Legambiente lancia l’allarme sulla revisione del divieto di vendita delle auto a combustione

La crisi del mercato automobilistico dipende dall’aumento del prezzo medio delle auto e non dalla diffusione di quelle alimentate elettricamente

In Europa, attualmente, si vendono quattro milioni di auto in meno rispetto al 2019: stando ai dati di Transport and Environment (T&E) tra il 2018 ed il 2024, inoltre, il prezzo medio delle auto è aumentato del 40%, passando da 22.000 a 30.700 euro, riducendo così il volume delle vendite. Legambiente contesta l’affermazione che il blocco della produzione di auto inquinanti possa rappresentare la causa di una crisi del mercato automobilistico che, dati alla mano, è già pienamente in atto e che la revisione della decisione europea in tal senso, che sposta ancora più in là la data limite del blocco della produzione di auto alimentate a diesel e benzina, è controproducente e non aiuta il mercato automobilistico.

“La proposta di revisione del divieto di vendita delle auto a combustione a partire dal 2035 avanzata oggi dalla Commissione Ue, con il sostegno di Italia e Germania – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è una scelta miope e perdente che rischia di portare una serie di conseguenze negative per la competitività futura del nostro comparto automobilistico facendo, al tempo stesso, un regalo al principale competitore cinese. Inoltre, si andrà a minare ulteriormente la leadership climatica europea proprio quando si celebra il decennale dell’Accordo di Parigi. Lanciamo, dunque, un appello al buon senso visto che ora la palla passerà al Parlamento e Consiglio europeo dove già Spagna, Francia ed i Paesi nordici hanno annunciato l’opposizione alla proposta della Commissione. Quello che è certo è che è ancora possibile mantenere la rotta sull’elettrico ed evitare così l’eutanasia dell’industria automobilistica europea, in nome di una neutralità tecnologica che non è la soluzione magica per affrontare la sua lunga cris”i.

Le auto elettriche sono già le più economiche da gestire e stanno rapidamente diventando anche le più economiche da acquistare. Dietro la scelta della neutralità tecnologica si nascondono opzioni molto più costose per gli automobilisti, perché le auto ibride plug-in costano in media 55.000 euro e per i conducenti di questi veicoli di terza mano costano 0,92 euro al litro in più rispetto ad un’auto a benzina, mentre i carburanti sintetici costerebbero dai 6 agli 8 euro al litro e i biocarburanti avanzati rimarrebbero costosi a causa della loro scarsa disponibilità. È per questo che a livello globale la corsa all’elettrificazione è inarrestabile. Lo dimostrano le vendite di veicoli elettrici in Cina e in mercati in rapida crescita come Thailandia e Vietnam in forte espansione, superando quelle dell’Europa dove comunque, nel terzo trimestre di quest’anno, le vendite di auto elettriche hanno registrato un nuovo record raggiungendo una quota di mercato del 17,4%, mentre l’Italia resta bloccata al 5,2%.

“Questo è il momento di mantenere la rotta dell’elettrico. Tutte queste discussioni sugli ibridi, sui biocarburanti, sugli e-fuel e sui veicoli a combustione “efficienti” – dichiara Mauro Albrizio, responsabile ufficio europeo di Legambiente – sono distrazioni che non daranno all’Europa il tempo e lo spazio per competere con la Cina. Solo se si confermano gli attuali obiettivi al 2035 l’industria automobilistica europea può avere una reale possibilità di competere a livello globale e di trasformarsi in un player competitivo nel settore dei veicoli elettrici. Indebolendoli e consentendo alle case automobilistiche di aggrapparsi alla tecnologia dei motori a combustione del passato, l’industria automobilistica europea rimarrà permanentemente indietro. Rallentare l’elettrificazione non aiuterà. Peggiorerà la situazione, compromettendo le centinaia di miliardi di investimenti già impegnati nella filiera elettrica. Una decisione che l’Europa non può permettersi, pena l’eutanasia della sua industria automobilistica”.