Il mercato DefenceTech supera i 40 mld di dollari e i governi europei investono direttamente in startup dual-use

Governi e aziende stanno aumentando gli investimenti in droni, sistemi autonomi, robotica e altre tecnologie emergenti, nel tentativo di adattarsi alla rapida trasformazione della guerra moderna

Negli ultimi anni, le instabili condizioni geopolitiche in molteplici parti del pianeta, hanno portato il settore della difesa a una trasformazione epocale, tra i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente e la necessità di sviluppare tecnologie più agili, economiche e rapidamente scalabili. Al centro di questa rivoluzione ci sono startup che stanno attirando capitali senza precedenti sia dai grandi gruppi industriali che dai governi nazionali.

Secondo quanto riportato recentemente dal Financial Times, i principali gruppi mondiali della difesa hanno partecipato dall’inizio del 2026 a operazioni di venture capital in startup militari per un valore record di 4,1 miliardi di dollari. Aziende come Lockheed Martin e BAE Systems stanno aumentando gli investimenti in droni, sistemi autonomi, robotica e altre tecnologie emergenti, nel tentativo di adattarsi alla rapida trasformazione della guerra moderna, ma il quadro complessivo è ancor più impressionante: il valore totale delle operazioni globali nel settore, comprese fusioni, acquisizioni e raccolte di capitale, ha già superato i 40 miliardi di dollari nel 2026, mentre le startup attive nella difesa e nella sicurezza hanno raccolto complessivamente 39,8 miliardi di dollari. I conflitti in Ucraina e Iran hanno dimostrato la necessità di produrre sistemi più economici e veloci rispetto ai tradizionali programmi di approvvigionamento e i grandi produttori adottano strategie sempre più simili a quelle dei fondi di venture capital. Ecco allora che Thales intende acquistare Exail Technologies per 3,9 miliardi di euro, mentre Lockheed Martin ha raggiunto un accordo da 3,45 miliardi di dollari per rilevare Ultra Maritime, mentre il produttore tedesco di droni Quantum Systems ha raccolto 1,2 miliardi di dollari con la partecipazione di Airbus e la britannica Kraken Technology ha ottenuto 175 milioni di dollari in un’operazione sostenuta anche da Rheinmetall. Parallelamente, tredici dei maggiori produttori mondiali di armamenti hanno aumentato di oltre il 25% la spesa interna per ricerca e sviluppo tra il 2021 e il 2026, portandola a 11,6 miliardi di dollari. Ancora Lockheed Martin investirà almeno 100 milioni di dollari nelle startup britanniche ed europee, mentre Airbus Defence and Space è diventata investitore principale di un fondo da 500 milioni di euro destinato a tecnologie civili e militari.

Ma a muoversi non sono ormai unicamente le grandi società di produzione di armamenti. Anche i governi investono direttamente sempre più nell’innovazione e nella partecipazione al comparto, come nel recente caso della Germania, che ha approvato una nuova strategia federale per le imprese innovative che prevede la creazione di un fondo pubblico dedicato alle tecnologie militari e dual use, consentendo allo Stato di acquisire partecipazioni in aziende che sviluppano tecnologie con esplicite applicazioni militari. La misura, la cui esatta dotazione finanziaria non è stata ancora resa nota, fa parte di una strategia più ampia guidata dal ministero dell’Economia, che comprende 152 interventi destinati a facilitare l’accesso ai finanziamenti, attrarre lavoratori qualificati e ridurre gli ostacoli burocratici per le nuove imprese.

L’ecosistema delle startup tedesche della difesa è recente ma estremamente dinamico. Helsing, la società monacense di intelligenza artificiale per la difesa fondata nel 2021, ha chiuso a luglio un round di finanziamento da 1,8 miliardi di dollari (il più grande mai raccolto da una startup europea) che ne ha portato la valutazione a 18 miliardi di dollari e ha coniato un nuovo termine per una nuova generazione di startup del DefenceTech, quello di neo-prime“, società pronte a competere con i gruppi storici dell’industria della difesa, capaci di raggiungere valutazioni monstre già da subito: aziende come Helsing, Isar Aerospace e ARX Robotics sono attori in grado di influenzare l’intera filiera della difesa europea, con contratti già stipulati con eserciti nazionali e ucraino.

La decisione tedesca di investire direttamente nelle startup della difesa rappresenta un riconoscimento ufficiale del ruolo strategico delle aziende innovative nel rafforzamento delle capacità difensive nazionali, non limitando più l’intervento statale al solo acquisto di tecnologia dai grandi contractor, ma di costruire un ecosistema industriale diffuso, capace di sviluppare soluzioni rapidamente e di competere con i giganti storici del settore, in un panorama europeo della DefenceTech, soprattutto nella sua versione dual-use, che vede un intervento sempre più diffuso e preciso del pubblico e dello Stato. In Francia, il fondo Definvest, gestito da Bpifrance insieme al ministero delle Forze armate, investe direttamente nel capitale di startup e PMI considerate strategiche per la base industriale della difesa, con ticket compresi tra 500 mila e 5 milioni di euro. Nel Regno Unito opera invece il National Security Strategic Investment Fund (NSSIF), il fondo venture del governo britannico dedicato alle tecnologie dual use per la sicurezza nazionale e la difesa, che effettua sia investimenti diretti nelle aziende sia investimenti indiretti attraverso altri fondi specializzati. Anche la Polonia si doterà presto di uno strumento simile, il Polish Defence Fund annunciato lo scorso anno dal ministero della Difesa. L’Italia, al contrario, non dispone oggi di uno strumento pubblico comparabile e continua ad affidarsi a un ecosistema composto principalmente da investitori privati, programmi pubblici frammentati e finanziamenti europei.

La tendenza in Europa è quella di costruire un ecosistema della difesa sempre più integrato e autonomo, in cui i capitali pubblici e privati convergono verso tecnologie dual use, droni, intelligenza artificiale e robotica. La sicurezza europea non può più affidarsi esclusivamente ai tradizionali giganti dell’industria bellica e le startup agili, innovative e capaci di sviluppare tecnologie in tempi rapidi, sono diventate un pilastro fondamentale della difesa del continente. E i numeri record degli investimenti, sia da parte dei grandi gruppi che dei governi, dimostrano che questa non è una moda passeggera, ma una trasformazione strutturale destinata a durare.