La seconda metà dell’anno sarà osservata con attenzione, per capire se la ripresa del venture capital in Africa riuscirà ad allargarsi oltre i grandi round, raggiungendo le startup in fase iniziale che restano fondamentali per sostenere l’innovazione e la crescita dell’ecosistema nel lungo periodo
Il venture capital in Africa tiene. Nel primo semestre del 2026, le startup del continente hanno raccolto tra 1,3 e 1,5 miliardi di dollari, un dato sostanzialmente in linea con lo stesso periodo del 2025, ma la stabilità dei numeri aggregati è solo la superficie di un ecosistema in piena fase di maturazione, con possibilità di crescita, ma anche con rischi importanti che possono comprometterne lo sviluppo in alcuni Paesi.
Il dato che balza agli occhi, nei report di settore, è infatti il crollo del numero di operazioni: se nello stesso periodo del 2025 si contavano 252 round di finanziamento, nel 2026 il numero è sceso a 146 e solamente 190 startup hanno superato la soglia dei 100.000 dollari, il numero più basso da quando Africa: The Big Deal ha iniziato a tracciare il mercato, nel 2021. Gli investitori sono sempre più selettivi, insomma, e danno il via libera a grandi finanziamenti unicamente per poche aziende già affermate, con modelli di business rodati e flussi di cassa visibili, guarda alla redditività e all’efficienza operativa. È un trend ormai consolidato anche in contesti in cui l’ecosistema startup ruota su cifre estremamente più corpose e realtà maggiormente consolidate. In un sistema più giovane come quello africano, se in Europa (soprattutto) il calo di seed e pre-seed rappresenta un possibile problema futuro, questa stasi potrebbe essere addirittura determinante per l’evoluzione dell’intero ecosistema.
Il finanziamento alle fasi iniziali presenta numeri in caduta libera, perché se il numero di startup che hanno raccolto tra 100.000 e 1 milione di dollari è crollato del 44%, la quota di capitale destinata alle early-stage è scesa a soli 9 milioni di dollari. Il co-founder di Africa: The Big Deal, Max Cuvellier Giacomelli, ha definito il calo dei finanziamenti alle startup in fase iniziale come “la vera storia” di questo semestre, avvertendo che “il sotto-investimento nelle early-stage creerà un problema di pipeline a meno che non venga corretto rapidamente”. La preoccupazione è che senza un flusso costante di nuove società che superano la fase seed, il numero di startup pronte per i round di Serie A e B si ridurrà drasticamente nei prossimi anni, minando la crescita di lungo termine dell’ecosistema.

Per quanto riguarda la geografia dei finanziamenti, si conferma il predominio dei cosiddetti “Big Four”: Egitto, Nigeria, Kenya e Sudafrica, che insieme attirano il 58% di tutti i capitali, con un cambio delle gerarchie però, perché l’Egitto è il paese che ha attirato più capitali in assoluto, con 327 milioni di dollari (il 27% del totale continentale, la quota più alta mai registrata per il paese nordafricano), mentre la Nigeria mantiene la preminenza sul fronte dell’equity puro: 214 milioni di dollari, contro i 183 dell’Egitto, guidando la classifica continentale anche per numero di startup finanziate (almeno 40). Kenya e Sudafrica, invece, arretrano, il primo registrando il suo primo semestre più debole dal 2021 (126 milioni di dollari), mentre il secondo scende sotto quota 100 milioni (83 milioni), dopo aver guidato la classifica solo un anno fa.
Il vero boom è stato quello del mercato delle fusioni e acquisizioni, con 63 transazioni nel primo semestre, quasi il doppio rispetto alle 33 dello stesso periodo del 2025 e, tra le operazioni più rilevanti, l’acquisizione di Mono da parte di Flutterwave, e quella di Brass da parte di Paystack, mentre il nome che ha dominato la scena, è Spiro, la startup di mobilità elettrica che sviluppa motociclette elettriche e infrastrutture per il battery-swapping in sette paesi africani, capace di raccogliere 327 milioni di dollari in quattro round nel semestre. L’azienda, fondata nel 2022, ha ormai superato i 600 milioni di dollari di raccolta complessiva e rappresenta da sola un caso di studio sulla capacità africana di attrarre capitali a livello globale in settori ad alta intensità di capitale come la climate tech. Tra gli investitori figurano infatti Afreximbank, Nithio, Impact Fund Denmark e NewTrails Capital, fondo cinese di venture capital .
Il primo semestre del 2026 delinea quindi un ecosistema africano in una fase di consolidamento per quanto riguarda realtà affermate e investimenti mirati in venture capital, ma con un grande punto di domanda: si sta costruendo un mercato solido o si sta semplicemente assistendo alla selezione di pochi campioni, a discapito della futura generazione di innovatori? Il bilanciamento nei prossimi mesi tra la capacità di attrarre mega-round e la ripresa dei finanziamenti early-stage rappresenterà la risposta per il futuro.

