Progetto Policoro in Umbria pronto a creare un asset competitivo incentrato su startup ed etica

Contenuto esclusivo StartupNewsItalia. Unire etica e tecnologia nell’ottica di creare startup ad alto impatto sociale e di comunità nell’incontro tra Progetto Policoro e il mondo delle startup

Nel dibattito sulle nuove tecnologie e le prospettive future del loro impiego, sempre più spazio viene dedicato a una nuova dimensione: quella dell’umano. Non parliamo solamente del livello legislativo che tende sempre più a individuare nel decisore umano, ad esempio nell’utilizzo dell’AI, il termine ultimo di un percorso di validazione. La narrazione si snoda su percorsi più profondi e perimetri più ampi: il centro dell’indagine, filosofica prima ancora che tecnica, tenta di scoprire come la tecnologia cambi non solo la vita delle persone, ma il loro stesso modo di essere, di pensare, di fare comunità.

Ecco allora che la semplice visione di una tecnologia avanzata al servizio delle necessità pratiche degli uomini viene ad assumere un ruolo marginale e riduttivo, se non c’è alla base un nuovo umanesimo che si interroga sulle opportunità, sui rischi e soprattutto sulla necessaria evoluzione che le tecnologie hanno apportato e apporteranno alla nostra società. Si tratta di una nuova dimensione etica, che deve andare a informare i processi di creazione delle tecnologie in ottica umanistica per poi declinarne i risultati in crescita innanzitutto valoriale della collettività. Fare impresa, e fare impresa innovativa, significa, oggi, fare etica.

Non è dunque un caso l’incontro tra il Progetto Policoro, l’iniziativa della CEI incentrata sulla formazione e l’imprenditorialità giovanile e il mondo innovativo delle startup, un confronto che si è svolto nella cornice di Casa Sant’Alò, a Terni, lo scorso mese di ottobre, dove Animatori di Comunità e rete della filiera si sono confrontati su innovazione, impresa sociale, lavoro dignitoso e impatto sul territorio.

Si tratta di un’alleanza operativa che pone i giovani al centro con strumenti e visione concreti: accompagnare idee di impresa verso modelli sostenibili, inclusivi e capaci di generare valore condiviso. Scoprire, appunto, una dimensione etica e umana del fare impresa innovativa sempre più necessaria, che trova un correlato oggettivo nei riferimenti dell’economia civile e della Dottrina Sociale della Chiesa, quali il Bene comune, con l’impresa chiamata a produrre valore non solo per i soci ma per il territorio, la Dignità del lavoro nella centralità della persona, la qualità dell’occupazione e le prospettive di crescita, soprattutto per i più giovani, la Sussidiarietà, con la rete che abilita dal basso iniziative che le istituzioni sostengono creando ambienti favorevoli allo sviluppo e, infine, la Solidarietà rappresentata dalla cooperazione tra attori per condividere rischi e risorse, garantendo continuità anche nelle fasi di incertezza.

“L’incontro di Terni è stato incentrato sulla complementarità – ha evidenziato l’Animatore di Comunità Valerio Nevi, coordinatore del Progetto Policoro di Terni – L’orientamento, la formazione e la rete territoriale di Policoro hanno trovato elementi di convergenza con le competenze d’incubazione, validazione e accesso a strumenti tecnici per l’avvio di startup in un confronto apprezzato per rigore e disponibilità, che ha reso più leggibile il percorso amministrativo–finanziario e più rapida la transizione dall’idea al prototipo sostenibile, con un punto di partenza condiviso e fondante come quello della partecipazione dei giovani che devono essere coinvolti nelle decisioni che li riguardano, dal design dei percorsi formativi al governo dei progetti”.

“Da questa unione, acquistano un nuovo senso elementi propri della nascita e dello sviluppo delle startup quali un bilancio delle competenze e mentorship che trasformi l’idea in proposta di valore, l’idea di business model, analisi di mercato e supporto sugli adempimenti che testino la sostenibilità dei progetti e una mappa delle agevolazioni e accompagnamento ai bandi per accelerare i tempi di ingresso sul mercato in grado di proporre un percorso capace di ridurre l’asimmetria informativa dei giovani founder e aumentare le probabilità di esecuzione”, ha affermato Carlo Ottone, esperto in creazione e gestione di startup.

La prospettiva è quella di creare un asset competitivo per l’Umbria, perché se Terni è stata il luogo di un confronto di ampio perimetro grazie alla presenza di Confcooperative, Libera, Coldiretti, ACLI e CISL, l’orizzonte resta regionale: rendere scalabili le buone pratiche, moltiplicare le occasioni di protagonismo giovanile, integrare l’energia dei giovani con la capacità di execution di incubatori e corpi intermedi, connettere filiere produttive e cooperazione sociale, creare ponti tra mentoring e capitale paziente sono tutti aspetti potenziabili grazie al fare rete in una combinazione tra accompagnamento, servizi e visione di impatto radicata nelle comunità, capace di misurare i risultati anche in termini di coesione sociale.

In definitiva, una “piattaforma” di interlocutori che, ciascuno per competenza, possono intervenire nei passaggi critici della creazione e dell’avvio di giovani imprese innovative che abbiano valore sociale. Un nuovo incontro tra servizi e partnership su un terreno di principi condivisi, quando l’innovazione non rimane solamente una promessa, ma diventa impegno civico ed etico.