
Contenuto esclusivo StartupNewsItalia. La spesa prevista per l’AI nel 2026 supera i 650 miliardi di dollari, ma metà dei progetti di data center negli USA è a rischio rinvio o cancellazione
L’Intelligenza Artificiale rappresenta la quasi esclusività degli investimenti in Venture Capital, assorbendo oltre due terzidei finanziamenti totali, raddoppiando nel primo trimestre 2026 rispetto ai tre mesi precedenti fino alla cifra record di 242 miliardi destinati ad aziende AI sui 330,9 miliardi di dollari totali investiti in startup, secondo le stime di Crunchbase e KPMG.
Dominio confermato dai mega-round del settore, con cinque aziende USA hanno raccolto da sole 188,6 miliardi di dollari: dal round più grande della storia di 122 miliardi di OpenAI agli ulteriori 50 miliardi suddivisi tra i 30 raccolti da Anthropic e i 20 di xAI. Conseguenza: il Crunchbase Unicorn Board ha aggiunto 900 miliardi di dollari di valore in soli tre mesi, un balzo mai registrato prima. Ma l’estrema concentrazione di capitali in pochissime mani private non è l’unico problema. Mentre i capitali fluiscono infatti nel software, la realtà fisica della costruzione dei data center sta subendo un brusco rallentamento. Un’analisi di Bloomberg Intelligence evidenzia un paradosso: la spesa prevista per l’AI nel 2026 supera i 650 miliardi di dollari, ma metà dei progetti di data center negli USA è a rischio rinvio o cancellazione.
Si tratta di un ritardo generalizzato che non riguarda più solo le GPU di fascia alta, ma la componentistica elettrica di base. Bloomberg sottolinea che i database previsti per il 2026 stanno slittando a causa della dipendenza dalla Cina per trasformatori elettrici, switchgear e sistemi di raffreddamento e batterie. Il tutto condito, e peggiorato, dalle tensioni geopolitiche che portano a continue restrizioni all’export, con tariffe doganali che allungano i tempi di consegna da mesi ad anni.
Si tratta di un mercato a due velocità: da una parte i capitali viaggiano a cifre e tempistiche da capogiro, dall’altra le infrastrutture rallentano, un doppio binario cui gli investitori reagiscono sempre più investendo sull’AI agentica, con il 54% delle organizzazioni che sta già implementando “agenti” capaci di operare autonomamente tra diversi reparti (Operations e Tech in testa) e incentivano parallelamente su semiconduttori e infrastrutture fisiche per cercare di evitare gli impatti devastanti che porterebbe una fernmata generalizzata dell’aggiornamento e della creazione di nuove infrastrutture. Uno scontro USA-Cina cui, sostanzialmente, l’Europa guarda da una posizione di maggior forza rispetto agli ultimi anni: per la prima volta, infatti, l’AI supera anche nel Vecchio Continente per la prima volta il 50% dei finanziamenti totali di 9,2 miliardi di dollari, seguendo il trend globale, ma le politiche economiche e soprattutto daziarie dell’UE potrebbero avere effetti diametralmente opposti a quelle USA per la geopolitica della supply chain.

