivo e che metta al centro l’economia circolare: 1-Velocizzare gli iter di autorizzazione e realizzazione degli interventi previsti dal PNRR, 2-Semplificare l’iter tortuoso di approvazione dei decreti End Of Waste (EOW), fondamentali per garantire il recupero di materie prime seconde in un nuovo ciclo produttivo e 3-Potenziare i controlli ambientali completando l’approvazione dei decreti attuativi della legge 132 del 2016 che ha istituito il Sistema nazionale di protezione ambientale, per prevenire l’illegalità nel ciclo dei rifiuti.

“L’economia circolare italiana – così Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – continua a rappresentare un’eccellenza a livello europeo, ed è strategica per lo sviluppo di filiere industriali innovative e competitive. Produzioni circolari, energia da fonti rinnovabili, transizione ecologica sono un motore anche per la nuova occupazione verde e per abbassare la bolletta sempre più pesante per i bilanci di famiglie e imprese. Il sondaggio Ipsos presentato oggi all’Ecoforum dimostra che le cittadine e i cittadini del nostro Paese sono pronti a giocare questa sfida e non ne vogliono sapere di nuove centrali nucleari in Italia. Puntiamo sulle produzioni pulite, senza perdere tempo con soluzioni irrealizzabili e che sono state messe fuori mercato per gli elevati costi. Solo così rafforzeremo le basi del Clean Industrial Deal made in Italy”.

“L’economia circolare e più in generale quella che chiamiamo green economy sembrano non godere di buona salute a leggere i giornali, le dichiarazioni di certi politici e persino gli atti della stessa Commissione Europea che dopo avere lanciato il Green Deal ora tentenna e dubita persino di procedere con la Direttiva Green Claims, quella che dovrebbe servire a contrastare il fenomeno del greenwashing. Ma la realtà continua a marciare invece nella direzione giusta: le imprese che partecipano al nostro Forum rappresentano al meglio quel pezzo del sistema economico italiano che ha consentito al nostro Paese di vantare molti record europei in questo settore, quelle imprese che continuano a essere in piena salute, a crescere negli investimenti e nella realizzazione degli impianti necessari per l’economia circolare, a offrire occupazione e attenzione ai territori in cui sono insediate. La migliore dimostrazione che il ‘green’ non solo fa bene ma conviene anche”, commenta Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club.