In vista della COP30 di Belém si preannuncia un Consiglio Ambiente dell’Unione europea orientato verso misure flessibili e clausole di salvaguardia sugli obiettivi climatici

Il punto cruciale sarà la necessità di definire, una volta per tutte, una posizione comune sul nuovo obiettivo climatico per il 2040 prima della Conferenza delle Nazioni Unite sul clima (COP30) di Belém. Il Consiglio Ambiente dell’Unione europea in programma il 4 novembre, dovrebbe definire non tanto se confermare l’unica opzione ancora sul tavolo prodotta dalla Commissione, e cioè la riduzione delle emissioni nette del 90% entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990, ma il come. Con un evidente rischio “annacquamenti” della proposta stessa, come già denunciato dalle associazioni ambientaliste, nascosti più o meno velatamente nelle richieste di maggiore flessibilità e di clausole di salvaguardia a favore della produzione industriale.
La posizione pragmatica dell’Italia sembra spingere in questa direzione, con la richiesta di un maggiore sostegno all’uso di crediti internazionali di carbonio (compensazioni) per coprire una quota maggiore dell’impegno di riduzione, invece di limitare il taglio delle emissioni al solo territorio UE, unitamente a una revisione della Legge Clima UE e al riesame del divieto di vendita di auto a combustione interna dal 2035, specialmente a favore delle nuove tecnologie come gli e-fuels.
Anche la Germania frena il proprio impeto climatico, adattandosi a una posizione più cauta rispetto al passato e allineandosi con la richiesta di rinvii e maggiore flessibilità. Punto chiave: Proteggere l’industria dalla pressione competitiva e un percorso di riduzione sia legato a condizioni abilitanti chiare e fattibili per l’industria. Insieme all’Italia, i tedeschi sostengono la richiesta di una potenziale revisione del regolamento $\text{CO}_2$ per auto e furgoni (il divieto del 2035), mirando a salvaguardare il proprio vasto settore automobilistico.
La Francia, infine, ha aderito al gruppo di Paesi che hanno richiesto il rinvio della decisione, puntando a un riconoscimento e valorizzazione piena, da parte della politica climatica europea, del il ruolo dell’energia nucleare come fonte a basse emissioni di carbonio nel mix energetico della transizione.

