La scommessa è quella di dimostrare come anche l’industria culturale possa trarre beneficio dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale senza sostituire il ruolo degli autori e ampliandone le possibilità creative

L’intelligenza artificiale continua a entrare nell’industria dell’intrattenimento, ma non sempre con l’obiettivo di sostituire gli autori. Con l’acquisizione di InterPositive, la startup fondata da Ben Affleck, Netflix prova a tracciare una strada diversa: sviluppare strumenti di AI pensati per supportare il lavoro dei filmmaker, lasciando però agli esseri umani il controllo delle decisioni creative. L’operazione, stimata tra i 600 e i 950 milioni di dollari. porta nella piattaforma l’intera squadra della società tecnologica e vede lo stesso Affleck assumere il ruolo di Senior Advisor. L’obiettivo è rafforzare lo sviluppo di strumenti basati su intelligenza artificiale progettati specificamente per la produzione audiovisiva.
InterPositive nasce nel 2022 per creare modelli di intelligenza artificiale costruiti per il linguaggio del cinema. Per rispondere ai limiti di molti dei primi strumenti generativi del settore che mostravano difficoltà nell’applicazione alla produzione cinematografica reale. Da qui la scelta di sviluppare dataset registrati su set controllati che tendono a riprodurre le condizioni di una vera produzione. Da questo sforzo nasce un nuovo modello progettato per comprendere elementi tecnici del filmmaking: composizione dell’inquadratura, gestione della luce, continuità visiva tra le scene. Tra gli utilizzi previsti ci sono interventi tipici della post-produzione e della lavorazione sul set, come la ricostruzione di inquadrature mancanti, la sostituzione di sfondi o la correzione dell’illuminazione.
Il punto più interessante del progetto riguarda però la filosofia che lo guida. Nel dibattito sull’intelligenza artificiale applicata alle arti, uno dei nodi principali riguarda il rischio che gli algoritmi finiscano per sostituire la componente creativa dell’atto artistico. Il modello sviluppato da InterPositive prova a rispondere proprio a questa criticità: l’AI interviene sugli aspetti tecnici della produzione, mentre la narrazione e le scelte artistiche restano prerogative dei filmmaker. Immaginare l’atmosfera luminosa di una scena per comunicare un messaggio è un atto creativo. Regolare con precisione l’intensità della luce o correggere la coerenza visiva tra le riprese è invece un problema tecnico. È su questo secondo livello che l’intelligenza artificiale può diventare uno strumento essenziale.
Per Netflix l’integrazione del team InterPositive rappresenta un investimento nella cosiddetta “creator-driven innovation”: sviluppare tecnologie pensate direttamente per chi realizza contenuti. Da oltre vent’anni la piattaforma costruisce il proprio modello combinando tecnologia e produzione creativa. Con questa operazione punta a rafforzare ulteriormente la qualità delle proprie produzioni attraverso strumenti digitali progettati per il lavoro quotidiano di registi, sceneggiatori e professionisti del set. La scommessa di Ben Affleck e di Netflix è grande: dimostrare come anche l’industria culturale possa trarre beneficio dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale senza però ridurre o addirittura sostituire il ruolo degli autori ma anzi ampliandone le possibilità creative.

