Adottano una definizione basata su algoritmi differente dalle linee guida stabilite dalla Commissione europea per sponsor, inserzionisti e piattaforme interessate dalle nuove norme e, sostanzialmente, si voltano dall’altra parte e vietano del tutto la pubblicità politica.
Se da una parte il regolamento europeo sulla trasparenza e sul targeting della pubblicità politica mira a contrastare la propaganda online opaca introducendo obblighi più severi di divulgazione per i messaggi politici a cui gli elettori sono esposti sulle piattaforme digitali, dall’altra la risposta, prima ancora dell’entrata in vigore della legge, di Meta, Google e Microsoft, preoccupate delle possibili conseguenze della diffusione di messaggi politici sui propri canali, è stata quella di vietare del tutto questo tipo di annunci.
La prima è stata Google che, da settembre 2025, ha limitato sulla proprie piattaforme nell’UE gli annunci provenienti da “attori politici” o da soggetti che intendono “influenzare” le elezioni. Meta ha seguito a stretto giro, dichiarando che dal 6 ottobre non avrebbe più consentito pubblicità relative a temi sociali, elezioni e politica nell’UE. Infine, a partire dal 10 ottobre, anche Microsoft ha stabilito che la pubblicità politica non sarà più consentita sulle sue piattaforme pubblicitarie nell’UE.

