Lo studio di Banca d’Italia conferma che le performance ESG rappresentano un asset fondamentale per gli investitori non solo dal punto di vista morale, ma soprattutto di ritorno economico effettivo

Negli ultimi anni la sostenibilità non è più esclusivamente una scelta etica, ma si può considerare a pieno titolo nelle logiche del mercato: oggi essere “green” non significa solo rispettare l’ambiente, impegnarsi per un futuro migliore, ma anche pagare meno per finanziarsi. È quanto emerge dal recente studio della Banca d’Italia, “Indicatori ambientali e valutazione delle obbligazioni verdi” (Occasional Paper n. 1002, marzo 2026), che analizza il legame tra performance ambientali e costo del debito delle imprese considerando il mercato primario delle obbligazioni verdi tra il 2014 e il 2023.
Lo studio mostra in modo evidente che gli investitori pensano “verde” quando intraprendono decisioni, di fatto le aziende con migliori performance ESG sono ormai percepite come meno rischiose, risultano più in grado di resistere a scossoni di tipo normativo, ma soprattutto ottengono condizioni di finanziamento più favorevoli. La sostenibilità diviene ogni giorno di più un indicatore di solidità economica. In questo un ruolo cruciale sembra avere il cosiddetto greenium, ovvero un premio che riducendo il rendimento richiesto dagli investitori permette alle imprese “verdi” di pagare tassi più bassi. Altro aspetto importante è che il mercato accetta rendimenti inferiori in cambio di maggiore sostenibilità trasformando il beneficio che ne consegue da episodico a strutturale.
Dallo studio emerge inoltre come gli investitori premiano i progetti con impatti misurabili e indicatori chiari come la riduzione CO₂, l’efficienza energetica, ecc. oltre alla dovuta trasparenza nella rendicontazione. Il risultato di questo meccanismo è che il mercato percepisce le aziende green con meno incertezza, individuando rischi minori e offrendo perciò tassi più bassi. Tutto ciò non può non interessare l’intero ecosistema dell’innovazione. Alla luce di questi presupposti le startup green partono con un vantaggio competitivo finanziario e soprattutto gli investimenti in sostenibilità diventano strategia economica e non più un costo. Finalmente sembra avvenire un cambio di paradigma che pone la sostenibilità come asset e non come vincolo.
Il messaggio dello studio della Banca d’Italia è netto: oggi la valutazione del merito creditizio non può più prescindere dagli indicatori ambientali ed ecco che la transizione verde cambia abito e esce dal campo delle scelte etiche o al massimo reputazionali per diventare una leva concreta di compatibilità. Ridurre le emissioni, oggi, significa abbassare il costo del capitale, stiamo assistendo a un vero proprio cambio delle regole del gioco: in un contesto in cui capitale e sostenibilità convergono, la vera domanda non è più se investire nella transizione ecologica, ma quanto velocemente farlo.

